Bikers

Motocicletta per me è sinonimo di vacanza. Perciò, anni, estati, passati on the road, con in testa il mito di affrontare un giorno la mitica sixty-six (mai dire mai, diceva James Bond), mi hanno fatto individuare svariate tipologie di motociclisti: da quelli incontrati negli autogrill di mezza europa, lungo le statali e le provinciali dove c’è una trattoria, a quelli scovati in una spiaggetta nascosta ed incontaminata con l’acqua cristallina, fino a quelli raggiunti in cima ad una montagna, dove da uno spiazzo si gode un panorama mozzafiato mentre da una fontana sgorga dell’acqua ghiacciata da bere. I motociclisti della strada sono diversi da coloro cha hanno guidato solo l’auto e sono diversi da quelli sportivi delle piste. Per questi ultimi la moto è uno sport, la ricerca di un limite e dell’adrenalina. Per gli automobilisti la moto è pericolosa e, soprattutto, una grande scomodità.

Ma… montiamo in sella: il primo che incontriamo è quello della sportiva giapponese – lo smanettone – il più pericoloso, per se e per gli altri; viaggia da solo e se proprio deve, mette una ragazzina jeans vita bassa e sedere mezzo di fuori (meglio se col perizoma in vista) sul codino della moto. Che Dio li protegga. Il Ducatista è il suo antagonista, con in un più la convinzione di cavalcare un mito dal design unico, che sublima il suo narcisismo. Si distingue e generalmente non è fidanzato.

Lo Scooterista tipo Honda Burgmann è fondamentalmente un automobilista con qualcosa dello smanettone, date le prestazioni esagerate della loro meccanica. Si veste da fighetto con tutta la linea Tucano, inclusa la copertina sulle gambe e i guantoni riscaldati che inglobano le manopole di freno ed acceleratore. Nei punti di sosta viene emarginato dagli altri motociclisti, del resto è lui il primo a prenderne le distanze. Lo Scooterista della Vespa e, – ancor peggio – quello della Lambretta, invece è un romantico, amante del passato che ha guardato più volte il film Quadrophenia (nel qual caso è anche un po’ sfigato… scherzo); questa tipologia ci ricorda come eravamo negli anni ‘50 e ‘60, quando non potevamo permetterci altro e con la Lambretta andavamo al mare con la fidanzata in gonna e foulard, seduta sul sellino dietro, ma di lato: altro che Moods.

C’è una parentela, in fondo, tra gli scooteristi e i guzzisti (come me), per la linea retrò dei loro mezzi. A tal proposito, pochi sanno, che l’Ing. Giacosa propose senza successo il mitico bicilindrico di Mandello, per la nascente 500, prima che il propulsore diventasse il cuore pulsante dell’Aquila. Motoguzzi, prima del boom Fiat, è stata artefice della mobilità del primo dopoguerra, motorizzando i medici condotti, che dovevano affrontare le campagne fangose di Peppone e Don Camillo, e i motocicli con tre ruote, per trasportare le merci e lavorare la terra della bassa padana. Del resto lo spirito contadino e proletario è evidente nei raduni Motoguzzi, che sembrano delle feste dell’Unità, sempre con l’odore delle braciole nell’aria. Biker minimalisti con moto personalizzate e chiodo ricoperto di toppe misogene e inneggianti alla birra. Il suo contraltare è l’Harleista: capace di arrivare con la moto sul carrello fino all’ultima curva, per montare in sella e fare il suo ingresso trionfale, percorrendo solo l’ultimo chilometro; indossa un impeccabile abbigliamento da bikers, rigorosamente firmato Harley e trasporta una tipa figa, che forse gli hanno venduto con la moto, inguainata in un succinto corpetto di pelle che rigonfia le tette. Possono anche arrivare in gruppo, annunciati dal sordo borbottio del loro bicilindrico, che sta a quello della Guzzi come la voce di Boccelli sta a quella di Vasco.

Il motociclista BMW è generalmente uno cazzuto, dal portafoglio gonfio, che macina chilometri, grazie ad una moto che gli da comfort, sicurezza e prestazioni superiori. Non si può competere e lui lo sa (e lo fa pesare). Dio quanto se la tira. Fa coppia col motociclista da endurona stradale, che racconta di aver percorso strade peggio della (fu) Parigi-Dakar. Al contrario dei biker che devono avere le cromature sempre tirate a lucido, si presenta con la moto lercia di terra da fare schifo, poi magari la terra ce l’ha messa lui a mano.

