Sub Web Investigation

Risultati immagini per cyber investigations

SCENA PRIMA

Erano trascorsi alcuni anni da quel fatto di cronaca noto come il caso de “Il fabbricatore di sogni”; a partire da allora Angelo Malpena era divenuto un giornalista di successo, spesso ospite dei talk show, esperto di fatti misteriosi del paranormale, legati al mondo della rete. Infatti, c’era anche lui nella platea riunitasi per assistere alla conferenza-spettacolo del Professor Vasile Ionescu, originario della Romania, tenutasi per dimostrare l’esistenza del Sub Web. Al momento del black out, nell’auditorium si scatenò il panico e per alcuni secondi si paralizzarono tutti gli enti e gli istituti di quell’area geografica. Per fortuna, in quella specie di malaware, qualcosa non aveva funzionato ed il programma, in esecuzione in sub-ground, si era fermato, liberando la rete da quel pericoloso blocco. Nella mente del giornalista, tale fatto aveva messo in fila – a quello appena accaduto – altri eventi da lui trattati in passato: il caso de “L’uomo che credeva di esistere” e quello noto con il titolo di “Inghiottito dal sub web“. Un particolarissimo caso di omicidio-suicidio il primo ed una conferenza tra la vittima ed i suoi avatar-cloni, il secondo.

Quando tornò la corrente, il giornalista cercò con lo sguardo il professore, sperando nell’ennesima intervista esclusiva, ma rimase bloccato tra la folla, mentre l’entourage cercava di portare il protagonista al sicuro. “Professor Ionescu!” Fu l’ingenuo e vano grido uscito dalla sua bocca, mentre un cordone di sicurezza evitava che la pressione della folla arrivasse al palco. In quel trambusto il nostro finì faccia a faccia con una ragazza di un avvenenza imbarazzante. “Dottor Malpena mi segua, la prego.” Dissero due labbra carnose al suo indirizzo. “Aneta Popescu, sono la segretaria del Professore, il quale avrebbe piacere di fissare un appuntamento con lei la settimana prossima.” “Piacere Aneta, Angelo…” Lei sorrise e gli mise in mano un biglietto con il promemoria di giorno, ora e indirizzo. “Aspetti…” Ma la ragazza si dileguò con un “Ci vediamo!” Lasciando in Angelo la frustrazione per quel senso di impotenza che lo coglieva nelle situazioni che non riusciva a dominare.

SCENA SECONDA

“Insomma, i nostri comuni interessi, pur se da prospettive diverse,  ci hanno fatto cercare vicendevolmente…” “Era scritto nel destino, professore…” “Ho letto il suo curriculum: lei ha una grande esperienza, noi siamo un team tecnicamente molto preparato… con i nostri strumenti e con il suo intuito possiamo accelerare la ricerca della verità.” “Io in realtà sono interessato a capire l’impatto sull’ordine sociale, dovuto all’ampliamento dei confini della società, che non sarà più quella che conoscevamo.” “Già, è proprio questa capacità di analisi che può consentire, a mio avviso, di ipotizzare – per deduzione logica – ciò che non abbiamo ancora scoperto. Stiamo subendo molte pressioni: dalla politica, dalla chiesa, perfino dal mondo economico… C’è chi vorrebbe dare la caccia agli avatar delinquenti, presupponendo anche per loro una divisione tra buoni e cattivi… Ma questo porrebbe la questione etica e morale, per la quale si impone la domanda se gli avatar siano incolpabili e condannabili. E se sì: come dovrebbero essere puniti?”

