La più bella sconfitta

Passatemi questo paradosso; il fatto è che sono rimasto colpito dalle lacrime dei calciatori azzurri e del commissario tecnico Conte. Non perché sia stata una cosa eccezionale, altresì per la normalità di quei sentimenti. Per quanto mi riguarda, in passato ho già avuto modo di schierarmi in posizione neutrale rispetto al professionismo sportivo super-pagato, pertanto credo alla veridicità di quelle lacrime, che anzi fanno capire, a mio avviso, quali siano le qualità di Conte come motivatore, ancor prima che come allenatore. Innanzitutto è stato bravissimo a scegliere gli uomini, prima dei calciatori, perché è con quelli che si forma un gruppo per sviluppare un progetto, la cui realizzazione nel recente passato si è dimostrata impossibile con calciatori dotati tecnicamente, ma assolutamente inadeguati come uomini.

A me pare che in questa storia della nazionale ai Campionati Europei di quest’anno, ci stiano dentro dei concetti di valore assoluto, tanto da farmi definire questa avventura azzurra come “la più bella sconfitta” mai subita dalla nazionale. Quanto è stato bello vedere Buffon salutare i tifosi abbracciandoli: un atto di grande rispetto e umiltà, checché ne possano pensare e dire del calcio – e di qualsiasi tipo di passione popolare – certi detrattori, magari apprezzabili intellettuali, ma sicuramente presuntuosi. Al contrario, in barba a chi crede che i professionisti super-pagati siano sempre e solo dei mercenari, abbiamo visto come un gruppo di persone di qualità possa essere coeso e giocare alla pari dei campioni del mondo. Motivo, questo, per il quale non si può ignorare, ancora una volta, che lo spirito portato da Conte in nazionale ha le sue radici nelle caratteristiche societarie della Juventus, tanto da farmi affermare, che se tutte le volte in cui la nazionale si è comportata bene il blocco era juventino, un motivo c’è e non lo si può più considerare un caso. Per questo a noi juventini capita di identificarci con la nazionale, come fosse un estensione della nostra squadra del cuore. Del resto è la storia del calcio nostrano a fare spesso sovrapporre le due cose, anche se, parlando di nazionale, bisognerebbe mettere da parte, sia il campanilismo calcistico, che l’anti-juventinità.

Se visitate il museo storico allo Juventus Stadium, a conferma di quello che dico, potrete trovare una frase appesa al muro, assieme ad altre dichiarazioni famose e alle foto dei giocatori che hanno fatto la storia della squadra:

“Qui bisogna lottare sempre e quando sembra che tutto sia perduto, crederci ancora, la Juve non si arrende mai – Omar Enrique Sivori”

Forse perdonerete, o forse no, questa mia presunzione, da non prendersi come arroganza; è che a noi gobbi della Juve fa piacere e ci rende orgogliosi. Con questo non nego il contributo degli altri club alla nazionale, ci mancherebbe, solo che mi piaceva rimarcare questo sentimento ora, proprio dopo aver perso, piuttosto che nel modo più facile, dopo aver vinto. E poi, suvvia, sorridiamoci sopra un po’.

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19 pensieri su “La più bella sconfitta

  1. Anch’io amo il calcio, ma seguo quando possibile anche altri sport di squadra.
    E’ molto naturale, negli altri sport, trovare lacrime sincere anche dopo una sconfitta e vedere i tifosi applaudire anche in caso di KO. E’ solo nel calcio che manca la cultura della sconfitta, e per questo un po’ ci meravigliamo dell’abbraccio dei tifosi dopo una eliminazione.
    IMHO, of course.
    Ciao

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  2. Vero che sono strapagati, ma per arrivare a quei livelli avranno sputato sangue, tutta la loro vita gira attorno a quello, bisogna pensare a tutta la salita (non guardarli solo ora che sono arrivati), gli allenamenti, i sogni, ecc.
    Quando tutto questo crolla dopo una partita che non finiva mai (ma quanto è andata avanti, in tutto?) a causa di un cazzo di rigore….. beh…. a certi livelli non sia arriva per i soldi.
    Poi quando c’arrivi i soldi li prendi e te li godi pure, ma se lo fai per i soldi non riuscirai mai ad arrivarci.

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