La riunione

totopeppino

Circa tre anni fa, in una di quelle giornate particolari e un po’ grigie, nelle quali l’umore non è dei migliori, convocai una riunione dell’ufficio per presentare un lavoro fatto, ma l’esito non fu proprio dei più brillanti. L’atmosfera delle riunioni interne è sempre decisamente rilassata, ma quella volta forse esagerammo, tanto che quasi sembrava di essere in una di quelle classi dove il maestro ha perso il controllo della situazione e ci mancava solo che cominciasse a volare il materiale scolastico da una parte all’altra.

Insieme a me, protagonista della riunione fu il Bersagliere. Per inquadrare il personaggio, vi dico che “bersagliere” lo è stato per davvero e che non si perde un adunata. C’è stato un certo periodo, in cui, durante la pausa pranzo, si metteva in piedi davanti allo schermo con le cuffie in testa per ascoltare e guardare “non si capiva bene cosa”. Da distante, essendo lo schermo praticamente nero, non si vedeva nulla; ma tutti i giorni, ad un certo punto partiva la marcia dei bersaglieri ad un volume che usciva dalle cuffie e riempiva la quiete della pausa dell’open space. Dopo una settimana non ce la feci più: mi alzai e mi avvicinai a passo di parata dicendogli: “Adesso, mi devi spiegare cosa cazzo stai guardando tutti i giorni, che culmina sempre con ta-ta ta-ta-ta ta-ta ta-ta-ta…” Il Bersagliere mi guardò con candido stupore, mostrandomi la collezione dei DVD dei raduni del suo prestigioso corpo di appartenenza – schierati in bell’ordine sulla scrivania – relativi agli ultimi “non so quanti anni” e disse: “Li sto guardando tutti e la musica che senti è quella di quando facciamo la sfilata di corsa e suoniamo. Ci sono anch’io che suono.” Concluse con orgoglio. “Ah, però! Quanti sono?” “Otto DVD da un ora, un opera completa.” Non ebbi parole e in silenzio tornai mestamente alla scrivania pensando tra me: “Robe da matti… neanche la corazzata Potemkin!”

Insomma, tra me e lui, a volte sorgono delle vere e proprie incomprensioni. Lui rigido e schematico ed io che faccio davvero tanta fatica a concepire che per fare una riunione, tra i membri di un ufficio, si debba seguire una procedura di prenotazione per una sala, quando invece avremmo solo bisogno di un cazzo di tavolo attorno al quale sederci per parlare. Fatto sta che un giorno…

Orario previsto della riunione convocata da Papillon, ore 9:00.

Ore 8:56 – Bersagliere si aggira inquieto col PC sottobraccio cercando la sala riunione; dopo essere entrato nella sala B19, ne viene cacciato dagli occupanti.

Bersagliere a Papillon, con faccia da culo: “La sala B19 è occupata…” 

Papillon, convinto di uno scherzo di cattivo gusto, a Bersagliere con rabbia: “Ma vaffanculo!”

Bersagliere a Papillon con faccia da culo e tono canzonatorio: “Controlla e vedrai!”

Sopraggiunge il Ciccio che cerca di fare comprendere il malinteso a Papillon e, con sorriso sarcastico, apostrofa: “Guarda che nella convocazione hai scritto B19.”

Papillon ignora i moniti, pensando ad una combine e continua a camminare dirigendosi verso la B60.

Papillon a Bersagliere con tono perentorio: “Vatti a sedere che mancano ancora tre minuti, non fare perdere tempo.”

Sopraggiunge sull’uscio della sala il Panzone e dice a Papillon (che glielo aveva precedentemente comunicato a voce): “Allora confermi la B60?”

Papillon, per farsi sentire dai colleghi già schierati dentro la B60, con decisione ribadisce: “Sì. E’ tutto a posto.”

Compare improvvisamente il Capo, che allo zittirsi intimorito dei subalterni, replica a Papillon con tono lapidario: “No, hai scritto B19.”

Bersagliere a Papillon con aria di soddisfazione e rivalsa: “Questo è proprio un colpo alle reni…”

Papillon a Bersagliere con tono piccato e forzatamente calmo: “Tu vai a sederti che non ti si sente parlare per giornate intere e adesso vieni qui a rompere i coglioni. Adesso annullo la riunione, così non mi rompete più il cazzo.”

Lo Gnomo comincia a ridacchiare sarcasticamente, godendo da par suo delle disavventure altrui; il Ciccio gli consiglia di non scherzare col fuoco, perché  data la tensione del momento Papillon non la prenderebbe bene.

Papillon invia annullamento riunione in diretta, seminando lo sconcerto tra i partecipanti.

Lo Gnomo, ignorando il monito del Ciccio finge di non capire e, con la solita espressione di chi cade dal pero, chiede : “Ma cosa sta  succedendo?”