Infine c’è quello che guida le granturismo generaliste, macinatore di strada ed amico di tutti. Li guarda e sorride considerandoli delle “macchiette” della strada. In comune con quelli delle enduro stradali e delle Motoguzzi ha la prerogativa di caricare la moto all’inverosimile, tanto che la tipa può addormentarsi la dietro, ché i bagagli la tengono su lo stesso.

I motociclisti quando si incrociano si lampeggiano per salutarsi, ma i biker si fanno anche un cenno con la mano sinistra. Non ci si saluta tra motociclilsti e scooteristi. BMW e Harley salutano con fatica, invece gli smanettoni salutano sempre e con simpatia noi guzzisti, perché quando li vediamo arrivare dallo specchietto, che sono ancora un puntino lontano o sentiamo il sibilo del quattro cilindri, ci spostiamo subito senza problemi, per farli passare e loro rallentano un attimo mentre ci affiancano, abbassano la gambetta destra in segno di saluto, poi aprono la manetta e spariscono. Ci rispettano anche perché sanno che abbiamo un età.

Già, ma cosa accomuna tutti questi generi? Io credo il rapporto di reciproca simbiosi, ancestrale (analogo a quello che legava l’uomo al cavallo) con la moto. Magari quello che ho detto è una minchiata, ma a me piace pensare che sia così. Come lo stereotipo dell’immagine di copertina, che scambierete per sessismo ed invece è mito e fantasia, un gioco per un easy rider ormonale cui può partecipare con piacere anche la femmina. Provare per credere, presentatevi così la prossima volta che il ganzo passa a prendervi con la moto.

Un altra cosa, se non si è dei solitari, è avere il socio giusto, quello che in sella ha il tuo stesso ritmo. Io ho avuto il fido centauro-sardo (che – nonostante l’assonanza del neologismo – non è un preistorico animale del Mesozoico), il quale ancora scorribanda libero e selvaggio sull’isola paleozoica, tra nuraghe e “zilleris” (osterie) di infima categoria. Con lui ho condiviso tante uscite in giro per l’arco alpino, ma ci siamo anche fatti delle belle escursioni in Sardegna.

Nonostante da quattro anni le mie uscite siano praticamente azzerate, la parola fine a tutto questo non l’ho ancora messa, in coerenza con lo spirito di Papillon; perché il sogno di un viaggio in moto, lo studio del tragitto, l’organizzazione dei bagagli, sono la cosa che mi appassiona di più della preparazione alla partenza. Il rapporto col paesaggio, i luoghi che attraverso, gli odori e gli incontri che li caratterizzano, sono l’emozione che sento e che poi porto a casa con me e che, complice l’aria sul viso, mi danno il senso della libertà e mi fanno sentire vivo.

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13 pensieri su “Bikers

  1. A metà anni ’90 sono stata fidanzata per un anno con un motociclista che era una mina vagante ogni volta che saliva in moto, ma io non lo sapevo. Guidava una Suzuki 750 nera e viola, bellissima e costosissima. Benché convito di essere un fenomeno come pilota, era la negazione totale, pericoloso come un tir impazzito senza autista. Mi portava in giro sul sellino posteriore, aggrappata come una cocorita sul trespolo. Nei rettilinei arrivava a 250/h e io sentivo il casco strapparmi via la testa, nelle curve (fortunatamente) aveva paura e le prendeva più adagio. Ma più di una volta abbiamo rischiato la pelle per i sorpassi disperati che faceva. Credo di dover ringraziare il cielo se sono ancora viva dopo quell’esperienza.

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  2. Mi hai fatto ridere e sognare. Quanti anni sono passati dall’ultimo gran viaggio in moto? (Rigorosamente granturismo!!!) L’età della mia prima figlia. Troppi. Però ho ancora in garage la vecchia Suzuki, cedutami da mio marito, perché sostituita dalle più “sprintose”. Chissà, forse … tornare a guidare non mi dispiacerebbe per niente. La passione si assopisce, ma difficilmente si spegne. Grazie per la condivisione e buona giornata.

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