Maschilismo 4.0: il Manifesto di Teo

“Sai…” mi disse, con aria seria “La stagione 2015-2016 si sta concludendo con un bilancio drammatico.” “Ma tu sei della Juve, di cosa ti lamenti?” “Macché, non mi riferisco al campionato, sto parlando di relazioni: abbiamo avuto molte perdite, almeno cinque uomini sbattuti fuori casa!” “Cosa?! Cinque? Non lo sapevo, ma che diavolo sta succedendo?”.

Teo queste cose le patisce, gli tornano alla mente i tempi peggiori, quelli trascorsi agli arresti domiciliari del matrimonio: “Succede che alle signore non importa più un cazzo dei sacrifici che facciamo per tenerci stretto il lavoro. Sì, come se ci divertissimo a viaggiare per visitare fornitori o clienti, senza considerare che lo facciamo per la famiglia, per loro!” “Amaro a dirsi, ma stavolta hai ragione da vendere…” “Proprio perché la parità sul lavoro ancora non è compiuta, ci dovrebbero sostenere per condividere l’impegno, invece di essere contro di noi. I datori di lavoro sanno che siamo il reddito principale e se ne approfittano ricattandoci, cosi ci troviamo in mezzo a due fuochi: peccato che quello delle compagne sia un fuoco amico.” “Fuoco amico un cazzo!” Puntualizzò lo Gnomo, che nel frattempo ci aveva raggiunto assieme a Pepelion e Charlie Flicks, dando il via alla rievocazione di ritorsioni e boicottaggi subiti tra le mura domestiche, al ritorno dai viaggi di lavoro. “Il peggio è che spesso sono sobillate dalle amiche, ciniche ideologhe di folli teorie – alla stregua dell’Hitler de “Il lavoro rende liberi” scritto all’ingresso di Auschwitz – secondo le quali l’uomo lo riconquisti privandolo della sua sfera di interessi, ovvero facendoti odiare. Ma come possono pensare di aggiustare un rapporto in questo modo!” A quel punto Charlie, col suo candore aggiunse: “Sono perennemente insoddisfatte e danno sempre la colpa a noi, ma almeno sapessimo cosa vogliono… io ci provo sempre faccio di tutto, ma in realtà la situazione peggiora ogni volta!” “Non lo sanno nemmeno loro…” Commentò sconsolato lo Gnomo. “La verità è che invecchiano e non riescono ad accettarlo…” fu la conclusiva pillola di saggezza sparata da Pepelion.

Restammo un attimo in silenzio cercando di metabolizzare i concetti espressi, poi rivolto a Teo, presi la parola: “Sai già su cosa ci attaccherebbero in questa conversazione, vero? Per la famiglia e i figli, loro fanno più sacrifici di noi, che siamo deboli sotto questo aspetto. Non siamo vigliacchi o egoisti, ritengo piuttosto si tratti di una questione atavica… l’uomo senza i propri spazi si spegne… generalmente non ci lamentiamo con loro, ci chiudiamo, pensando di proteggerle dai nostri problemi e di essere apprezzati per quello sforzo. In realtà ai loro occhi risultiamo freddi e indifferenti, così cominciano a sentirsi sole e trascurate. Noi pensiamo e vediamo le cose diversamente: consideriamo le loro priorità, in quanto inevitabili aspetti della vita, delle stupidaggini e quando se ne lamentano le minimizziamo, rinforzando così la loro frustrazione.” “Un meccanismo perverso, il rovescio della medaglia della parità. Giustamente, non accettano più il ruolo di custodi del focolare…” Incalzò lo Gnomo con un sorrisino amaro. “Questo spiega il perché di tanti caduti. Sono tutti figli di una generazione di mezzo: come l’uomo di Neanderthal, che non seppe sopravvivere al mutamento e fu soppiantato dall’Homo Sapiens, più astuto e adattabile ai cambiamenti.” Fece Pepelion in veste di antropologo, seguito da Charlie, preoccupato e con un pizzico di fatalismo: “Allora ci estingueremo a favore di un maschio più sensibile. Del resto, le rivendicazioni femminili e l’ascesa al potere di gay e lesbiche, non ci lasciano chance.” “Hey, ragazzi!” Dissi, con orgogliosa reazione. “Non abbiamo mica ammazzato nessuno. Noi stiamo cambiando. Sono loro che sono troppo esigenti con se stesse e vivono per ottusi dogmi. Loro son quelle per le quali, l’amica è tale fino a che non la tradirà, mentre per noi un amico è per sempre. A noi non può essere negato il pragmatismo, mentre loro non sanno nemmeno convivere con i loro sbalzi umorali. Noi siamo il loro capro espiatorio e questa è un ingiustizia!

Le mie parole ebbero l’effetto di scuotere l’amor proprio di Teo, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio: “Ve lo dico io cosa dobbiamo fare: dobbiamo combatterle con lo strumento più democratico che c’è: il referendum.” A quella affermazione ci guardammo abbozzando un sorrisino compiaciuto e sarcastico al tempo stesso, mentre lui era un fiume in piena: “Mobiliteremo il club, metteremo dei banchetti, useremo la rete, andremo da Fazio, da Giletti e dalla Gruber. Signori, daremo inizio ad una rivoluzione: il Maschilismo 4.0, il maschilismo illuminato, il maschilismo buono, il maschilismo dal volto umano!” La sua espressione aveva assunto i connotati del combattente per la libertà, il dito puntato in aria indicava la direzione da prendere e gli occhi gli luccicavano. Il nostro applauso e le urla di entusiasmo furono così dirompenti ed unanimi da coprirne perfino le ultime parole, come avviene quando le folle acclamano il proprio comandante carismatico.

Qualche giorno dopo si presentò col testo di un manifesto rivendicativo, sintetizzato in cinque punti, che prese a leggerci con orgoglio ad alta voce:

Leggi qui “Il Manifesto di Teo”

Il Manifesto di Teo

E alla fine, con enfasi, declamò: “Bene, mettiamo in moto la macchina organizzativa e salviamo i nostri ragazzi!” L’atto fondante del movimento per la liberazione era compiuto.

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3 pensieri su “Maschilismo 4.0: il Manifesto di Teo

  1. “Sono perennemente insoddisfatte e danno sempre la colpa a noi, ma almeno sapessimo cosa vogliono… io ci provo sempre faccio di tutto, ma in realtà la situazione peggiora ogni volta!
    Santa verità.
    E bisogna stare ben attenti a cercare di accontentarle: primo perchè tanto saranno comunque scontente per qualcos’altro, secondo perchè ogni cosa in più che farai diventerà ben presto una cosa normale e dovrai quindi farla per sempre!!!

    In generale io penso che tutto questo buonismo moderno distruggerà il mondo: le donne, gli africani che muoiono di fame….
    Tutto questo buonismo è un agire contro natura. La natura (o “Dio”, che però non viene mai preso in causa per le cose brutte) è spietata, spietatissima!
    E per capire i ruoli di maschi e femmine basta osservare gli animali.

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