Papillon vorrebbe riempirlo di mazzate ma si controlla e digrigna a denti stretti: “Tu stai zitto che sei come l’altro!”

Il Capo, che nel frattempo stava rispondendo alle email in tempo mascherato, consiglia una breve pausa.

Ore 9:10 – Pausa caffè di 13 minuti per stemperare la tensione; i colleghi ridacchiano per l’approssimazione nell’organizzazione della riunione.

Ore 9:23 – I partecipanti si presentano alla spicciolata, di nuovo in sala B60, chiedendo se la riunione è stata annullata, mentre permane incertezza nel gruppo.

Papillon  “arrotola” le orecchie sotto lo sguardo severo del Capo e conferma che la riunione avrà svolgimento.

Il Bersagliere si presenta in sala per ultimo.

Papillon, prima di cominciare, si rivolge al Bersagliere fulminandolo con lo sguardo: “Tu puoi anche stare fuori che mi fai solo un piacere.”

Bersagliere: “Non c’è problema, se non sono gradito me ne vado.”

Colleghi a Bersagliere: “Ma dai! Non prendertela…”

Bersagliere a colleghi: “Perché dovrei restare?”

Il Capo interviene perentorio: “Perché te lo dico io!”

Anche il Bersagliere “arrotola” le orecchie e si unisce, muto, alla riunione.

Ore 9:30 – Inizia riunione vera e propria. Colleghi iniziano fuoco incrociato di osservazioni al lavoro di Papillon.

Lo Gnomo, con la solita espressione di cazzo, a Papillon: “Lì non hai indicato cosa bisogna fare.”

Papillon allo Gnomo con finta calma: “Stai sereno ne parliamo dopo…”

Il Panzone a Papillon: “Aggiungi un bolt che poi lo specifichi meglio…”

Papillon accumula odio nei confronti dei colleghi perché non riesce ad esporre il proprio lavoro, causa le continue interruzioni.

Il Capo a Papillon, decide che è ora di procedere: “Dai continua a parlare, prendo nota io delle modifiche…”

A quel punto si vede sullo schermo il documento che si moltiplica come in un gioco infinito di specchi ed il PC si blocca.

Il Ciccio a Papillon: “Ma il documento è di 18 pagine e tu lì ne hai solo 8. Mi sa che ne hai persa qualcuna…”

Il Capo a Papillon “Calmo, ne ho una copia te lo invio di nuovo io.” Dopo qualche attimo Papillon lo visualizza e: “Nooo, anche questo è di otto pagine!”

Nello stesso istante dentro un icona in basso a destra dello schermo, appare – ovviamente proiettato sul grande schermo – il messaggio di convocazione del calcetto del mercoledì.

Papillon gela con un  occhiata il Panzone (detto il Coach) che, avendo deciso di inviare la convocazione proprio in quel momento, risponde con sguardo imbarazzato, data la presenza del Capo che fa finta di non vedere…

A Papillon squilla la prima volta il cellulare. E’ la moglie. In preda ad una crisi di nervi repressa lo tacita maldestramente sottobanco.

Il Ciccio, in possesso di un file non corrotto, soccorre Papillon e subentra nella presentazione proiettandolo.

A Papillon squilla per la seconda volta il cellulare ed è costretto ad abbandonare la sala per rispondere.

Papillon rientra ma poco dopo squilla di nuovo il cellulare, sempre la moglie ed esce di nuovo. Al che il Panzone: “E cadde per la terza volta!” E lo Gnomo a rimorchio: “Via Crucis, IX Stazione.”

Papillon rientra in sala e sprezzante delle incessanti avversità accadutegli, riprende in mano la situazione con gesto eroico, chiudendo in bellezza la presentazione. Quindi si rivolge pubblicamente al Bersagliere: “Prima di abbandonare la riunione ti voglio porgere le mie scuse.” “Nessun problema, cose tra commilitoni.”

Papillon viene confortato dal Capo e dai colleghi, che lodano il gesto da libro cuore e il fatto che non abbia abbandonato la riunione. Qualcuno è commosso.

Ore 11:15 – Pausa caffè di 17 minuti dove Papillon confessa che aveva creduto ad uno scherzo collettivo e che era convinto di avere prenotato la B60… invece aveva erroneamente prenotato la B19, che qualcuno tra l’altro, aveva occupato abusivamente!

Insomma, una vera commedia degli equivoci – degna di Totò e Peppino – dove, dietro certi innegabili infantilismi ed una certa irresponsabile goliardia, credo che si possa trovare anche una morale positiva: ovvero che cercare di avere sempre il sorriso, senza perdere gli obiettivi di lavoro, aiuta a sdrammatizzare qualche piccola acredine. Insomma è importante saper ridere di se stessi: qualità che si chiama autoironia.

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