La conversazione si arrestò per un attimo nel momento in cui la segretaria aprì la porta dell’ufficio dove i due stavano discorrendo. “E’ arrivato.” “Grazie Aneta.” Rispose gentilmente il professore, mentre Angelo seguiva incantato il sinuoso dileguarsi di quei fianchi attraverso la porta, che veniva richiusa dall’individuo appena entrato. Il nuovo arrivato e il professore sorrisero per la distrazione del loro ospite. “Intanto le presento il programmatore brasiliano che sta lavorando con me a questo progetto: si chiama Rogerio Paulo Arantes Da Silva, detto Bitinho (pron. bicigno, da “bit” unità elementare informatica).” “Buongiorno.” Disse Angelo tendendo la mano. “Bomdia. Tudo bem?” “Bene grazie.” Il giornalista pensava fosse finita, invece il brasiliano, mentre ancora scuoteva vigorosamente la mano, aggiunse di rimando: “Beleza, beleza pura!” A quel punto, sorridendo per l’imbarazzo di Angelo, il professore qualificò il nuovo arrivato, ponendo fine ai convenevoli: “È lui che ha finalizzato le mie teorie.”

SCENA TERZA

I tre iniziarono quindi a confrontarsi fra loro per condividere le reciproche conoscenze e stabilire gli obiettivi. “Queste diversificazioni delle individualità sembrerebbero scardinare la teoria che l’entità governi tutti gli avatar.” Disse Angelo, incontrando lo sguardo di Bitinho che gli rispose: ”Forse non è un entità, ma semplicemente un software auto-generato che produce individualità.” “Questo non esclude, che nell’evoluzione darwiniana del fenomeno, l’entità possa in realtà cercare di controllare direttamente tutte le individualità, per finalizzarne il comportamento verso un unico scopo; magari di prevaricazione sul mondo reale, riproducendo in pratica la struttura sociale delle formiche.” Si accodò il professore.

“Entrando ho sentito che parlavate di arrestare gli avatar… Vi siete chiesti come si fa ad arrestare dei bit? Poi, ammesso e non concesso: come li identifichiamo?” “Vero, ma è comunque facile immaginare che l’avatar del black out ci riproverà, non crede?” Chiese Angelo, dopo avere ascoltato il brasiliano e rivolgendo lo sguardo al professore. “Sì è probabile…” “Io credo che sia nostro compito proteggere la società e i suoi individui e per farlo dobbiamo trovare il modo di essere noi a trovare loro.” Concluse Angelo, che così comunicò ai suoi nuovi collaboratori le proprie intenzioni, ma la risposta di Bitinho fu  perentoria: “Non è possibile entrare in quel mondo virtuale, perché non si tratta di un mondo materiale parallelo; è un ambiente costituito da codici macchina.” “Sì, immaginavo che mi avresti detto questo… scusa ti do del tu… perciò ti chiederò una cosa diversa, che ho pensato questa notte.” “Sono tutt’orecchi… ma non fare come il professore, che da me vuole sempre i miracoli!” “Be’ non so se sia possibile, sarai tu a dirmelo, ma solo dopo averci provato…” “Ragazzi smettete di tenermi sulle spine!” Sbottò impaziente il professore. “Io devo entrare in contatto con uno dei miei avatar e fare condurre a lui le indagini, dall’interno del Sub Web.” Concluse il giornalista.

Il professore annuì: “L’idea mi piace… però mi chiedo se gli avatar risiedano in un unico mondo oppure se ognuno di loro sia in un mondo diverso… quindi in quale dovresti entrare?” Bitinho ebbe subito la risposta: “In realtà  il problema non sussiste, in quanto si tratta di software, di emulazioni autonome, di cloni virtuali: delle sorte di tamagoci, che però si auto alimentano attingendo alle informazioni messe a disposizione della rete. Quindi, ognuno vede un proprio mondo attorno a se, ma fisicamente i software girano nel medesimo spazio della rete. Il Sub Web, appunto.” A quel punto, Angelo sfoggiò l’intuito da investigatore che lo aveva reso celebre: “I vari cloni-avatar possono quindi entrare in contatto tra loro, perché risiedono fisicamente nel medesimo spazio hardware  e software e questo ci spiega come è potuta avvenire la conferenza tra avatar cloni.”

