I dolci vizi di Nathalie (adulti)

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Un antico detto popolare piemontese recita: “Sun nen i crin c’a venu vej, ma sun i vej c’a venu crin”. Vale a dire: “Non sono i maiali che diventano vecchi, ma i vecchi che diventano maiali”. Il racconto che segue sembra confermarlo, anche per la cattiva fama di chi scrive, ma il testimone della storia, un anziano signore, altro non fa che riportarne la cronaca, spergiurando che sia vera e alla fine – credetemi – le circostanze saranno quelle di una bella favola…

rossoI fatti che mi sono stati raccontati sono accaduti in un’epoca non molto lontana, in un luogo qualunque, della desolata e paranoica provincia francese, dove il niente televisivo riempiva la vita delle comunità e il vuoto non era ancora colmato dai moderni social media. In quei luoghi viveva con la nonna, una ragazzina bionda di nome Yolande. Da qualche tempo la giovane era turbata da un senso d’inadeguatezza, accompagnata a una naturale timidezza, che le rendevano imbarazzante il semplice attraversare il villaggio sotto gli occhi dei ragazzi più grandi; a peggiorare le cose vi era il fatto che, sebbene fosse già grandicella, era ancora costretta a indossare una gonna corta a balze di colore rosso, le ballerine con le calzette bianche e a portare il cestino della merenda sotto il braccio. Per questo, in paese tutti la conoscevano come “Cappuccetto Rosso”.

ipaqawa3cfwYolande aveva una cuginetta di nome Nathalie: una ragazzina bruna, intelligente e simpatica, dotata di una spontanea sensualità e un innato gusto per la seduzione, che sembravano fatti apposta per turbare le coscienze dei paesani benpensanti. Non le mancava, inoltre, quella maliziosa ingenuità che, in talune occasioni, le giovani femmine ostentano: spesso per proteggersi, altre volte per stuzzicare la coscienza dei giovani galletti di provincia, sempre in cerca di nuove avventure.

In the woods like a good sexy gay lumberjack with an ax and in denimUn caldo giorno d’inizio estate, Yolande e Nathalie si avviarono insieme verso il boschetto, appena fuori paese, per trovare un posto, fresco e tranquillo, dove poter studiare. Si erano da poco sistemate quando la loro concentrazione fu distratta dall’arrivo di un giovane guardaboschi, un ragazzo molto carino, di origini italiane, che curiosamente di nome faceva Joseph Beltronco. Fra loro nacque subito una franca e complice amicizia, che trasformò quel giorno in una piacevole esperienza da custodire gelosamente per gli anni a venire.

Ora, giunto a questo punto del mio racconto, dovrei accompagnarvi nel bosco più fitto, per scoprire ciò che realmente accadde, ma prima vi chiedo di riflettere: vi sentite una Yolande, ingenua e turbata dal senso del peccato o siete piuttosto una spregiudicata Nathalie? Siete il giovane guardaboschi palestrato o il brizzolato seduttore della riviera senza scrupoli? Pensateci, perché il bosco è uno scrigno di fiabe, leggende e incantesimi, capace di stuzzicare la curiosità delle due ragazzine che vi si addentrarono. Perciò, decidete voi se lasciarvi sopraffare dal timore della trasgressione, e proseguire oltre senza voltarvi, o farvi invece incantare dalla loro innocente Malizia

Dopo quella volta però, in Yolande ci fu un cambiamento, perché ormai vedeva tutto con occhi diversi: quando passava davanti al bar del paese, da un lato era ancora turbata, ma dall’altro – e questa era la novità – si eccitava tantissimo. Lì, al bar del paese, qualcuno ci passava l’intera giornata; due di questi erano il professor Altier e il suo amico sagrestano, Alfred, i quali non si perdevano mai un bel fondo schiena e quando passava Yolande le sbirciavano sfacciatamente le mutandine bianche, sotto gli svolazzi della gonna. Nathalie, al contrario, non temeva la sfida dei loro sguardi volgari, anzi, ostentava la propria vanità. Fu così che un giorno, durante una festa d’oratorio, Yolande notò Nathalie lanciare un’occhiata d’intesa ai due uomini e, dopo qualche minuto, li vide allontanarsi alla spicciolata verso il retro dell’edificio, dove c’era la baracca degli attrezzi. Incuriosita, decise di seguirli e di spiare cosa andavano a fare.

Ci siamo addentrati nel bosco e siamo arrivati alla casa degli Orchi, che ci fanno paura tentandoci con la trasgressione; ma c’è anche la Strega, per sedurci con la sua peccaminosa avvenenza. Attenti, ricordatevi delle mie raccomandazioni, perché solo se proseguirete diritto, eviterete le loro grinfie, ma se vi sentite smaliziati e volete diventare complici dei loro giochi, allora seguite anche voi La Strega

Yolande fu molto turbata da quelle rivelazioni, mentre sbirciava di nascosto nella baracca; infatti finita la festa e rimaste sole, Nathalie si accorse del suo imbarazzo e le si avvicinò, facendola accoccolare vicino a sé. Le spiegò che ogni tanto si divertiva a far eccitare quei due vecchi maiali e che in fondo, non c’era nulla di male in quello che aveva visto. Rimasero così abbracciate, a parlare per un bel po’ e, alla fine, concordarono che la mattina dopo, col succulento cestino preparato dalla nonna, sarebbero tornate nel boschetto per fare una scampagnata; discussero a lungo su quale sentiero prendere, finché Nathalie non ebbe la meglio, perché sapeva benissimo, fin dall’inizio, quale strada avrebbe voluto fare: ovviamente quella che portava al laghetto, per andare a fare il bagno e prendere il sole, naturalmente senza vestiti.

