2016: l’anno maledetto del rock

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David Bowie, Glenn Frey, Colin Vearncombe, Paul Kantner, Maurice White, Greg Lake, Prince, Pete Burnes, Leonard Cohen, George Michael, sono tra le rock e pop star, che se ne sono andate nel 2016. Probabilmente solo una triste fatalità, a proposito della quale ne abbiamo sentite di tutte: “l’anno maledetto del rock”, “d’ora in poi i grandi concerti si terranno solo più nell’aldilà” e che “è il destino dei grandi del rock, avere vite brevi e dannate”. Tutto ci può stare quando si parla di miti. E ne abbiamo sentito anche l’esatto contrario: che celebrare la morte di queste persone è mancanza di rispetto per chi muore di malattia, per disgrazia o a causa della guerra; no ragazzi, le due cose nulla hanno a che vedere l’una con l’altra e chi la pensa così, commette, a mio avviso, l’errore di confondere la stima e l’ammirazione – leciti sentimenti umani – con l’idolatria.

La musica è arte, l’arte è cultura, la cultura è l’eredità che lasciamo ai posteri. Delle arti, la musica è quella che genera emozione e tocca i sentimenti, in modo semplice, diretto e immediato. In generale qualsiasi espressione di talento e creatività è il miglior stimolo che si possa dare ai giovani, perché tirino fuori le proprie qualità, qualsiasi esse siano. Ci trovo una certa aridità interiore nel considerare la celebrazione di un artista scomparso, una cosa effimera e priva di significato; ciò equivale un po’ a negare la vita e il piacere che essa ti può dare attraverso l’espressione della bellezza generata dalla abilità e dall’intelletto umano. Per questo  vorrei invitarvi amichevolmente a pensarci su, così – forse – la vita vi apparirà meno brutta e negativa di quello che avete percepito fino ad ora. Non vi sembra una gran cosa questa? Non a caso, tralasciando la droga, che forse è la degenerazione di un certo concetto di convivialità, nel connubio sesso e rock and roll, il vecchio slogan ci ha proprio azzeccato.

Il rock e le sue star incarnano anche tutto questo – pur con tante controversie – e sono capaci di unire i ragazzi – e non solo – creando quel senso di appartenenza che ha aggregato tante leve di giovani; il rock e il pop, in particolare, vanno a costituire parte del bagaglio che ogni generazione – oserei dire, ognuno di noi – si porterà appresso. Per questo, quando muore una rock-star, specialmente se ha avuto una lunga carriera, il sentimento che proviamo è di amarezza e di perdita, perché con la propria scomparsa, essa si porta via tanti nostri ricordi e tanti momenti, vissuti ascoltando le sue canzoni, sia che si fosse da soli con noi stessi, con gli amici o con la nostra passione amorosa di quel momento. È dura ammetterlo, ma un artista – la cui ragion d’essere sono il pubblico e il mutuo scambio di gratificazione che si crea con esso – quando va nell’aldila si porta via una parte della nostra storia ed in quel momento un pezzo di noi muore con lui.

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21 pensieri su “2016: l’anno maledetto del rock

  1. l’ultimo post che ho pubblicato pone una domanda proprio sul come interpretare alcuni personaggi, anche del rock, mi riferisco al genio accompagnato da un letale e deprecabile modus vivendi. Può un talento cancellare il becerume di una esistenza all’insegna della sregolatezza e dell’autodistruzione??? Da un punto di vista sociologico, il concetto di “sesso, droga e rock and roll” ha contribuito significativamente alla deriva di una generazione direttamente e indirettamente delle altre per effetto domino.

    ps: Fidel Castro è morto a 90anni, credo ci sia poco da piangere, io ci metterei la firma subito.

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      1. mio caro lo so anche io che la morte di Fidel ha un significato storico, sarà il futuro a dirci se positivo o negativo, infatti la sua dipartita ha diviso i Cubani, alcuni piangevano altri festeggiavano, in ogni caso, morire a 90anni è cosa buona a prescindere 😀 😉

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