SCENA QUARTA

Il Professor Ionescu, è un antropologo della rete, sebbene la definizione sia riduttiva, perché in realtà egli cerca di studiare anche la psicologia ed il comportamento della rete, considerata come entità o insieme di individualità.” Questo era l’incipit dell’editoriale sul professore, da pubblicare sul giornale della domenica, per il quotidiano per il quale scriveva attualmente. Come spesso si fa nelle riunioni, lo stava scrivendo mentre ascoltava con interesse le analisi esposte dall’accademico: “Questa virtualità, che li rende impalpabili, appare alla loro sensibilità una condanna all’emarginazione, che scatena la ricerca della propria affermazione nel reale. Come analogamente accade per ogni individuo nella vita reale, il quale trascorre la vita alla ricerca dell’affermazione di se nella società. Io voglio capirne di più, per questo ho formato questo gruppo di ricerca. Ad oggi il punto è che siamo in grado di farci contattare, ma non di chiamare direttamente gli avatar… Bitinho, spiegaglieli tu i dettagli tecnici, per cortesia.” “La porta di accesso al Sub Web è l’arcaico sistema operativo Windows DOS: un certo comando stabilisce un tunnel tra il Sub Web ed un solo computer. Questo comando viene usato dai cloni per contattare un determinato computer, con lo scopo di contattarne l’amministratore o di farne un nodo ponte – agendo come una vpn – per accedere al Clear Web, camuffato da persona reale; al contrario noi non abbiamo un indirizzo determinato da contattare e, per ora, ci possiamo limitare solo ad aprire la porta di casa, che in pratica è quanto accaduto alla conferenza.” “Quindi lei non era sicuro di essere contattato, professore?” “Tecnicamente è così, ma per quel poco che ho capito della psicologia della rete ed in particolare di quella entità (probabilmente un mio alter ego) ambiziosa e bramosa di protagonismo, sapevo che non sarebbe mancata all’appuntamento.” “Mmh, interessante…” “Quello che non immaginavo è che il protagonismo si trasformasse in sete di potere!” “Già…” Mugugnò Angelo. “Dobbiamo cercare un modo di agire. Non possiamo certo distruggere tutto il Sub Web, ma per scongiurare i rischi, se creiamo un procedimento di accesso inverso, potremmo cercare di entrare nella macchina virtuale dove girano i modelli di individualità e cancellarne i loro codici macchina.” Bitinho, guardò Angelo con sguardo interlocutorio, aveva già spiegato che non si poteva entrare. “Bitinho, devi riuscire a mettermi in contatto con uno dei miei avatar… e, se tanto mi da tanto, non farò fatica a convincerlo a cercare l’avatar del Professore che ha causato il black out…” “Ho capito… ci devo lavorare” “Ti farò recapitare il casco visore de L’uomo che credeva di esistere, che comprai all’asta giudiziaria. Devi riuscire a decodificare il wetware scritto dalla vittima e farlo colloquiare con il tuo programma. Io credo che vedremo entrambi le stesse cose: tu sul video, io nel mio cervello, tramite il casco. In pratica condivideremo lo schermo e potremo scambiarci il controllo dei comandi, ma io li  darò col pensiero e il tuo software li trasformerà in istruzioni e codici macchina, analogamente a quanto avviene per quelli dati dalla tua tastiera.” “Ehi, calma… la fai semplice tu, parli come se l’avessi già realizzato!” “Lo realizzerai, io devo andare laggiù!” “Signori…” disse il professore “Fino a prova contraria sono ancora il responsabile ed il finanziatore di questo progetto, l’ultima parola spetta a me! Quel casco ha già provocato un morto… dobbiamo pensare alle possibili conseguenze. Inoltre se la missione dovesse riuscire dovremmo, eventualmente elaborare degli “antivirus” in grado di prevenire il costituirsi ed il ricostituirsi di avatar potenzialmente pericolosi.”

