E basta, ci avete rotto!

Mi permetto di usare la prima persona plurale nel titolo, perché credo di interpretare il sentimento di parecchie persone; non voglio nemmeno definirlo pensiero, per non dare troppo peso ad un argomento del quale mi vergogno di essere costretto a dover parlare. Finiamola, siamo stufi di sentirci vivisezionati da segaioli mentali di ogni genere!

Lo spunto per la protesta mi viene da un mio idolo, Claudio Marchisio, il quale, per commentare un episodio della partita Inter-Juventus, ha recentemente twittato: “Telecronaca fatta da un non vedente!” Non è, ovviamente, dell’episodio sportivo commentato, che ho intenzione di disquisire, ma della permalosità e mancanza di spirito di certa parte della società, sempre pronta a scandalizzarsi per le presunte discriminazioni, in ogni settore e di ogni tipo dialettico, inventandosi – di sana pianta – dei principi etici artificiosi, giusto per riempire la propria vuotezza. Un altro esempio è quello dell’allenatore del Napoli Sarri, che da del ricchione a quello dell’Inter Mancini. Non ci trovo assolutamente nulla di male, se non nel rilevare che il primo non è certo un lord e il secondo poteva avere il buon gusto di non enfatizzare la cosa, facendo la spia come fa un bimbo con la maestra. Insomma la frase è volgare ma non offensiva, suvvia! Perché mi arrabbio? Perché le dico anche io queste cose e proprio per questo affermo che lungi da me – e da coloro che qui rappresento – offendere o discriminare.

E quegli altri? Quelli che dicono dei veri e propri obbrobri, come “avvocata” o “ministra” e via dicendo. Parole che suonano malissimo e poi – dico io – i mestieri: in un mondo dove ci si riempie la bocca con la parità di genere (tanto che ne stiamo inventando di nuovi) si cerca di dare un genere anche a cose, che per loro natura non ce l’hanno! Dovremmo anche noi adottare i pronomi neutri, senza genere, come fanno gli inglesi, così la finiremmo di dire queste fesserie. E poi ci son quelli dei giri di parole e dei neologismi per definire i vari tipi di disabilità. Sarebbe come se nel mio caso, che da una vita vengo preso in giro per certi miei difetti, con tale approccio fossi stato apostrofato come “diversamente capellone” e “diversamente magro”. A parte che sono solo un po’ sovrappeso, meno male che non mi è mai capitato di trovarmi al cospetto di una partner troppo pretenziosa, se no mi sarei sentito dire: “Però potevi avvisarmi di essere diversamente superdotato. A voi immaginare se in difetto… o in eccesso. 🙂

Va bene, stavo scherzando. Comprendo benissimo che essere disabile generi disagi, limitazioni e sofferenza: ma non solo, perché, non di rado, queste persone ci insegnano come si affronta la vita; loro per primi, probabilmente, sanno che un po’ di autoironia dobbiamo cercare di averla tutti, con o senza disagi. Forse, però, pensandoci adesso, questa qualità è solo una categoria a non averla: quella che come limitazione, ha la mancanza di intelligenza.

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10 pensieri su “E basta, ci avete rotto!

  1. No, non è facile essere disabile, soprattutto quando le peggiori barriere da abbattere non sono quelle architettoniche, però è vero che un po’ di autoironia non guasta … certo non è da tutti averla … l’hai detto anche tu, ci vuole una certa base di partenza … l’intelligenza. 😉

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