Nel segreto dell’urna

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Dalle ultime elezioni americane ho appreso che i sondaggisti si sono laureati alla medesima università dei sismologi, data l’incapacità assoluta di prevedere i fenomeni di cui si occupano. Ho capito inoltre che “il segreto dell’urna” è il luogo più immorale che esista: quel posto dove, coperto dall’anonimato, ognuno di noi tira fuori il lato nascosto e inconfessabile di se. Lì, in fondo, diventiamo realmente noi stessi e votiamo in base alla rabbia e al rancore per le certezze perse, per la delusione dovuta alle promesse non mantenute e alle difficoltà crescenti di fasce sempre più ampie della società. Infatti, mentre alle interviste rispondiamo nel modo moralmente e politicamente più corretto, quando entriamo nell’ultimo spazio protetto dalla privacy  – ovvero la cabina elettorale – ci liberiamo delle belle teorie, delle belle idee e dei bei ideali. Concetti ormai svuotati di valore da una politica auto referenziata e distante dalla gente comune.

I valori comuni sui quali si sono fondate la cultura e la società occidentali, da quando, finita la seconda guerra mondiale, si è affermata la democrazia, non uniscono più: col tempo il loro insieme si è destrutturato, generando l’aggregazione del voto di un elettorato trasversale alle fasce sociali e alle etnie e di una classe media, che sta arretrando in modo preoccupante. A queste categorie non fotte più niente dei buoni ideali: siano essi la tutela del liberismo o della equa redistribuzione della ricchezza, dell’eco sostenibilità o del rilancio degli investimenti, dell’innovazione o dello sviluppo della cultura. Dirò di più: quando si elegge un milionario che basa la campagna elettorale su degli slogan orientati alla divisione e alla spaccatura dell’opinione pubblica, non si fa un voto di protesta, ma si chiede attenzione per essere rimessi in testa alla lista delle priorità, come lo si era dopo la guerra e tutto era da rifare, e lo si è rifatto con il nostro voto e con le nostre braccia.

Il tycoon Trump ha avuto la strada spianata contro la “vecchia politica” rappresentata da Hillary Clinton: altro che “primo presidente donna”! Semmai lei era “il meno peggio”. E poi, chi dice che  quanto accaduto sia il peggio? Insomma dopo avere auspicato che non vincesse Trump, ora che è diventato presidente, non mi sento di condannare chi ha fatto la scelta di votarlo. Anzi, alla fine li ho capiti ed ho capito che probabilmente è stato sostenuto da tanta gente “moderata” come me, nella quale mi posso riconoscere, avendo la loro medesima percezione del fatto che i governi si preoccupano sempre degli altri e non di me, che da cittadino e lavoratore sono l’elemento portante dello stato.

Probabilmente, se non avessimo questo opprimente senso di frustrazione, non si sarebbe perso (dentro la cabina elettorale) il valore della solidarietà e, se si evitassero i due pesi e due misure applicati tra noi e chi si aggiunge alle nostre comunità, ci potremmo riaggregare attorno ai valori fondanti dell’occidente e dell’Europa. Invece la miopia interessata, la demagogia intellettuale o la semplice ignoranza della classe politica ci hanno dimenticati, esasperandoci al punto che siamo disposti ad affidarci – anche un po’ ciecamente – al decisionismo o al promesso protezionismo di personaggi potenti e carismatici, apparentemente fuori dai vecchi giochi di potere, per poterne ricavare qualche vantaggio anche per noi.

Sostenere integrazione, accoglienza e multiculturalismo non deve significare che questi concetti devono stare in cima alla scala delle priorità e che noi dobbiamo cambiare abitudini a casa nostra. Di questo si dovrebbero accorgere i politicanti, cosiddetti “riformisti” e “progressisti”, se vogliono ricompattare la società e la cultura occidentale, attorno ai valori comuni di cui dicevo.  In fondo, era meglio il mondo dei blocchi e degli equilibri da guerra fredda, dove ognuno stava a casa sua e viveva come gli pareva o come gli era stato imposto dalla propria storia, della quale ogni popolo è sempre concausa. Cosa, quest’ultima, dalla quale non bisogna lasciarsi intenerire, perché si tratta di un passaggio obbligato, che ogni popolo deve fare per crescere e maturare culturalmente e guadagnarsi l’autonomia con le proprie mani.

Del resto, la storia mi insegna che nessuna cultura e nessuna democrazia sono mai state esportate, se non pagando un caro prezzo di sangue e senza avere raggiunto il risultato. Pensiamo alle conseguenze devastanti del tentativo di esportare il Cristianesimo, la nostra “democrazia” esportata dai missionari a partire dal cinquecento o come ancora cerca di fare l’Islam con noi. No, non va bene, cultura e democrazia sono semi da “colture autoctone” a chilometro zero da coltivare in loco, se si vuole che la pianta cresca sana; una pianta che non accetta innesti, i quali generano solo mostri, come credo che stia accadendo oggi in Europa, a causa di una certa interpretazione demagogica del concetto di multiculturalismo, alla quale io oggi mi dichiaro contrario.

