La sfiga non esiste

Per un mese era filato tutto liscio, fino a quella mattina in cui salgo in macchina, giro la chiave per andare in stabilimento e mi si accende la spia di avaria della pressione degli pneumatici. “Ma guarda questi della Hertz, mi hanno dato la macchina senza il liquido lava vetri, con la regolazione dei fari che non funziona e adesso pure le ruote sgonfie!” – ho borbottato tra me e me – “Le controllerò prima di tornare a casa, a Torino.” Infatti sei giorni dopo, dal benzinaio per fare il pieno, le controllo: solo la posteriore destra è sgonfia, ma a occhio e in marcia non si notava. Parto, viaggio tranquillo, sono con la famiglia e quindi ci si deve fermare un po’ più spesso, ma non c’è fretta. Il cagnolino sonnecchia, la nonna non tace mai, il bimbo è tranquillo, la moglie un po’ meno. Ottocento chilometri scivolano tranquilli e, mentre sto pensando al fatto che il PC del lavoro si è bloccato a cavallo del week-end e non potrò sperare che me lo riparino prima di martedì, penso anche al fatto che me l’avevano cambiato solo un mese prima, perdendomi dei dati. Immerso in tali pensieri, mi auto-compiaccio del fatto che la sfiga non esiste e che sia la mia pigrizia nel fare i back up, la vera ragione della mia sventura informatica. Così immerso, dicevo, come al solito sbaglio strada e tiro dritto verso Milano: poco male ormai cambia poco in termini di chilometri, non vale la pena tornare indietro.

Giunto in prossimità di Cigliano, nel vercellese, un rumore sordo arriva dal posteriore dell’auto. Guardo nel retrovisore, non vedo alcun oggetto saltellare alle nostre spalle. Rilascio l’acceleratore, sto sorpassando a centocinquanta. Sento ancora lo stesso rumore, ma più lungo. Decelero e comincio a spostarmi a destra. Mentre la moglie grida, penso alla gomma e al fatto che mia madre (ottantasei anni) “l’aveva detto”. Una frazione di secondo e la gomma scoppia definitivamente mentre sono a centodieci, l’auto scoda, resto fermo, correggo il minimo: direi, accompagno. Meno male che è la posteriore. Il bimbo dorme, il cane non fa una piega. Riprendo il controllo: un cartello indica la stazione di servizio a mille metri. Mentre nel frattempo madre e moglie già m’intervistano per entrare nella notizia: “Ma cosa, ma come, perché,  sei sempre il solito, te l’avevo detto…” Per fortuna l’uomo ha un difetto, che nei momenti di difficoltà si trasforma in una grande qualità: concentrarsi su una cosa sola ed estraniarsi dal resto, perché sa che se in quel momento si distrae, ne va della vita di tutti. Non pretenderò mai che delle donne lo facciano o lo capiscano, io ho un obiettivo da perseguire: salvare un bimbo e un cane.

Non mi capitava di bucare una gomma da quando c’erano ancora i cric normali. Sì quelli che si potevano dare sulla testa ai rompicoglioni. Inizio a cambiarmela da solo, al tempo stesso mia moglie chiama il benzinaio. Non perché pensa che io non sia capace, ma per farmi dare un aiuto. La ringrazierò anche: alcuni anni fa l’avrei mandata affanculo. Quanto sono migliorato, vero, ma morirò e la cosa continuerà a darmi fastidio. Dopo venti minuti e dieci euro di mancia al ragazzo siamo di nuovo in marcia. Non posso che ritenermi fortunato: ancora una volta si dimostra che la sfiga non esiste, anzi, evitata la disgrazia sono stato davvero fortunato, però nasce un problema: devo farmi sostituire la vettura dalla Hertz ed è sabato sera. Giunto a casa, chiamo la compagnia di noleggio e tra una selezione e l’altra dell’operatore automatico, che riascolto due o tre volte. L’opzione quattro, è quella dei guasti e dell’assistenza. Per ultima la più importante, per prime le offerte commerciali. Ma brutti bastardi a voi non capita mai di avere bisogno dei servizi? A voi va sempre tutto bene? Dulcis in fundo ogni volta l’operatore mi risponde che loro possono solo mandarmi il carro attrezzi; ma io dovevo assicurarmi di avere una vettura sostitutiva per la mattina dopo! L’ultimo finalmente ha l’illuminazione di dirmi che dovrò recarmi a Caselle dove di domenica c’è l’unico autonoleggio della compagnia aperto. Mi tranquillizzo e l’indomani mattina, durante il tragitto provo e riprovo a richiamare quel maledetto “011” e mi rispondono sempre quelli del call center dell’autosoccorso. Cazzo, ma io devo parlare con l’ufficio di Caselle! Sarà mica chiuso? Mica posso viaggiare col ruotino fino a Termoli! Va bene, andiamo a vedere. Metto la macchina nel parcheggio e mi presento di fronte all’ufficio.

Dietro al bancone una giovane signora dall’aspetto trasandato sta conversando di fatti personali al telefono (lo “011”, appunto). In testa ho le signorine strafighe degli autonoleggi degli aeroporti tedeschi, con i loro tailleur eleganti col tacco ed i modi gentilissimi. Sanno di avere a che fare con gente che viaggia, stanca e sfatta. Un po’ come me, che in due giorni devo fare milleottocento chilometri. Sono fermo ad un paio di metri dal bancone, in attesa del cenno. La signora, mi ignora. Mi avvicino e mi appoggio al bancone: la signora senza guardarmi allunga la mano per prendermi distrattamente i documenti del veicolo. Io li ritraggo e attiro forzatamente al sua attenzione: “Guardi, che le devo spiegare, non devo solo restituire la vettura.” Lei alza gli occhi al cielo con espressione di scazzo. La stessa delle ragazzine scocciate quando un adulto le annoia oppure un ragazzo imbranato le approccia con una battuta da sfigato. A quel punto è stato come se l’impiegata avesse acceso la luce in un ambiente saturo di gas: mi è partito l’embolo e sono esploso. Non ricordo esattamente cosa le ho detto, sicuramente degli epiteti, ma non le ho dato della puttana, perché dal mio punto di vista sarebbe stato un complimento per sottolineare le sue virtuose e fantasiose capacità amatorie. No, le ho negato anche quello. Ricordo solo che lei mi risponde e mi dice: “Ma chi si crede di essere?” “Un coglione come te, e tu i coglioni come te li devi rispettare e non fare quell’espressione scocciata di cazzo, perché ti stai facendo i cazzi tuoi al telefono!” Fine del film e nel silenzio reciproco mi ha dato una vettura. Mentre me ne vado mi compiaccio ancora del fatto che tra fortuna e sfiga non c’è differenza: entrambe non esistono, ma anche se esistessero, la loro imponderabilità renderebbe vana l’illusione di dominarle. Esistono invece i coglioni, le minchie salate e le teste di cazzo, ma di quelli non riesco proprio a farmene una ragione.

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