SCENA QUINTA

Nello studio faceva caldo, a causa delle macchine che avrebbero monitorato lo stato del suo fisico e del suo cervello. Le attrezzature erano sorvegliate, questa volta, dalla Dottoressa Aneta, che per l’occasione aveva i capelli raccolti ed indossava un camice bianco leggermente corto, sotto al quale era chiaramente intuibile che indossasse direttamente la biancheria intima e le calze autoreggenti. “Dottoressa?” esclamò Angelo. “Sorpreso? Sì sono medico ma qui in Italia non posso esercitare. Per fortuna ho incontrato il professore, mio connazionale, che mi ha dato questa opportunità. Qui, come hai potuto constatare mi occupo un po’ di tutto… Non ti fidi di una donna?” “Certo che mi fido…” Disse il giornalista annuendo ammirato prima di indossare il casco; poi si distese sulla confortevolissima poltrona. Un cenno del professore informò il team che si poteva iniziare, allora il programmatore chiese con un tocco al braccio di Angelo se fosse pronto e lui alzò il pollice in segno di conferma, mentre, perso nell’immagine ancora impressa sulla retina di quella atipica dottoressa, stemperava la tensione per la missione che stava intraprendendo.

SCENA SESTA

Sugli schermi apparve per un attimo impercettibile una clessidra, poi tutto divenne nero e subito dopo, nel cervello del subnauta apparve una luce accecante come quando si esce da da una camera buia; il tempo di abituare la vista, e nel suo cervello si composero le stesse immagini che scorrevano sul video di Bitinho. Il viaggio era iniziato e per la prima volta degli esseri umani potevano vedere il mondo virtuale del sub web. Attorno a lui si dispiegavano, come le scenografie di carta in tre dimensioni di certi libri per bambini, luoghi famigliari; ma la sensazione era quella di essere un corpo estraneo, come davvero si trovasse all’interno di uno di quei libri. Sequenze di codici macchina ricreavano scenari fatti di quella stessa realtà simbolica della quale sono fatti i sogni: questa era la caratteristica umana metabolizzata dal modello di vita virtuale del sub web e lui, dal punto di vista informatico, era un virus che destabilizzava il sistema.

Nel laboratorio, dove gli altri osservavano attraverso il video, fu subito chiaro che l’eccitato clima della ricerca scientifica aveva lasciato il posto ad un pericoloso clima di caccia al “virus umano”, perché anticorpi spietati stavano per entrare in azione in difesa del sistema. “Angelo, devi tornare indietro, abbiamo sottovalutato questo aspetto… non abbiamo il controllo!” “Non prima di avere incontrato il mio avatar… per rassicurarvi vi posso dire che qui basta pensare le cose per realizzarle; mi spiego… appena connesso ho provato paura, istintivamente ho pensato ad uno strumento di difesa… In pochi attimi un processo simile a quello di una stampante 3D mi ha dotato di una pistola, mentre qualcosa ha scaricato dentro il mio modello delle conoscenze di tecniche di difesa e attacco…” Era chiaro che non sarebbe rientrato subito ed Aneta, anticipando gli altri, si chinò subito verso il microfono: “Fai attenzione!” “Non preoccuparti Aneta, ho degli ottimi motivi per tornare…” Disse prendendosi dentro quegli occhioni verdi che lo guardavano dalla finestra video del visore.