La Strega sapeva molto bene quello che voleva e per ottenerlo aveva bisogno di un dolce e invitante boccone: volete sedervi anche voi alla sua invitante tavola? Per farlo, però, dovrete vincere ogni dubbio e seguire la strega mentre imbandisce la mensa, per fare cadere nel proprio incantesimo anche Il Bello della Favola

Quello che Yolande scoprì, durante quell’eccitante giornata al laghetto, in futuro avrebbe reso meno noiosa la desolata e paranoica vita di provincia. Dopo quella giornata, il loro modo d’intendere il mondo cambiò per sempre, ma l’intima amicizia con Nathalie e l’amore che sbocciò fra Yolande e Joseph si cementarono e durarono per tutta la loro vita.

Quando incontrai la persona che mi raccontò questa storia, io ero a passeggio in un parco in cerca d’ispirazione e lui era lì, seduto a osservare il tranquillo via vai tipico dei posti di riflessione. Me la raccontò perché mi vide con un quaderno in mano che cercavo si scrivere e, ascoltando la confessione del fatto che non sapevo cosa, mi propose: “Se non la imbarazza, gliela racconto io una storia.” Mentre lui parlava, io mi sentivo come il bambino che ascolta una favola e, forse per questo, mostravo di non credere alle sue parole. Perciò, alla fine del racconto, l’anziano signore estrasse dal portafoglio una vecchia foto sgualcita, dove si vedeva un aitante giovanotto in divisa, assieme a due splendide figliole, una bionda e una bruna: “Queste sono Yolande e Nathalie” mi disse.

Eravamo rimasti seduti tutto il tempo su una panchina del viale che dal paese portava al boschetto, da anni ormai trasformato in un parco naturale: “Vede loro sono le mie mamme e lui è il mio papà.” Rimasi interdetto da quell’affermazione, ma mi sforzai di essere naturale: “Che bel ricordo!” commentai. “Io sto per andarmene, sa…” Intesi che si riferiva al termine della propria vita, ma egli non mi lasciò replicare: “A parte il sesso e tutto quel che c’è stato tra loro, Papà Joseph s’innamorò realmente di mamma Yolande e insieme avrebbero voluto anche avere dei bambini, solo che lei si ammalò senza speranza per cui a loro non restò che ricorrere all’ovodonazione. Per questo decisero che io sarei nato dall’utero di mamma Nathalie”. “Ma… glielo hanno detto i suoi genitori?” “No, l’ho scoperto riattivando la memoria di un vecchio hard disk dove mio padre e mia madre avevano salvato i loro ricordi.”

L’anziano signore si alzò, mentre io ero ancora incantato ad ascoltarlo: “Volevo che qualcuno conoscesse la mia storia. Non l’ho mai raccontata a nessuno. La scriva pure, tanto nessuno le crederà… però scriva ben chiaro che la mamma che mi ha partorito, mi ha amato e i miei genitori si sono voluti bene per tutta la loro vita, crescendomi con amore e affetto, facendo di me prima un bambino e poi, un uomo felice.”

Giunti al termine, come per ogni favola ci vorrebbe una morale, ma in questa storia anomala e dal finale asimmetrico, è difficile vedere il netto contorno del bene o individuare dove stia esattamente il male. Si resta in bilico, tra il giudizio di certi piaceri, come fossero vizi, e di certi vizi come fossero il vero male. Ma ne siamo veramente sicuri?

By Papillon & Pepelion

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31 pensieri su “I dolci vizi di Nathalie (adulti)

  1. … ehm … chiamare il tipo “Beltronco” … di malizia ne basta davvero poca.
    Ad ogni modo è vero, la storia è strana ed il finale è “asimmetrico”, però non ci vedo tutto questo “male”, ho visto piuttosto l’inseguimento delle proprie inclinazioni.
    Per quanto riguarda l’ovodonazione… è un discorso complicato.
    Ciao

    K!

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    1. L’incipit chiarisce il taglio degli autori, a proposito di Beltronco, che all’inizio di nome doveva fare Pino… Il soggetto a un certo punto mi è come sfuggito di mano. Una volta era un racconto erotico: poi rileggendolo dopo tanto tempo…

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  2. Poi dicono che i blogger siano dei semplici dilettanti. Per come è costruita la trama, per come risulta incalzante il ritmo, per gli “sfidanti” contenuti, sembra proprio una “favola” scritta da professionisti. Bravi.
    Davvero bravi.
    Ciao, Piero 🙂

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  3. Non è uno di quei raccontini che si leggono velocemente in ufficio tra una cosa e l’altra e mi riprometto di tornare a rileggere con calma tutta la storia. La cosa fondamentale che voglio dirti è che mi è piaciuta un casino l’idea delle storie parallele che si diramano dalla principale con i link: un vero colpo di genio!

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    1. Grazie per i complimenti. In realtà il racconto originale nasce da una revisione della favola di Cappuccetto Rosso, da me scritta parecchi anni fa e decisamente porno. Era simpatica ma troppo cruda, fine a se stessa, troppo da bar e non da blog. Poi l’idea di articolarla su tre livelli per stuzzicare, anche perché, secondo me, nel blog il pezzo lungo non funziona e il lettore si rompe.

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      1. Ai tempi d’oro di Splinder (non so se hai presente) scrissi anch’io una versione tendente all’erario di Cappuccetto Rosso. Ma poi durante il trasloco su WP tutti è andato perduto.

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      1. Non escludo l ì ìesplicito’ se ben proposto ma purtroppo ho una certa fatica a leggere post troppo lunghi perchè mi precludono altri amici altrettanto interessanti (e cari) e perchè ben oltre il lavoro farei prima e diventare io stesso un pc o lo smartphone.
        C’è bisogno di vivere il quodidiano.
        sherabientotanyway

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