Fai da te, riparazioni e grande fratello…

Non so se a voi capitano mai quei periodi durante i quali si guastano, a distanza ravvicinata, diversi oggetti. A me sì. Non per questo, tradisco la mia coerenza: cioè rimango convinto sostenitore che la sfiga non esiste. Tuttavia non posso sottrarmi al problema che si pone in quel momento, ovvero: rinunciare a quell’oggetto, comprarne uno nuovo o farlo riparare. Ovviamente per le cose più semplici, cerco di capire se posso ripararle io, però devo essere certo di avere capito cosa fare oppure di avere l’attrezzatura necessaria. Certamente evito i cosiddetti “accrocchi”, che comunque, nel tempo – pur se geniali – si rivelano delle grandi porcherie.

Come quella volta che, per evitare di modificare la porta di accesso al balcone (ricorrendo all’artigiano specializzato in infissi ed al relativo costo) decisi di costruirmi una porta “virtuale”, per consentire al cagnolino di andare in balcone a fare la pipì. Il concetto era quello di mantenere l’accesso libero del cagnolino al balcone anche durante la stagione invernale, magari con la serranda abbassata fino a 50 cm, cioè quanto basta a lui per passare. La porta “virtuale” sarebbe stata posta all’esterno, come una seconda porta, con in basso, in corrispondenza del passaggio, una “tenda” di strisce di plastica, un po’ come quelle di certi negozi. Opportune staffe incernierate sull’esterno avrebbero garantito il funzionamento della porta anche per gli umani. Queste ultime non furono difficili da trovare, in uno dei classici centri commerciali del fai da te: non erano certo staffe per quello scopo specifico, ma fecero al mio caso. Il difficile fu identificare e poi trovare il materiale idoneo a costituire la porta vera e propria. Poi, un giorno, ebbi il colpo di genio: quei fogli spessi, di quella specie di lana utilizzata, ad esempio, per coibentare l’interno delle pareti in carton gesso, tagliati a misura ed infilati in idonei sacchi di plastica, per ottenere l’esatta dimensione della porta. Irrobustii, poi, la struttura, che sarebbe rimasta semi-flessibile, usando del nastro da pacchi e fissai il “pannello-porta”, che avevo ottenuto, alle staffe adattate al mestiere di cerniere; qualche foro nel muro ed il gioco fu fatto. Peccato che il risultato estetico fu contestato violentemente dalla moglie, come il famigerato ecomostro del lungo mare di Bari, e – soprattutto – che l’isolamento termico ottenuto fosse assolutamente insufficiente per il rigido inverno del nord! Non vi dico gli “spifferi”. Così,  l’anno successivo fu previsto l’intervento straordinario della ditta specializzate negli infissi, ma la spesa fu ben maggiore dei 50 € spesi al “fai da te”.

Vi ho raccontato questo aneddoto perché il filo conduttore della storia è il ricorso a professionisti ed esperti quando abbiamo la necessità di modificare o riparare qualche cosa. A quest’ultimo proposito dovete saper che recentemente mi si sono rotti in rapida sequenza: il manico della mitica valigia Delsey (bagaglio a mano per l’aereo), il mio inseparabile orologio Garmin per il fitness e la mia fedele compagna di viaggi e passeggiate col cane, cuffia bluetooth a soppressione del rumore della sconosciuta ditta berlinese Teufel. Tre marchi, lasciatemi dire per esperienza (passatemi la pubblicità gratuita), eccellenti.

In poche settimane ero praticamente un uomo finito, senza più alcuna ragione di vita. Prima di tutto non ero in grado di riparare nessuno dei tre guasti. Poi, non avevo la minima idea di dove poterli fare riparare, o meglio dovevo mettermi di santa pazienza su internet e capire come i tre fabbricanti approcciavano il problema. Ovviamente trovai il tempo e la voglia di farlo nel week end, quando i call center non rispondevano ed i negozi sono chiusi.