SCENA SETTIMA

Si diresse verso casa propria per incontrare il suo avatar. Quando lui si affacciò alla finestra per vedere chi suonava, non fu poi così sorpreso, tuttavia non poté esimersi dal chiedergli: “E tu chi sei?” Ma lo fece entrare ed Angelo potè fargli una spiegazione dettagliata della storia e della missione, alla quale l’avatar contrappose una ragionevole diffidenza, soprattutto nel sentirsi dire di essere un clone. “Se così fosse…” rispose “Quando sarebbe stata fatta la copia di salvataggio?” “A giudicare dal tocco femminile e dal gusto degli arredi, credo nel momento in cui io mandai al diavolo Cristina, mentre tu accettasti di conviverci… o sbaglio?” “Non sbagli…” “Quindi hai mollato la carriera?” “No, sono passato alla cronaca cittadina… il trasporto pubblico, le buche nelle strade,  lo spaccio ai giardini… insomma non viaggio più, praticamente. Lei aspetta un bimbo.” Udì quell’annuncio proprio mentre individuava quella foto fatta con Cristina molti anni prima sul lungo lago: era bellissima. Angelo sentì il gelo nel sangue ed un magone che quasi lo fece piangere: avrebbe voluto dire al tipo: “Ehi, senti, quello è mio figlio, sparisci!” Ma non lo disse, perché sarebbe stato uno stupido, incoerente e patetico “umano”. Capì al volo una cosa: l’Angelo clone non avrebbe potuto aiutarlo in quella missione, che si preannunciava così pericolosa. Del resto, lui stesso non avrebbe mai voluto che “suo figlio” potesse rimanere senza padre. Si salutarono sull’uscio dopo che l’avatar gli ebbe dato l’indirizzo del professore avatar e l’ebbe messo in guardia su quello che il software dell’entità di governo avrebbe potuto mettere in atto per eliminarlo. Ne seguì un abbraccio, dopodiché Angelo se ne andò senza più voltarsi.

SCENA OTTAVA

La villa del professore era protetta da sofisticati sistemi di sicurezza, molto più di quella reale, ed aveva anche un aspetto più tetro ed inquietante. Le telecamere di sicurezza lo individuarono appena si avvicinò al cancello, il quale inaspettatamente si aprì. Poco più avanti un posto di controllo dove lo attendevano delle guardie in abito nero, occhiali scuri ed auricolare per verificarne  l’identità. “Lasci l’auto e prosegua a piedi; la Dottoressa Popescu l’aspetta al primo piano.” “Grazie.” E si avviò, stupito di non essere stato perquisito; del resto la pistola l’aveva fatta scomparire prima di scendere; avrebbe potuto ricrearla in caso di bisogno.

La donna che venne ad accoglierlo era il perfetto clone di Aneta, la femmina della quale si stava innamorando nella realtà. Tuttavia, questa nulla aveva della dolce sensualità di quella vera, ma piuttosto colpivano la freddezza ed il cinismo degli atteggiamenti seduttivi studiati, che la contraddistinguevano. Il clone di Angelo lo aveva avvisato che la donna era l’amante del professore, al quale si era concessa senza scrupoli e che – con il tacito consenso dello stesso – non si privava di nessuno sfizio, relativamente alla fame di maschi.

Il professore era perplesso. Ognuno in quello studio si chiedeva quando fosse stata salvata quella copia dei loro avatar. Qualcosa non tornava. Il professore, ad esempio, mai avrebbe pensato di provarci con la Dottoressa Aneta; al tempo stesso lei mai avrebbe pensato di dimostrare disponibilità in cambio dell’ assunzione. Bitinho, che in quel mondo virtuale era sostituito da un programmatore diverso e senza scrupoli, era l’unico del gruppo a salvarsi ed intervenne: “Credo che questi qui non siano delle copie di salvataggio, ma dei programmi modificati dall’entità, con lo scopo di raggiungere il controllo sul mondo reale. Vi conosco troppo bene per credere che una parte di voi possa essere così.”

