Io mi faccio i fatti miei

Risultati immagini per pellicola cinematograficaIo, generalmente, mi faccio i fatti miei; nonostante questo, però, non posso ignorare il set cinematografico della vita che mi gira attorno, dove ogni giorno si battono milioni di ciak. Sequenze di film apparentemente slegate, che qualcuno deve pur montare. Sono un cineasta post-realista, mi basta un niente per fare un film: un piccolo indizio e, in quella frazione di secondo, mentre la vostra figura transita davanti ai miei occhi, vi ritroverete protagonisti del soggetto del mio ultimo cortometraggio. Non importa che la trama abbia una rispondenza con la realtà, il cinema è fantasia ed immaginazione dove ciò che conta è quello che si vuole dire, raccontando – in pratica – se stessi. Potrei farne un mestiere, di questo mio dono, camminando lungo le spiagge assieme alle massaggiatrici cinesi, ai venditori napoletani di cocco o africani di monili, occhiali, cappelli e tessuti. Con voi, sotto l’ombrellone comincerei subito ad esaminare i fotogrammi della spiaggia, per una proiezione alla fine della quale sapreste tutto di tutti senza sapere niente.

Dissolvenza. All’interno dell’azienda dove lavoro, ci sono dei viali – non propriamente pensati per passeggiare – dove da qualche mese una graziosa giovane donna, proveniente da qualche ufficio di una altra palazzina, cammina invece molto spesso su e giù nervosamente, intrattenendo animate conversazioni telefoniche con un cinico lui o accompagnata da uno scudiero in camicia e cravatta. Mi è bastato sentire una volta quest’ultimo, che la sosteneva moralmente, dire di essere triste nel vederla sempre sofferente e priva di serenità, per individuare un caso molto semplice: si tratta di una donna che ha una relazione principale travagliata, potenzialmente con un uomo sposato, che – alla fine della fiera – se la scopa e basta. Il babaciu (trad. piemontese “pupazzo”) confessore, altro non è che uno sciacallo, pronto a scoparsela al primo cedimento causato dallo sconforto. A meno che, lei non ne sia perfettamente conscia, e allora sarà l’ingenuo babaciu ad essere usato come tappa buchi.

Cambio sequenza. In “zona” da me, da quattro anni, cioè da quando ho il cagnolino e lo porto a passeggio, ho notato una post-frikkettona sui 35 anni con gli occhialoni da intellettuale, che a sua volta passeggia con un cane anziano, leggendo un libro. Bene, la incrocio l’altro giorno con un tizio sui quaranta, che le stava spiegando  com’era andata la partita trasmessa in TV la sera prima. Ora, è evidente che siamo nella fase di addomesticamento della preda: lei, dopo averlo accalappiato, gli lascia credere che dopo lui potrà continuare a fare i cazzi che vuole. Il piciu (trad. piemontese “organo sessuale maschile”, più frequentemente usato col senso di “stupido”), ci cascherà sicuramente. Comunque, da quel momento, anche la passeggiata col cane ha cambiato i connotati ed ora lei è sempre col cellulare in mano al posto del libro e la voce, non più da acida zitella, ma da fidanzatina con la patatina calda-calda che ti aspetta. Il cane, poverino, se ne frega; cammina piano-piano e ne ha viste tante, ma conosce bene  la strada  e ormai è lui che porta a spasso lei.

Interno, ingresso appartamento, sera. Avevo avuto gente a casa e verso mezzanotte ci si stava salutando con quei cerimoniali che, non sai bene perché, ti trattengono nell’ingresso all’infinito per gli ultimi commenti, come non ci si dovesse vedere mai più. Fatto sta che con la delicatezza del piemontese che ti fa capire che è ora che te ne vai, ho aperto la porta per chiamare l’ascensore. Inaspettatamente, dato che non avevamo sentito alcuno schiamazzo, il pianerottolo era cosparso di borse, piene di effetti personali, le quali ostruivano il passaggio. Insomma, mentre eravamo lì e io spostavo la rumenta (trad. piemontese “cianfrusaglie”) per aprire il passaggio, si è aperta anche la porta del dirimpettaio e ne è uscita una purilla (trad. piemontese “ragazza”) che, scusandosi, ha messo fuori un altra borsa. Dalle borse facevano capolino: un fon, delle scarpe, un beauty, indumenti vari e altre tipiche cose femminili; colpiva, in verità, la presenza di alcune padelle, alle quali non ho saputo dare spiegazione. Si trattava, evidentemente, della tipa del vicino e io, avendo intuito tutto con una frazione d’anticipo rispetto agli altri, ho fatto cenno, come nel mio stile riservato, di farsi gli affari propri. Anche qui tutto troppo semplice, ci sarete arrivati anche voi. Infatti,  da alcune settimane avevo notato che, essendosi trasferiti i genitori di lui nella casa di campagna, come consuetudine nel periodo estivo, il figlio, che ancora vive coi genitori, aveva pensato bene di “portarsela” in casa. Grave errore, perché in breve tempo si è consumato il golpe e lei ha cercato di prendere il controllo totale di tutti i punti nevralgici dell’appartamento; allora lui le avrà fatto notare che non era il caso di modificare la disposizione pluriennale organizzata dalla mamma nella propria casa e i consolidati ritmi di vita del maschio mammone-single. A questo punto i più penseranno che lui l’abbia sbattuta fuori: manco per niente, è lei che ha deciso di andarsene, ricorrendo al più abusato e femminile degli effetti cinematografici. Due i motivi: affermare la propria inamovibilità di opinione e vedere se lui si sottomette richiamandola in ginocchio chiedendole perdono. Poi, ho chiuso la porta e sono partiti i titoli di coda del film, perché io – come consuetudine – mi faccio i fatti miei. Chiaramente, ogni riferimento a fatti e personaggi è voluto e arbitrariamente farcito di congetture e stereotipi, per rendere consolatorio l’epilogo del film.

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22 pensieri su “Io mi faccio i fatti miei

  1. Si evincono alcuni aspetti peculiari della vita sociale:
    – decidono sempre le donne
    – fanno loro il bello e il cattivo tempo
    – la figura da ‘pupazzi’ la facciamo sempre noi maschietti
    – però alla fine hanno bisogno di noi
    – oppure no?

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  2. sorrido ancora adesso per il “Babaciu” (anche io sono piemontese…) e penso che molto spesso anche le persone che tentano disperatamente di fare gli affari propri sono in qualche modo costrette a sorbirsi parte di quelli altrui.Premesso che il cellulare può essere utile,capita molto spesso di incontrare gente che ad alta voce sta litigando con la dolce metà tramite smartphone o raccontare agli amici i dettagli dell’ultima conquista…Personalmente mi dà fastidio ascoltare come mi darebbe fastidio raccontare i fatti miei,ma in quest’epoca così facebookiana e twitteriana alcuni non distinguono più cosa è social e cosa è privacy
    Buona giornata! 🙂

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    1. Guarda, dal racconto ho forzatamente omesso due episodi, di cui uno di una amante incazzata con lui al telefono, gridando in strada, perché dava troppo retta o attenzione alla moglie. Non l’ho inserita perché non l’avevo mai vista e mi mancavano i contorni generali del personaggio… poi c’è anche la maestrina matura col cavalier servente… per il resto hai troppo ragione!

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      1. La mia Sally non è sterilizzata ma non le farò fare dei cuccioli di cui perderei traccia e poi come tu saprai sono pieni di energia anche se di taglia piccola e qualche sprovveduto quando se ne rende conto se ne libera!
        Salutibaubauosi

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