Il sito Teufel si rivelò immediatamente semplice e chiaro, indicando il numero verde “00800” da fare. Peccato che questi numeri spesso non siano raggiungibili da cellulare. Fu in quel momento che mi resi conto di non avere mai più ricomprato l’apparecchio cordless della linea fissa, il quale si era disintegrato cadendo, ormai da più di un anno. Ad ogni modo, attesi il lunedì e ne comprai uno nel negozio sotto casa, che ne aveva solo un modello: “Abbiamo solo questo modello per gli anziani, non possiamo competere con i centri commerciali…” Poco male, l’apparecchio è semplicissimo, ergonomico e si sente che è una meraviglia e la qual cosa mi fa sovvenire un dubbio: sono già un anziano? Ma… A quel punto chiamo e mi risponde da Berlino un operatore della casa madre, con tutta la conseguente competenza di chi sa che cosa tratta: in pochi minuti pianifica lui l’operazione di reso, tramite UPS (sul cui sito ho confermato orario e luogo del ritiro in cinque minuti), senza sborsare un euro e garantendomi la sostituzione del prodotto in garanzia. Mai più avrei immaginato ciò, dato che si trattava di un guasto meccanico, da me causato probabilmente in conseguenza di una pressione sulla borsa dove avevo riposto le cuffie. Sai le storie che mi avrebbero fatto altri marchi? Invece questi no: dei signori, che vi consiglio vivamente, a meno che non abbiate come termine sonoro di paragone le cuffie B&W, che costano più del doppio. Con le altre invece secondo me se la giochiamo, proprio in virtù del rapporto qualità prezzo. Conclusione della vicenda: nel pomeriggio le cuffie erano già a bordo del furgone UPS!

Carico come una molla, già in mattinata, dopo avere preparato il pacco per il ritiro, chiamo un negozio che fa assistenza Delsey e ripara valige, in zona San Salvario, il quartiere delle prostitute nigeriane, degli spacciatori, della movida notturna con alcol e musica a palla, nonché di tante botteghe artigiane, sempre più difficili da trovare. Bene, con la spesa di 25 € la mia valigia tornerà come nuova. Secondo problema risolto.

Sicché nel pomeriggio, dopo la consegna del suddetto pacco, era tempo di chiamare il numero verde della Garmin. E qui mi risponde già un classico professionista da call center, con una check list davanti al naso, il quale fa finta di non sentire o capire le mie spiegazioni: perché non è lui quello che fa la riparazione e quindi non gliene fotte un cazzo di sapere qual è il problema (in pratica non si ricaricava più). Mi adeguo, e dopo che per tre volte mi ripete che mi avrebbe inviato una e-mail con le istruzioni da seguire, mi rassegno all’odissea. Accedo alla posta, leggo e comincio. Prima di tutto devi scaricare la nuova applicazione Garmin sul PC. Bene, clicco l’iperlink e confermo. Il computer trita per un po’ e poi mi chiede di collegare l’orologio alla porta USB. L’applicazione inizia a massaggiare il mio dispositivo: ne riconosce il numero di serie, installa gli aggiornamenti e mostra le barrette della ricarica in corso. Mmmh… la procedura finisce, lo lascio lì un tre ore per completare la ricarica e poi lo scollego… miracolo, l’orologino era tornato vivo e vegeto! Quindi non era la batteria…

Morale della favola…

Per il primo episodio: come dicevano i miei colleghi bergamaschi di un tempo: “Fa l’tò de meste!” (e mi perdonino i madre lingua per la trascrizione. Già, ma poi cos’è che so fare… stendiamo un pietoso velo e limitiamoci a riconoscere la buona volontà. Va detto, comunque, che la soddisfazione di realizzare la mia porta, anche se ha ottenuto lo stesso successo dell’elicottero di Leonardo, è stata impagabile. Tutti, però, sappiamo chi è stato Leonardo, quindi traetene le logiche conseguenze.

Per il secondo: un azienda, probabilmente medio piccola, che fa prodotti di qualità e che comunque punta ancora al rapporto con il cliente e lo fa sentire assistito con competenza e cortesia. Una vera lezione. Voglio tornare a Berlino e andarli a trovare.

