La storia di Lara

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Bastarono poche settimane perché la macchinetta del caffè riportasse il contenuto di alcune conversazioni: le intercettazioni coinvolgevano i vertici del Club  di Papillon, mettendoli sotto accusa.

I fatti risalgono all’anno scorso, quando l’open space era appena stato ridisegnato e si era insediato, proprio di fianco all’area di Teo e compagni, un ufficio dell’information technology. Sì, sì, proprio quelli che sanno tutto loro e tu non capisci un emerito cazzo. Ebbene, tale operazione causò l’alterazione di tutto l’ecosistema, dovuta all’introduzione di diverse femmine, che come noto popolano con un considerevole numero di capi quel tipo di comunità animale: esattamente il contrario di quello che capita nei branchi tipo quello di Teo. La conseguenza fu la destabilizzazione dello stato ormonale della colonia di maschi, già presente nell’area medesima.

Dopo poche settimane, Teo ci radunò di corsa, ma non alla  macchinetta solita, in un altra più defilata, come per non essere visto, con i fumi del toro incazzato dell’arena, che gli uscivano dalle narici. Partì subito a raccontare dell’introduzione delle nuove manze, testé accennata, che sembrava Piero Angela: “Trattasi di animali altezzosi, che se la tirano talmente, da risultare loro difficile eseguire il labiale della parola “ciao” quando entrano o escono dall’ufficio.”

Ci mettemmo un poco a capire dove voleva arrivare: “Non voglio qui cadere nell’anacronistico luogo comune e dire che la colpa è del loro modo di vestire, ma ‘sta “canottierina” striminzita – in pieno inverno, per giunta – a mostrare un po’ di palestra, col push-up e i jeans vita bassa attillati – per i quali ti sei guadagnata l’appellativo di Lara Croft, che ti piace tanto – avrebbero fatto suonare le campane anche a Don Matteo. E no cara, non sono mica da luogo di lavoro… Perché, quando ti chini a raccogliere le cose – che ti cadono in continuazione sotto la scrivania – ci sbatti in faccia quel delizioso taglio al centro del tuo soffice  e sodo culetto.” “Dai Teo, lo sai che sono così, tu devi essere superiore, non abboccare così ingenuamente a ‘sti giochetti…” “Ingenuamente un cazzo! Qualcuno ha intercettato proprio la nostra “Lara”, la quale avrebbe confidato alla collega, durante una pausa caffè: “Ci hanno spostato in questo posto di merda, con quelli lì (l’ufficio di Teo n.d.r.) che non fanno un cazzo dal mattino alla sera e passano il tempo a guardarci culo, le cosce e le tette!” capite cosa ha detto?” “Massìììì… non darci peso, ce n’era già stata un altra sui generis, che aveva addirittura denunciato al personale – per stalking – quei due colleghi imbranati, per il semplice fatto che uno l’aveva invitata ad un aperitivo: sai che avance… mentre l’altro le aveva fatto trovare delle caramelle sulla scrivania… un vero “depravato”! Forse aveva dei problemi, pensava di averla d’oro e diamanti… poi l’hanno spostata… e sai che da noi – giustamente – non sono teneri su ‘ste cose.” “No, non è quello che mi fa arrabbiare… Ma il fatto che non facciamo un cazzo, non è vero!” Poi fece una pausa con quel suo sorrisino  compiaciuto e aggiunse: “Sul resto però ci si può mettere la mano sul fuoco e il Club non può che essere orgoglioso di tutto questo!” Come dargli torto.

Passarono i mesi e dello scandalo Papillon Leaks non si parló più, fino ad oggi, esattamente un anno dopo, quando  abbiamo appreso che ci sposteranno nuovamente, causa l’ennesima ristrutturazione e – al solito – si spera che porti qualcosa di buono. Ma di questo a Teo importa poco, tanto che in mensa, come sceso dalle nuvole, ha interrotto i nostri discorsi sulle eventuali nuove opportunità lavorative declamando: “Vedete, questo è il preludio di un finale malinconico.” E mentre noi stavamo pensando a che cazzo stesse dicendo, lui ha impostato l’espressione da Actors Studio e ha concluso: “La bella Lara rimarrà da sola, con quelle acide delle sue colleghe e quei tristi dei suoi colleghi, che non le guardano nemmeno il culo e la scollatura, mentre passeggia su e giù per l’ufficio, con l’auricolare infilato nell’orecchio e parlando ad alta voce, per ostentare la palestra e il fatto che lavora solo lei. Che tristezza.”

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14 pensieri su “La storia di Lara

  1. penso che in tutti gli uffici e/o realtà lavorative vi sia la “lara” della situazione, deambulare tra i colleghi sul tacco 15 con il perizoma che fuoriesce dai “jeans-pelle”, i capezzoli in bella vista velati da una canotta due taglie in meno e magari un make-up da notte di capodanno… significa provocare. Il modo migliore per “complessare” queste “signore” è ignorarle totalmente, vanno in depressione dopo una sola settimana. Purtroppo è quasi impossibile che la fauna maschile dell’ufficio si coalizzi su questo fronte, l’aspetto stucchevole è che sei fai notare a queste persone l’inopportunità del loro look ricevi la più ipocrita delle risposte: “io mi sento a mio agio conciata così”.

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  2. Io di colleghe davvero belle (siamo in 130, circa metà sono donne) ne ho davvero poche.
    Difficile anche trovarle vestite in modo da attirare gli sguardi di noi maschietti, che comunque non vediamo l’ora di inquadrere un bel sedere o un paio di tette.
    Tuttavie ce ne sono alcune che, nonostante non siano davvero belle, se la tirano ugualmente.
    E noi, giustamente, non le degnamo di uno sguardo.

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  3. Le topoline sul posto di lavoro io le divido principalmente in 2 tipologie: quella esibizionista snob che fa di tutto per essere guardata e poi fa la schifata se la guardi; e quella che… sicuramente è anch’essa esibizionista, ma almeno è simpatica e non snob.
    Purtroppo sembra che più son esibizioniste, più automaticamente sono anche snob. Quelle belle, sexy, che mettono la minigonna al limite della decenza e che sono anche simpatiche… sono davvero rarissime.
    Le snob mi stanno sulle balle, le simpatiche…ehhh… sono un uomo impegnato, quindi non mi resta che scambiarci un paio di battute e pensare che donne così son da stimare e…. fan capire che al mondo…ci sono anche belle cose. 😀

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