“Difetto di comunicazione”

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Torino significa vivere in una delle città più verdi al mondo, dove però ci sono difficoltà a tenere in ordine i parchi e i giardini, troppo spesso coperti dall’erba alta. Poi, Torino organizzatrice di eventi per tutti, come in Piazza San Carlo, per la proiezione su maxi schermo della finale di Champions League, con i feriti causati dai cocci del vetro che non si doveva vendere e dalla fuga senza avere previsto gli spazi adeguati. Torino, dunque, una città abituata ad essere proiettata in avanti, che subisce una battuta d’arresto.

Non voglio qui emettere sentenze contro il sindaco e la giunta, questi problemi c’erano anche prima; vorrei,  più in generale, sottolineare che fare i politici necessita di esperienza e competenza – non necessariamente tecnica – nella gestione dell’ordine e dell’organizzazione pubblici, per la convivenza tra i cittadini e per il funzionamento della macchina burocratica. Dove le parole “politici” e “burocratica” non sono brutte parole, ma cose necessarie. Semmai sono gli interpreti che le hanno fatte diventare brutte.

E poi, c’è l’argomento  piste ciclabili: il motivo che mi ha spinto a scrivere questo post.

Da questa primavera mi reco al lavoro in bici e percorro il viale che separa le due grandi aree dell’azienda e conduce all’imbocco della tangenziale. Una zona industriale fagocitata dalla città e convertita per metà ad asset non produttivi e al politecnico. Il viale è alberato e percorso nei due sensi da piste ciclabili, che, finite le Olimpiadi, non  sono più state manutenute. La foto di Google Maps risale a prima delle ultime elezioni comunali. Sui marciapiedi, contro il muro di cinta, si notano le vetture in divieto di sosta, ai quali le stesse accedono passando – senza averne diritto – dalle piste ciclabili,  rovinandole. Con una normale bici urbana o da strada si rischiava di cadere a causa delle buche, quando addirittura non si rischiava di essere investiti dalle auto stesse. Ma, finalmente, dopo le elezioni, iniziano i lavori e, sorpresa: invece di proteggere il percorso, oltre che ripararlo e rifare la segnaletica, vengono creati dei varchi di accesso alla pista per le auto. Il lavoro viene eseguito in un solo senso e nel primo tratto, così quando si torna a casa si è costretti a percorrere la pista in contromano rispetto alle auto (l’altro senso continua ad essere inagibile). A questo proposito, però, mi piacerebbe che il sindaco e la giunta mi dessero una spiegazione e mi convincessero che quel tratto di pista non sia stato fatto – unicamente – per consentire di parcheggiare l’auto a quelli che entrano dai cancelli adiacenti, creando quindi il paradosso, più unico che raro della “pista ciclabile per le auto”.

Insomma il classico lavoro del cazzo, per realizzare una  banale pista ciclabile. E sono proprio queste le cose che ti fanno fare le figure di merda, per giustificare le quali tu, politico, mi dirai di avere difettato nella comunicazione. Appellandoti alle vuote parole invece che ai fatti, completando poche centinaia di metri di pista. Perché, se non mi smentisci il fatto che la pista sia stata fatta ad uso di alcuni privilegiati in auto, significa che agli altri cancelli del viale accedono solo figli di zoccola (tra i quali ci sono anch’io) e, pertanto, non meritevoli: “Ma dai, sarò io che non ho capito una fava: avrò difettato nella comprensione.”

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7 pensieri su ““Difetto di comunicazione”

  1. Capitolo piste ciclabili: ho la fortuna di abitare in una zona dove la pista ciclabile c’è, è fatta bene, e mantenuta altrettanto bene. Caso vuole che a 150 metri da casa mia abiti l’ex sindaco, emante del pedale, il quale ha fatto davvero un egregio lavoro riguardo le piste ciclabili in mole zone d Padova

    Capito verde pubblico: brutto affare. Se fino a qualche anno fa veniva mantenuto in maniera accettabile, ora non è più così. Giradini per bambini con erba più alta dei bimbi stessi, argini pieni di canneti da offuscare la vista. Ora a Padova da 2 settimane abbiamo una nuova giunta, speriamo che abbia riguardo per il vere pubblico.

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