Quando Fortuna vien, prendila a man salva, dinanzi dico, perché direto è calva (L. Da Vinci)

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La maggior parte di noi, ammettiamolo, sente il bisogno di lamentarsi e condividere le proprie frustrazioni per qualcosa che non va o che non è andato come avrebbe voluto. E lo fa preferibilmente col primo che gli capita a tiro, in modo da non sentirsi giudicato o sotto esame. Nascono un po’ così tante confidenze e pettegolezzi, spesso oggetto di presa in giro amichevole dalle righe di questo blog, dove – del resto – l’avversione al lamento è una delle posizioni caratterizzanti. Prima di continuare, interrogatevi su quale rapporto avete con la fortuna, perché il modo di leggere quanto segue, ovviamente  potrebbe cambiare profondamente e – probabilmente, per una volta – mi accuserete di essere venuto meno alla regola di non lamentarsi.

Fin dai tempi della scuola, vi sarete accorti che la fortuna non riserva a tutti il medesimo trattamento: discrimina senza pietà, ne logica e senza alcuna correlazione con le differenze sociali e culturali. Si noti che la fortuna può essere del tipo diretto: cioè, la tal cosa ci accade come un fulmine a ciel sereno. La cosiddetta botta di culo. Ma può essere anche del tipo indiretto: cioè le cose attorno a noi si predispongono sempre in modo da consentirci di riuscire a fare quello che vogliamo, ad un punto tale che per noi è normale ciò che per i più è quasi impossibile, se non a prezzo di una gran fatica fisica e morale. È questa la cosa che fa rosicare! Vi ricordate da piccoli? C’erano giochi dove il lancio dei dadi era la cosa più determinante: non vorrete mica dirmi che a Risiko resistere ad un attacco soverchiante di armate, con tre cazzo di carriarmatini, fosse capacità strategica! Eppure con certe persone accadeva sempre così. Diventando più grandi le cose si fanno più serie e la posta in palio più alta, perché le opportunità incidono su quello che sarà della nostra vita. A volte contano, forse, le conoscenze, grazie alle quali attorno all’individuo si possono predisporre condizioni propizie o meno, in conseguenza delle quali lavoro, amicizie e scelte di vita s’intrecciano e si dipanano secondo misteriosi algoritmi. E sì che basterebbe poco, se per esempio, certi piccoli trucchi della vita ci venissero spiegati in anticipo: potremmo evitare gli imprevisti a favore delle probabilità. Noi, invece, che a Monopoli non abbiamo mai vinto una partita, dovremo sbattere il naso: facendo code chilometriche, subendo attese bibliche, sbagliando procedure e rimettendoci del denaro o non ricevendolo anche se ne avremmo avuto diritto. L’esperienza dovrebbe, mano a mano, consentirci di vedere più in là, vero, ma in molti casi bisogna onestamente ammettere che sono stati proprio gli indizi a mancarci e non c’era nessuno prima a consigliarci. Quel medesimo “nessuno” che, sai quante volte, si è materializzato a posteriori dicendoci: “Ah, se me l’avessi detto prima!“. “Mavaffanculo!” bisognerebbe dirgli dopo.

Certi personaggi sembrano proprio vivere perennemente dentro ad un Truman Show da Mulino Bianco. Come quel piccolo imprenditore, conosciuto per motivi di lavoro, dal cui profilo social si può apprezzare che è attivo  politicamente e socialmente, per il bene della sua comunità, è iscritto ad un Club esclusivo e promotore di tante nobili attività, viaggia per lavoro o per vacanza  sempre in posti non banali; ha pure una figlia gnocca, laureata, che lo adora, che brilla in tutto quello che fa. Intimità celebrate pubblicamente dalle adulazioni degli amici, secondo gli schemi attesi dal perbenismo borghese, liscio come il tessuto di una camicia firmata e senza una piega. L’apoteosi di questo tipo di episodi la scopriamo definitivamente al raggiungimento della maturità: con certi colleghi, certi parenti e certi “amici” – quelli virgolettati, se non sappiamo sceglierli – con la possibilità di fare cose, che noi umani manco ci immaginiamo. Ci sono Harleisti che non si perdono un raduno, in qualsiasi parte del mondo sia, professionisti che trovano il tempo per allenarsi a fare gli iron man, commessi viaggiatori che riescono a stare dietro alla vigna e alle api per fare il vino e il miele e così via. Gente che non sbaglierà mai un 730, gente che non si sentirà mai rispondere che “Sì, l’ISEE è gratis, ma in periodo di 730 non lo facciamo, però se paga…”,  gente che anticipa le opportunità, le promozioni, i bonus ai quali tu non avrai accesso, perché non ne hai mai sentito parlare o per un banale errore formale. Gente che ha sempre la dritta in tasca, mentre tu non sai dove sbattere la testa. Guardate che non parlo di clientelismo e raccomandazioni: parlo di persone semplicemente circondate da uno sfacciatissimo alone di buona sorte. Chiamatela, se volete, invidia, ma la statistica dice che costoro non abbiano mai bucato una gomma o pestato una cacca di cane!

Quante considerazioni si potrebbero fare sul fatto che spesso siamo proprio noi a creare i presupposti favorevoli alla buona o cattiva sorte. Sarà, ma altrettanto spesso la prerogativa delle cose che i Gastone Paperone ci raccontano o delle voci che circolano sul loro conto, è di non accadere davanti ai nostri occhi e questo ci dovrebbe già dare un po’ di allevio e di coraggio, anche se fosse solo un illusione.

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8 pensieri su “Quando Fortuna vien, prendila a man salva, dinanzi dico, perché direto è calva (L. Da Vinci)

  1. Credo che tutti noi siamo più bravi a vedere le ‘fortune’ altrui che le sfortune.
    Certo, non capitano in egual misura, ma spesso hanno un motivo ben chiaro per accedere.
    Le uniche sfortune che posso accettare come tali sono quelle che riguardano la sfera della salute, dato che certe malattie – a tutt’oggi – compaiono in modo imprevedibile e combatterle è a volte impossibile.

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      1. Mah, potrebbe essere questione di talenti (magari nascosti) o magari di prendere con ‘leggerezza’ la vita.
        Ho un amico anch’io cui sembra sempre andare tutto bene, chiamiamolo ‘fortunato’.
        “Ma” mi disse anni fa “la cosa più bella sarebbe per me avere un figlio, ma nemmeno con le cure ci siamo riusciti”

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  2. hai scritto un post mica da ridere… sono geneticamente razionale e quindi tendo a non credere esistano sfigati e baciati dalla fortuna, certo nella piccola quotidianità ci si imbatte in situazioni positive o negative ma credo sempre contestualizzabili. Ci sono Harleisti che non si perdono un raduno ma ci sono anche Alpini che non si perdono un raduno, alcuni arrivano ogni anno dai cinque continenti. Non credo nemmeno alle persone che palesano una vita invidiabile no problem in cui tutto scorre tranquillo, così fosse sarebbe di una noia mortale.

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      1. assolutamente no, molti di quelli che sbandierano felicità e serenità sono segretamente in analisi. Viviamo in un mondo fatto di immagine, apparire anziché essere, alcuni, molti, si calano totalmente nel ruolo.

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