Un nuovo inizio

I bambini di oggi sono molto diversi da quelli di ieri. Mi paiono tutti iperattivi, irrispettosi, annoiati e allergici alle regole. Sì, lo possiamo davvero dire: una volta era diverso. Io ho dei ricordi nitidi della mia infanzia e i primi due elementi di diversità che mi vengono alla mente sono: la minor presenza di stimoli dall’esterno e la minor frenesia imposta dai ritmi della vita di allora. Ci voleva più tempo a fare qualsiasi cosa, non solo per l’assenza della tecnologia, ma perché si rifletteva di più su quello che si faceva e sul perché. Erano azioni e non reazioni. C’erano meno televisione, niente internet e niente social; per contro ci si vedeva e incontrava per parlarsi e conseguentemente si dava più valore al tempo trascorso assieme. In quel contesto i bimbi avevano la possibilità di comprendere i concetti più profondi, quelli che costituiscono le radici di quella pianta, in continua crescita, che è l’educazione.

Oggi no, il mondo corre veloce e per non essere in ritardo si è costretti, per forza, a perdere qualcosa per strada. Per questo motivo, allo scopo “darwiniano” di rimanere competitivi, nell’ambito della selezione tra simili, i piccoli devono essere reattivi ed imparare in fretta ciò che serve nel mondo che abbiamo creato. Simbolo di questa velocità è internet, con cui sta crescendo, secondo certi studi, una generazione di analfabeti funzionali, persone che sanno leggere, ma non sono in grado di capire un testo complesso scritto e, quando arrivano alla terza riga di un articolo, perdono il senso di ciò che stanno leggendo. Individui superficiali, che percepiscono il mondo paragonandolo esclusivamente alle proprie esperienze dirette e incapaci di elaborare analisi generali, astratte e profonde. Il sapere ed il merito delle cose non valgono più nulla: i soldi, l’apparire, l’essere maniaci della modernità tecnologica, sono le uniche cose che contano. Per il resto, sotto al vestito, niente.

Non rimane più nulla da fare, a meno di auspicare una fine per azzerare tutto: un diluvio universale, una guerra mondiale o la morte del pianeta preceduta dalla fuga su un altro sistema solare. In realtà, non so esattamente cosa augurarmi, perché ognuna delle ipotesi citate cela il rischio della scomparsa della specie umana o del pianeta stesso: tuttavia solo così può avvenire una drastica riconduzione dell’umanità all’essenziale e ai bisogni primari, dove la parola “valore” si riappropria della sua dignità. A nulla servono terabytes e terabytes di memoria informatica, se poi la memoria collettiva è andata persa con le sue cose migliori. L’unica speranza rimasta, è che quei bimbi, quelli che avranno in mano le sorti della specie e del mondo, sappiano di nuovo imparare tutto daccapo, per un nuovo inizio.

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7 pensieri su “Un nuovo inizio

  1. Purtroppo hai perfettamente ragione. Una piccola storiella, l’altro giorno con mio figlio quindicenne che si stava appassionando alle avventure degli Avengers gli ho detto, “sono trent’anni (in realtà di più) che leggo i fumetti della Marvel, non li hai mai neanche sfogliati!”
    “Ma perché i fumetti sono noiosi!”
    Ecco, neanche più i fumetti riescono a seguire!

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  2. Mio figlio ha quasi 14 anni, è bravo a scuola, ottiene voti molto alti.
    Ma, e non vale solo per lui ovviamente, le conoscenze del mondo sono davvero molto ma molto limitate.
    Non che io a 14 anni fossi un mostro di conoscenza.
    Ma ai nostri tempi c’erano i libri, c’erano i pomeriggi passati a dialogare con gli amici, c’era quella voglia di conoscere che forse oggi si è persa.
    Vedo che tutti (ripeto: tutti) i ragazzini affidano il loro tempo a smartphone e tablet, passando il tempo in modo molto infruttuoso. Ma forse, proprio a causa del bombardamento di informazioni che si ha al giorno d’oggi, da parte dei ragazzi c’è un rigetto nei confronti di un mondo che loro in parte credono (erroneamente) di conoscere già, e da cui in parte non se ne sentono assolutamente attratti.
    Viene a mancare quella forma di curiosità che ha sempre alimentato il nostro (di noi 40-50 enni) modo di porsi nei confronti della realtà.
    Ed è un peccato. Per loro.

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  3. Penso che un discorso del genere sia stato fatto fin dai tempi del primo homo sapiens, a ogni cambio di generazione.
    Il mio bis nonno l’avrà pensato riguardo la generazione di mio nonno perchè nel frattempo s’è diffuso il motore a scoppio; mio nonno riguardo la generazione di mio padre perchè c’è stato il boom del dopoguerra e s’è iniziato a vedere la vita anche come un divertimento e non solo come un continuo sacrificio con il paradiso come unico scopo; mio padre riguardo la mia perchè ci vedeva col commodore64, ecc ecc.

    Di fatto è tutto vero! Del resto vorrei vedere quanti di noi Europei sopravviverebbero per più di un paio di giorni se si ritrovassero improvvisamente a vivere come l’uomo primitivo, dispersi in una foresta siberiana o canadese.
    Agli occhi degli uomini primitivi (o di popolazioni attuali di altri paesi del mondo) noi siamo un branco di fichette.

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  4. Non c’è nemmeno bisogno di vivere come primitivi dispersi nella foresta, basta che manchi l’elettricità per due giorni. Se ci ritrovassimo improvvisamente senza tutte le comodità moderne – includendo acqua corrente, gas ed elettricità – sopravviverebbero solo gli ultra sessantenni e i primi a morire di stenti sarebbero gli adolescenti.
    Che allegria eh?!?
    Comunque, più che la distruzione del pianeta sarebbe auspicabile l’estinzione della specie umana, visto che ha dimostrato di essere dannosa per sè e per tutte le altre forme di vita.

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