Cosa abbiamo in comune io e Cristoforo Colombo?

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Quante persone nei social ne danno la loro interpretazione: dalle perentorie “sentenze” di Twitter, ai “contorti pipponi” di Facebook, fino alle “introspezioni sanguinanti” messe in scena dai blogger. Sto parlando dell’amore, a proposito del quale scorrono fiumi di parole. Ammiro chi lo canta e lo ricanta in poesia, capisco un po’ meno chi continua a torturarsi per una storia finita o non corrisposta. Resto dubbioso in merito a chi, scostandosi dalla classica concezione dell’amore, lo fa coincidere con la passione erotica; il dubbio, poi, diventa difficoltà, quando si tratta di comprendere quale sia il concetto di amore dei cultori della trasgressione e dei generi estremi nel sesso. Insomma, di fronte a questo scenario variegato, sinceramente, sono molto confuso e mi perdo, quindi, allo scopo di schiarirmi le idee, proverò ad avventurarmi lungo il percorso sconnesso che si insinua tra i vari concetti, magari distanti fra loro e sparsi per la mia mente.

Quando ero piccolo io, ai bambini non si parlava di certe cose, se non per sommi capi, quindi, nella mia educazione, nessuno ha mai speso una parola sull’argomento e, purtroppo, quando accade questo, l’immagine che ti fai dell’amore, è quella che ti vien data dai media e dalle persone che frequenti fuori dalla famiglia. Infatti, per me, prima di mettere il naso fuori di casa, l’amore e il sesso erano quelli mostrati dalla televisione di allora, ovvero la rappresentazione che ne veniva data nei film americani degli anni ’40 e ’50. D’altro canto, l’esempio che avevo davanti agli occhi, non era  affatto dei più fulgidi. Mia madre e mio padre si volevano bene, ma dal punto di vista della passione c’era un solco tra di loro, per cui io mi domandavo come mai i miei genitori fossero diversi da quelli degli altri bambini e da quelli dei film. All’epoca non facevo questo ragionamento in modo cosciente, ma percepivo che qualcosa non stesse funzionando come avrebbe dovuto.

Oggi penso che i sessi, uomo e donna, si guardino l’un l’altra attraverso delle lenti che restituiscono immagini incompatibili fra loro. In giro ci sono relazioni, che per l’amore altro non sono se non un percorso ad ostacoli: contaminate dalla gelosia, dalla possessività e dall’aspettativa di un comportamento atteso del partner, che risponda al proprio ideale personale. Spesso identificato anche con la vicinanza fisica, che può dare un calore unico, l’amore per me resta un sentimento da portare dentro, anche quando non ti vedi e sei lontano, perché sai che l’altra persone c’è e ci sarà sempre. Esattamente come accade per l’amicizia, quella vera. In altre parole penso che, come individui, dovremmo imparare a bastarci e che l’amore dovrebbe essere “quel” qualcosa in più da goderci e non un qualcosa di mancante da cui dipendere.  Affermazioni crude, forse, dettate dalle troppe cicatrici o dall’esperienza, che alla fine mettono la curiosità di sapere quale sia veramente il mio rapporto con l’amore. Infatti me lo domando anch’io. Molto probabilmente è qualcosa di incompiuto; un po’ come l’orgasmo per la donna frigida. Una cosa che ho cercato, e creduto di scoprire diverse volte nella mia vita, ma che ancora oggi non mi è chiara. Praticamente  farò la fine di Cristoforo Colombo, il quale è morto credendo di avere scoperto le Indie e invece aveva scoperto l’America. Ecco, io morirò credendo che l’amore sia una cosa, senza venire mai a sapere di avere, magari, già scoperto quello vero e di essermelo lasciato scappare. Io, e il grande navigatore, con lo stesso destino: in fondo, due coglioni.

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9 pensieri su “Cosa abbiamo in comune io e Cristoforo Colombo?

  1. Il tuo finale mi ha fatto ridere e non poco. Che dirti in merito. Ho frequentato le scuole medie in un collegio femminile di suore, che seppur bigotte cattive (a noi ragazze piaceva Luis Miguel che mettevano sul giornaletto cioè…non so se hai presente) ci hanno fatto un corso di educazione sessuale. La sessuologa parlava a gente tipo me che non essendo ancora diventata “signorina” non capiva la metà delle cose che diceva. Anzi diciamo anche che a volte è stata fonte di imbarazzo. Noi ancora quasi bimbe a sentire degli organi umani e del loro accoppiamento. Quando per noi il mettersi “insieme” ad un maschio era al massimo darsi la mano e basta. Adesso è invece tutto un casino, il virtuale che vuole essere reale e non ci riesce, anzi a volte cade anche nello squallido. L’amicizia che viene scambiata per amore e viceversa e allora io mi rifugio nei miei film in costume, nei miei romanzi dove tutto è al suo posto edove tutto deve essere così com’è. Una volta non eravamo tanto complicati.

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  2. Bello il titolo del film di Trosi “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”, l’ho sempre inteso come impossibilità di dare un significato compiuto alla voce ‘amore’. Certamente non va confuso con eros e sessualità, è ben altro.
    Ognuno lo scoprirà per conto suo.

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  3. Mah….. mah….. mah…..
    Anch’io , da sognatore ben fallito, penso che le persone “giuste” (che si possono incastrare bene con noi) sono potenzialmente moltissime nel mondo, mica solo 1.
    Certo che poi ne conosciamo solo qualcuna….mica possiamo fare le selezioni come ai concorsi statali!
    Quindi si chiacchiera… si ciula…. oh che bello, oh come mi trovo bene….. e crediamo che ,su ben 8.000.000.000 / 2 di persone , quella che abbiamo davanti sia l’UNICA che vada bene per noi.
    Questi però sono i dati freddi, la statistica. E potrebbero anche avere senso nelle fasi iniziali.
    Però col tempo si forma un affetto, un’unione, fatta di cose belle ma anche di eventi spiacevoli che si sono affrontati assieme e dopo tanti anni………… insomma, magari non si ciula più e si litiga per ogni fesseria, però non si potrebbe più fare a meno di stare insieme.

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  4. In un certo senso ti sei già dato la risposta. Cercando l’Amore Idealizzato non ti accorgi che l’amore reale, quello fatto di quotidianità e imperfezioni (ahinoi, siamo esseri umani) è lì vicino, più vicino di quanto tu creda.

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