Questione di autostima

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Io ho un mio modo di vedere certe cose: ad esempio, non fidarsi mai è – a mio avviso – un modo di denunciare che per nostra abitudine cerchiamo sempre di fottere il prossimo, in quanto pensiamo che gli altri facciano lo stesso con noi. Essere sistematicamente contro chi propone cambiamenti, a prescindere, perché la sua storia è diversa dalla nostra, è un atteggiamento un po’ figlio del concetto precedente, ma anche un modo di nascondere la nostra mancanza di idee costruttive. Proseguendo su questa falsa riga, delegittimazione e negazionismo sono le armi principali, usate dai politici per cercare di sedurre  quegli elettori che “tanto votare non serve”,  “tanto i politici sono tutti uguali”. Elettori, più che incerti, con difficoltà di opinione e perciò più manipolabili.

Saranno tendenzialmente le tipologie di persone appena descritte, a cercare qualcuno che pensi per loro, ovvero il cosiddetto uomo forte. Gente, elettori, a mio avviso in piena contraddizione con se stessi, vittime di un fenomeno che però non è più circoscritto solo a loro, ma si è – ormai – insinuato tra buona parte di noi italiani. E pensare che Berlusconi fu visto come un uomo forte e, più recentemente, lo stesso Renzi avrebbe potuto incarnare tale tipo di figura. Ma, cosa è successo dopo, alla resa dei conti? Li abbiamo eletti e poi non li abbiamo lasciati governare, additandoli come despoti che mettono a rischio la democrazia. In pratica, approfittando della superficialità e dell’ignoranza in atto di questi tempi, si è creata una gran confusione tra i concetti di “uomo forte” e di “governabilità” e si è, di conseguenza, scatenato un dibattito che pare alimentato ad arte da una parte del paese, illegale e/o privilegiata, che si giova dell’immobilismo e dell’arretratezza. Parte che detiene il potere reale e gioca, da un lato con il sistema dei veti (spacciandolo per democrazia), e dall’altro con lo spauracchio dell’uomo forte (allo scopo di impedire la governabilità); e noi italiani abbocchiamo, come pecoroni, acclamando ora quel leader, ora quell’altro, facendo il gioco di quelle persone.

Massoneria, mafia, corporazioni, ma non solo: anche la cultura tristemente diffusa tra la gente comune come noi, paladina del campanilismo di provincia e del corporativismo da condominio, che condanna, tra l’altro, le nostre tanto decantate piccole imprese a non saper fare sistema e a non saper essere competitive. Tanto per sfatare parte di una leggenda. Insomma, in generale, stanno prendendo il sopravvento masse di decisionisti a parole (quando non hanno alcuna responsabilità), ma carenti di autostima (nei fatti), tanto da invocare l’uomo forte che pensa e decide per loro. Salvo delegittimarlo un attimo dopo, in un infinito circolo vizioso.

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12 pensieri su “Questione di autostima

  1. Il termine “uomo forte” è stato mal interpretato in questi giorni per una intervista data da Grillo ad un quotidiano francese.
    Peccato che Grillo abbia detto “uomo di stato forte” e non “uomo forte”. Sono due concetti differenti. Un “uomo forte” è per esempio Putin, che governa quasi in maniera monocratica e detiene enormi poteri accentrati su di esso. “Uomini di stato forti” ce ne sono in effetti molti, ma forse sono “forti” ma non “bravi”.
    Noi delegittimiamo chi non sembra fare i “nostri” interessi, ed in effetti in Italia di esempi tali ne abbiamo avuti parecchi. L’alternanza politica è anche una cosa giusta, volendo, in modo da poter avere una politica nazionale che nel medio-lungo periodo non scontenti nessuno.
    Ma poi se uno vuole lamentarsi sempre e comunque c’è poco da fare.

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  2. Non c’è speranza che il popolo Italiano possa cambiare, la storia insegna che il cambiamento non avverrà mai, nel secolo scorso era complice l’ignoranza della masssa e la sotto culura del servilismo che permetteva soltanto alle classi agiate di fare politica, ggi invece, complici i media e il clero, la politica è diventata partitismo dove comandano sempre e solo i capi, i cosiddetti uomini forti che decidono (a loro indiscrezione) chi far entrare in parlamento.
    L’Italiano, negli ultimi vent’anni è diventato individualista, egoista ma soprattutto opportunista. ecco ora l’ho detto, è un “figlio di puttana” che fa soltanto i suoi interessi, sotto sotto si lamenta, ma in fin dei conti fa i cazzi suoi, probabilmente non è mai esistita una identità nazionale, i nordisti, i papalini, i sudisti avevano mentalità diverse allora, allo stesso modo ce l’hanno anche oggi.
    Siamo davvero in pericolo, la mancanza di cultura (siamo ultimi nell’Europa dei 15) e il bombardamento mediatico del potere, fanno in modo che occorra una persona carismatica per evolvere la situzione di stallo attuale, ma come sempre, per non smentire il nostro opportunismo, colui che guiderà le pecore, lo farà solo per suo tornaconto, vedi il Cavaliere, il Comico e qualche boss malavitoso.
    Non abbiamo nessuna speranza di potet rovesciare questo Sistema, sono troppi i cittadini che vivono e mangiano sulla politica a tutti i livelli, da quello centrale a quello periferico.
    Una dittatura, si, forse una dittatura potrebbe far piazza pulita di questi individui a cui piace l’immobilismo attuale.
    Cio caro, grazie per avermi permesso di dire la mia…

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    1. Io voglio essere più ottimista, ma su una cosa che dici mi interrogo. A troppi questa situazione sta bene. Molta gente comune che si lamenta in realtà sta ancora bene e pensa di continuare così proprio grazie a questo immobilismo e blocco del sistema. Questo per me rimane un mistero del quale non riesco a capacitarmi.

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  3. Che dire, tanta carne al fuoco…in questo post. Io non mi esprimo in merito perchè mettendoci il naso anni fa…ho visto purtroppo a livello regionale cosa può succedere. E credetemi a volte ce la fanno sotto il naso. Vuoi perché molti sono uomini apparentemente forti, vuoi perché non sono preparati a governare un popolo. I vecchi partiti con i loro raggiri, limiti e mettiamoci dentro di tutto…avevano uomini politici che erano perlomeno preparati a quella che era la “politica” nel senso stretto del termine. Però poi ragazzi questo è un terreno veramente minato.

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