L’eredità dei Baby Boomer

Eredita

Distrattamente ascolto l’ennesima notizia di maleducazione diffusa: ragazzi che filmano di nascosto i professori e li mettono alla berlina su internet. I genitori, prontamente si schierano a difesa dei giovani cafoni. Così ho provato a fare due rapidi conti, riscontrando che la malacreanza dilagante di oggigiorno, è il risultato della “brillante” azione educativa dei genitori baby boomer: generazione di viziati, temporalmente estendibile fino ai paninari. Prima che tutti questi si riproducessero, tutto era diverso; prima che i loro figli invadessero la società, esisteva ancora una certa forma di comportamento. E adesso eccoli qui: la generazione al potere, dalla quale io, pur facendone parte, mi tiro fuori, per accusarli senza remore.

Grazie a loro “buongiorno” e “buonasera” sono modi di salutare ormai usati poco e niente. Siamo capaci di entrare in un ascensore, in una sala d’attesa o in un ufficio, senza dire una parola e, analogamente, ne usciamo senza dire nulla, senza avere degnato i presenti di uno sguardo: quasi non esistessero. Ed è vero anche il contrario: ovvero, che si saluta e la risposta arriva di malavoglia, a denti stretti. Paradossale. Atteggiamenti di freddezza e distacco, in antitesi con l’eccesso di confidenza gratuito, motivo per il quale si sta perdendo anche l’uso del “lei”: soprattutto da parte dei giovani. Accade nelle scuole, con i professori, che così possono essere trattati come un compagno e presi per i fondelli, ma succede anche al lavoro, per l’influenza del costume americano, per cui ci si da del “tu” e ci si chiama subito per nome. Ora, vada per il “tu”, che evita quei distacchi altezzosi di un tempo, ma io preferisco usare il cognome, perché la famiglia è la nostra cosa più cara e poi, dai cognomi sono nati i soprannomi più simpatici, quelli che hanno fatto la storia degli anni di liceo e dell’anno di leva. Ve li ricordate?

La confidenza si da, non si prende. No, non è una questione di arroganza e presunzione per mantenere le distanze, ma di buone regole per socializzare, in modo da conoscersi e guadagnarsi la fiducia reciproca gradualmente. Un comportamento che serve ad aumentare la possibilità di costruire un rapporto solido, di amicizia o di lavoro. Purtroppo, l’ignoranza e la cafoneria hanno fatto diventare certe gentilezze dei gesti di prostrazione; invece dovremmo imparare che le ragioni si sostengono nelle sedi e nei momenti opportuni, non mancando di rispetto a chi nemmeno conosciamo. Io credo che si abbia il diritto di proteggersi anche con una certa formalità, tenendo distante chi non apprezziamo, perché è stupido pensare che basti abbattere la forma per rendere le relazioni migliori e trasparenti, anzi, essa rappresenta l’insieme delle “regole d’ingaggio” che evitano i malintesi.

Queste inezie, ma non solo, sono frutto della cultura trasmessa – come dicevo all’inizio – da una generazione, che storicamente non si è mai guadagnata nulla: perché ha trovato tutto pronto. Spesso “figli o amici di”, sistemati in posizioni “protette”, come ad esempio quelli che siedono in parlamento e senato, ma anche banali impiegati e operai fannulloni, sia nel pubblico che nel privato, come i multibollatori smutandati di San Remo, causa persa difesa dai sindacati. Gente che ha trovato la tavola imbandita e che rischia di essere ricordata solo per l’unica eredità che ha lasciato: la maleducazione, perché il resto – e questa volta parlo soprattutto di cultura, non solo di soldi – se lo sono mangiato tutto, senza avere sparecchiato e, men che meno, lavato i piatti.

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16 pensieri su “L’eredità dei Baby Boomer

  1. Dare e non prendere la confidenza è la chiave di tutto. Se si vogliono abbattere le formalità bisogna però non abbattere anche il rispetto. Quando entro in un negozio io saluto e tutti gli altri avventori salutano, cosí come faccio io.
    Però esiste anche la formalità senza il rispetto. Quindi alla fine ciò che conta è quest’ultimo, aiutato dalla forma quando il cervello non ci arriva.