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19 pensieri su “Nel segreto dell’urna

  1. Non saprei. Trump ha preso i voti della classe media bianca lavoratrice, ma non c’è nessuno di più lontano dal un ex operaio della Rust Belt di un imprenditore un po’ down by law e con i capelli improbabili.
    Come giustamente dici, ogni esperienza di democrazia è diversa, ma per dire noi avremmo potuto avvertirli che ci abbiamo provato, con uno così (capelli compresi), e non è andata proprio benissimo.

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    1. L’ho pensato anche io. Per vincere così ha preso anche voti dai latinos… quelli entrati in middle class. Io ho voluto evidenziare l’umore della gente comune, di un mood che investe anche l’europa. Gli unici in Italia a cavalcare questo sono Salvini e Meloni. Poi abbiamo la variabile m5s. Renzi, per cui simpatizzo, e l’europa tutta devono stare attenti. Uomo avvisato…

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  2. Sono abbastanza d’accordo. Non credo sia giusto demonizzarlo prima di averlo visto all’opera. Non si deve giudicarlo sulla base dei proclami populisti, altrimenti bisognerebbe giudicare qualsiasi politico mondiale sulla base delle promesse mai mantenute.
    Non credo nemmeno Trump sia un rischio per la stabilità mondiale. Ha promesso collaborazione a Putin, ha già in programma un incontro con il leader israeliano, credo abbia intenzione di sistemare la questione ISIS e Siria in collaborazione con Assad e con lo stesso Putin. A me tutto questo appare positivo, così come l’idea di allentare la presa sulla NATO.
    Mi piace meno la sua idea riguardo la riforma sanitaria voluta da Obama (che vorrebbe modificare o smantellare), e la sua visione sul problema ecologico, ma anche qui bisogna attendere, magari qualcuno potrà fargli cambiare idea.

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  3. Condivido pienamente. È un’analisi acuta ed ineccepibile. Troppi i torti subiti dalle classi portanti della società nel mondo occidentale. E troppe le mani messe in tasca a loro in cambio di nulla. Bravo. 😊

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  4. YEEEESSS!!! Grande!
    Hai notato come tutti dichiarino apertamente di votare “movimento 5 stelle” e nessuno invece “lega nord” o altri partiti di destra??
    Berlusconi quando ha vinto pare che si sia votato da solo: nessuno ha ammesso di averlo votato! Ma ha vinto.
    Salvini noooooooo…. è un pirla! No…. un buffone, nooo..! Però poi, in cabina elettorale………… 🙂

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  5. gli Americani sono terra che si fa rigirare dall’aratro ad ogni tornata elettorale. mi spiego, Obama aveva vinto perchè aveva portato in superficie le minoranze, i neri, gli ispanici, gli ultimi in genere, Trump ha vinto rivoltando la terra e facendo riemergere i bianchi di seconda fascia, i disillusi, i frustrati, gli sconfitti.
    concordo con te che la democrazia non è un bene esportabile e tanto meno imponibile dall’alto con le armi, ma in questo hanno sbagliato le amministrazioni, repubblicane e democratiche che si sono succedute negli ultimi vent’anni.
    detto questo, se Trump realizzasse anche solo un decimo delle promesse elettorali (deportazioni, muri, isolamento) sarebbe un disastro di proporzioni bibliche.
    ml

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    1. Quello che volevo dire è che non lo hanno votato solo i fascisti, ma gente normale che ha “mollato” e che va recuperata, fornendo risposte soddisfacenti, al limite essendo meno “buoni”.

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  6. Non ho fiducia nella presidenza Trump perchè dopo tanti esperimenti vissuti sulle nostre spalle mi pare chiaro che la politica, sopratutto la buona politica, non si improvvisa. I nomi che stanno emergendo per le cariche chiave sono eticamente improponibili.

    sheràbientot

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    1. Nemmeno io ho fiducia in uno così. Concordo con la tua considerazione. Nella mia riflessione intendevo mettere in evidenza che le persone votano in base al proprio singolo e spesso meschino interesse. Non più nel merito tanto meno nelle idee. Il nostro referendum ne è un esempio dove il fronte del no è disomogeneo nelle idee e compatto nel votare “no”, senza entrare nel merito.

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      1. Almeno tu usi il termine disomogeneo! Essere nello stesso treno o ristoranti o .. nn significa pensarla allo stesso modo o essere amici. Io voto No assolutamente convinta e il mio presente e passato testimoniano che so quello che faccio.
        Shetaxoragrazie

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