Il telefono è morto

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Quando mia nonna fece installare il telefono, non disse nulla a mio nonno e glielo fece trovare direttamente in casa: lui lo prese e lo gettò fuori dalla finestra. La storia del telefono ha dovuto subire anche questo, oltre al ben più noto scippo del brevetto, da parte dell’americano Bell ai danni dell’italiano Meucci.

Il telefono non nasce telefono, nasce come desiderio umano di annullare la separazione fisica per accorciare le distanze: molto di più di un mezzo di comunicazione e, men che meno, una moda. Fondamentalmente, possiamo dire che lui – il telefono – è rimasto sempre lui, periodicamente reinventato, sempre fedele accompagnatore dell’evoluzione del nostro quotidiano modo di vivere.

Diverse sono state le forme di comunicazione a distanza, utilizzate dall’uomo sin dall’antichità: dai segnali luminosi e di fumo fino al telegrafo, passando perfino dai piccioni viaggiatori, che non ho mai capito come funzionassero. Cioè, intendo dire, almeno l’e-mail ti avvisa che il messaggio non è stato  recapitato, il piccione no. Il telefono è diverso: ha l’immediatezza del parlarsi come se si fosse uno di fronte all’altro. Questa qualità, in fondo te la dava anche il piccione, se non sbagliava destinatario, recapitando le tue frasi lascive – scritte per l’amante – alla petulante fidanzata in trepidante attesa di essere sposata.

Oggi siamo alla teleconferenza, che ci da la possibilità di parlarci in gruppo, guardandoci in faccia. Il prossimo passo, c’è da scommetterci, sarà il teletrasporto: una roba tipo che la promessa sposa vi sgama e, alla vostra risposta (con o senza scatto) si teletrasporterà nella camera d’albergo di secondo ordine, dove state avendo una “teleperesence” con la stessa amante di cui sopra, abbozzando un: “Amore, non è come sembra, mi ha chiamato lei…” Negando – come da manuale del perfetto fedifrago – l’evidenza. Ah, spiegatemi, poi, l’effetto che vi ha fatto il “teleschiaffone” che avrete ricevuto dalla (ormai ex) fidanzata.

La comunicazione via internet, pareva soppiantarlo e lui, dopo essere stato ancora una volta reinventato da un certo Steve Jobs, tanto geniale quanto antipatico, di internet si è appropriato e l’ha fagocitato, insidiando il primato dei computer e della televisione, alla quale oggi non di rado è lui a dire cosa trasmettere, costringendo anche questi mezzi a cambiare, abbattendo i confini fra i tre oggetti.

E quindi tutti a testa bassa, come i preti di un tempo che fu, col breviario fra le mani. Ma indietro non si torna: continueremo a girare con questo oggetto appiccicato da qualche parte – magari sotto pelle – e con lui a portarci affetti personali, effetti burocratici e finanziari, progetti e studi, informazione e libri, foto e musica. Uno  scrigno portatile del quale – sempre di più – non potremo fare a meno, che forse non è nemmeno più un telefono. Si, infatti il telefono è morto, ma a lui è sopravvissuto e non morirà mai, lo spirito incarnato sin dalla sua invenzione, interprete di quei bisogni umani, che sono da sempre il comunicare e lo scambiarsi informazioni, sia per affetto, amicizia, pettegolezzi o affari.

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4 pensieri su “Il telefono è morto

  1. Ora il telefono si può dire che fa di tutto e farà anche da mangiare. Il fatto poi che possiamo usarlo anche x fare una telefonata passa in secondo piano. Rimpiango il telefono con i gettoni ed il mitico” click” ogni volta che ne andava giù uno! Sul più bello la comunicazione s’interrompeva..

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