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  2. Bel post. L’altra sera sotto casa mia , alle due di notte, ragazzi “ignari” di buone maniere hanno improntato una partita di pallone con urla e risate comprese: e’ bastato un urlo “ben fatto” e’ sono fuggiti. Comunque in giro una grande mancanza di rispetto …in generale. Buona domenica,65Luna

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  3. Credo che sia proprio quel concetto di aver trovato tutto pronto a fare, in negativo, la differenza. Altre generazioni, precedenti, il rispetto se lo sono guadagnato in piazza prendendosi le randellate del sistema che non voleva concedere i diritti civili che oggi sono pacificamente acquisiti. Inoltre, c’è un egoismo dilagante, irrefrenabile. Distruggere il vicino di banco, il vicino di casa, il collega di lavoro, e qualcuno che ancora passionalmente interpreta la propria funzione educativa, è una specie di medaglia da appuntarsi per poter affermare la propria condizione di supremazia. Che, a mio avviso, si manifesta solo nella loro ignoranza. Lì, sono davvero imbattibili.
    Grazie per queste riflessioni. Buon proseguimento di domenica. : ) Piero

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    1. Grazie. Questo post come tutti, nasce quando certe idee che mi frullano nella testa si aggregano… ci sarà un seguito, che in realtà avevo scritto prima, dove parlo di una altro aspetto, delle ragioni che hanno portato a questo. See you..

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  4. La mancanza di rispetto è totale.
    Ho un figlio di 13anni, e conosco molto bene più o meno tutti i suoi amici e compagni di classe.
    E’ tutto diverso rispetto a quando andavo a scuola io.
    Ai prof io davo del lei, e molti prof altrettanto. Ora si danno del tu. “Ciao prof” è il saluto ordinario.
    I compiti si fanno dopo WhatsApp, dopo l’SMS, dopo il filmatino, dopo Facebook.
    Io mai avrei osato ribattere ai miei genitori, prenderli in giro od offendere. Non dico che mio figlio faccia questo, ma certamente il rispetto che lui porta nei miei confronti è un decimo di quello che portavo io per mio padre.
    Il 95% dei ragazzi fa la gara ad avere il cellulare migliore o i giochi elettronici migliori (qui sto generalizzando, mi riferisco a PC, XBOX, Wii etc). Noi, 30 anni fa, ci accontentavamo di tutto. Quel poco che avevamo ci bastava.
    C’è inoltre un menefreghismo dilagante, che davvero mi terrorizza. Nessuno dei ragazzi (il mio compreso) si interessa di ecologia, dei problemi legati ad anziani e malati, o delle vicende di cronaca che i mass media ci propongono (rapimenti, delitti, attentati, guerre di religione). Ai ragazzi di oggi interessa di più un ‘like’ su FB, che capire (o anche solo sapere) che esiste un problema ISIS.
    Per non parlare della religione, che sembra per TUTTI loro solo un peso.
    Non dico che debbano rinunciare ai loro priovilegi, ma che dovrebbero essere più coinvolti.
    E’ una nuova società fondata sull’individualismo, ed a me non piace affatto.

    Ciao

    K.

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    1. Ma dai….non esageriamo: essere giovani significa anche essere spensierati.
      Da adolescente tu andavi in ansia pensando a ecologia, dei problemi legati ad anziani e malati, o delle vicende di cronaca che i mass media ci propongono?
      Io cantavo questa canzone:

      Il vero problema è che sono ,appunto, i figli viziati di una generazione viziata: gente che pensa che “tutto andrà sempre e comunque bene”, perchè sono abituati al fatto che a parar loro il culo c’è sempre qualcun altro. C’è sempre qualun altro che paga per loro (non solo in senso economico).
      Vedono le risorse dell’Italia come vedevano il conto corrente del papà: che problema c’è? Basta andare a prelevare! Come se fosse il pozzo di s.Patrizio.
      E così diventiamo una nazione di buonisti smidollati! Tanto a far tornare i conti ci penserà qualcun altro.
      Non capiscono la regola di causa-effetto, semplicemente perchè non hanno mai pagato le conseguenze delle loro decisioni. MAI!
      Si lamentano e basta. Vanno a fare la manifestazione perchè non trovano abbastanza assistenzialismo! E’ sempre colpa di qualcun altro.

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  5. Se i ragazzi fanno la gara ad avere il cellulare migliore, i jeans più costosi e non si interessano dei problemi sociali la colpa è anche dei genitori che non li hanno educati ad avere una sensibilità maggiore e a saper apprezzare il valore delle cose che si hanno, magari lottando un po’ per conquistarle.
    Credo che il succo sia tutto qui: se sei convinto che tutto ti sia dovuto gli altri per te non esistono, quindi non li rispetti.

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    1. Leggerti no è pazienza ma piacere. Siccome qp non mi mostra tutti i follower e ha più piattaforme non uniformi si fa fatica a seguire tutti allora quando sono tramquillo vado a cisitare quelli che non vedo da un po’. Buona serata

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