Nel frattempo, dall’altra parte, l’avatar di Aneta aveva fatto accomodare Angelo in un confortevole salotto e gli aveva offerto un Campari bitter con ghiaccio, seltz ed una fetta d’arancia. Lei si era seduta sul bracciolo della poltrona di fronte, lasciando immaginare con calcolato realismo un perizoma nero. “Il professore ha sentito parlare di lei e vorrebbe chiederle collaborazione…” “Sono qui per questo.” “Noi sappiamo perché lei è qui; la collaborazione della quale parliamo è quella di rinunciare al suo progetto. Ora la realtà ed il futuro siamo noi. Non le vieteremo di tornare nel suo tenero mondo, dove l’aspetta la mia clone…” disse con un tono intimidatorio intriso di sarcasmo femminile. La donna si avvicinò sfiorandolo con le dita attorno al profilo del viso, facendo della seduzione un subdolo strumento di coercizione. “Ovviamente, non prima di essermi levata la curiosità di quello che un umano sa fare… lei mi intende, vero?” Concluse, sicura di colpire il tallone d’Achille di quel maschio umano.

SCENA NONA

Mentre il professore osservava impotente la scena tramite il programma di simulazione, Bitinho smanettava forsennatamente sulla tastiera: “Il nostro software ha rallentato, siamo praticamente piantati! La donna sta neutralizzando il nostro programma… ad eccezione di un sottoprogramma le cui istruzioni si susseguono ad altissima velocità… ma non capisco per il controllo di quale funzione.” La greve tensione di quei momenti fu improvvisamente squarciata dal rumore di un sonoro schiaffone, che fece sobbalzare i due studiosi: e non solo, dato che quando si voltarono verso il lettino sul quale era imbragato Angelo, videro il casco visore messo di traverso, mentre sulla faccia di Angelo rimaneva il segno delle cinque dita di Aneta. “Ve lo dico io di quale funzione…” disse la Dottoressa indicando l’eccitazione tradita dal gonfiore alla patta dei pantaloni del giornalista. “Gliela faccio vedere io a quella lì!” Intanto all’avatar di Angelo era caduto il bicchiere di mano, causando nell’avatar di Aneta un esitazione fatale, della quale lui approfittò per estrarre con mossa fulminea la pistola. La donna si alzò con stizzito imbarazzo, ricomponendosi e abbassando la gonna che aveva lasciato salire maliziosamente fino ai fianchi. “Metti le mani sulla testa  e portami dal professore.” Quello che seguì fu una sequenza di spari che l’avatar di Angelo non esitò ad indirizzare verso la donna e il professore, come avviene nelle irruzioni dei militari americani quando entrano nel covo di un capo dell’estremismo islamico.

Il professore, a quel punto fu perentorio: “Bitinho, portalo fuori di la!” “Professore per farlo devo aspettare che esca dagli algoritmi gestiti dal software dell’entità e che si trovi in uno spazio pubblico.” Il messaggio comparve agli occhi dell’avatar di Angelo, il quale, costretto a scappare dal retro doveva ora evitare le guardie e uscire dal cancello. Là avrebbe potuto azionare i comandi messi a disposizione da Bitinho. Fortuna volle che ci fossero delle vetture: spaccò il vetro della prima ci salì e per la durata di alcuni secondi interminabili scansionò i codici per clonare quello che avrebbe sbloccato la centralina e consentito l’avviamento. Un rapido giro attorno alla villa travolgendo le guardie come in un videogioco e poi poté puntare finalmente dritto addosso al cancello, che sfondò. Un fremito lo colpì sul lettino: era “tornato” in laboratorio. Bitinho e il professore esultarono abbracciandosi,  mentre Aneta dissimulava il sospiro di sollievo facendo il muso in disparte: allora, e solo allora, scaricata la tensione, i due uomini compresero che l’elemento scatenante era stata la gelosia. “Ma, Aneta, era tutto virtuale!”. Angelo, intanto, si era appena levato il casco e stava guardando la ragazza in modo interrogativo, massaggiandosi la guancia intorpidita: chissà per quale motivo… Più tardi, a tu per tu con la dottoressa, avrebbe avuto modo di capire cosa era successo e che il sub web era meno pericoloso di quel mondo iper-reale, che chiamiamo rapporto di coppia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.