Per il terzo c’è poco da dire: artigianato e passione. Ancora una volta qualità umane al centro. Vi dico solo: incoraggiamo queste cose, facciamo riparare gli oggetti fin tanto che si può, per motivi economici – certo – ma soprattutto per il bene del pianeta e per lasciare la possibilità agli esseri umani di realizzarsi attraverso la gratificazione che dà la manualità di certi mestieri.

La morale dell’ultimo caso è, forse, la più controversa. Una volta digerito il fatto che devi seguire una procedura (efficace) indicata da un operatore (solerte), il problema è stato risolto, ma purtroppo c’è un ma… nessuno mi toglie dalla testa che l’orologino non avesse un guasto reale, ma che Garmin abbia messo in atto una sorta di censimento, reso coercitivo dal richiamo, dovuto ad un problema tecnico indotto dall’applicazione che lo gestisce tramite smartphone, allo scopo di anagrafare gli apparecchi in circolazione e raccogliere i profili degli utenti, per promozioni commerciali mirate ad essi (età, sesso, tipo di sport) e raccolta dei dati sanitari, non tanto per proposte assicurative personali (questo sarebbe inaccettabile), ma piuttosto per “cederli” a chi crea dei data base, basati su campioni di popolazione, da rivendere a chi deve creare proposte assicurative sanitarie. Probabilmente non è così, ma dati i tempi non ne ho certezza.

Conclusione: l’immagine di copertina si riferisce al romanzo “1984” che G. Orwell scrisse nel 1948. Probabilmente ci siamo arrivati, non in quel modo magari, ma in un modo più subdolo. Chissà, domani. Nonostante ciò, del romanzo rimane valido il monito che se ne trae, ovvero quello di mantenere sempre sveglie le coscienze.

6 pensieri su “Fai da te, riparazioni e grande fratello…

  1. Pur essendo privo di talento nelle attività manuali, anch’io cerco di trovare una soluzione fai-da-te ai piccoli/grandi inconvenienti domestici.
    L’ultimo della serie è stato lo sciacquone del WC, che perdeva acqua. Smontato e rimontato (per nulla facile) e problema risolto.
    Dopo 3 giorni il problema si è ripresentato, ed allora ho chiamato l’idraulico.
    Problema risolto.
    Se non fosse che nuovamente dopo 3 giorni si è ripresentato, ed ora non so davvero cosa fare…

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    1. Ecco, il secondo aspetto, dopo l’intervento del cosiddetto esperto apre un altro fronte di crisi… trovare la persona giusta. Io ho rischiato di dover sostituire un frigo da 1500€ che mi era stato diagnosticato guasto. In realtà ho poi scoperto che non era lui ad aver fatto scattare il salvavita, ma il salvavita che scattava per conto suo mandando in blocco il frigo, che al ripristino della corrente non si riaccendeva. Bastava attendere e lui si riavviava dopo circa mezz’ora. Questo non è normale, credo, ma il frigo funziona e il salvavita, sostituito, non è più scattato.

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  2. Io sono avvantaggiato perché sono totalmente incapace di aggiustare qualsiasi cosa, almeno mi risparmio i tentativi fai-da-te. E’ rimasta famosa in casa mia una telefonata fatta a suo tempo ad un amico idraulico per chiedere lumi sul malfunzionamento della cassetta geberit. Dopo qualche tentativo di spiegazioni, spazientito, mi chiese “ma Alessandra è a casa?” “Sì” “e allora, che mi fai perdere tempo, passamela su!”

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  3. I tuoi sospetti sul presunto guasto dell’orologio non sono poi così infondati e comunque non dimentichiamo che sempre più spesso le apparecchiature elettroniche sono “programmate” per guastarsi irreparabilmente dopo la scadenza della garanzia. E sennò come si farebbe a vendere un modello nuovo ogni anno?
    Per quanto riguarda il “fai da te” io apprezzo molto chi sa fare davvero, ma se si sa di non essere capaci è meglio affidarsi subito a un professionista invece di sommare danni a guasti.
    A tal proposito avevi letto questo mio racconto? Tutto vero, ho solo romanzato un po’. Ciaoooo
    https://thequeenofmira.blogspot.com/2012/12/chiama-lidraulico.html

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