La Torre di Babele

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È alla base della comunicazione: vocale, scritta a mano, impressa tramite la tastiera di una macchina da scrivere, stampata o espressa da un codice informatico. Sto parlando, ovviamente, della parola.

Senza idee, le parole sono sterili; ma le idee, senza parole, non avrebbero voce e sarebbero morte prima di nascere. Esse, nascono dal pensiero come concetti, per tramutarsi nel tassello base del linguaggio: le parole.

Basta la parola, recitava la vecchia pubblicità di una purga, per togliere dall’imbarazzo. Chissà se funzionava davvero. Perché la parola data è difficile da mantenere e spesso, è madre dell’inganno; ma se la “onoriamo” siamo di parola. Già,  la parola d’onore di cosa nostra, che la parola la usa molto bene, con discorsi fatti di mezze parole, parole dette e non dette, nei confronti di chi, magari, ha chiesto alla persona sbagliata di metterci una buona parola.

Avere l’ultima parola, quando è atto di prevaricazione, può portare alla degenerazione, facendo pronunciare parole che pesano come macigni e alle quali non ci si può sottrarre: e noi lì, senza parole.

Dire una parola di troppo può capitare, per ingenuità o per il goffo tentativo di mascherare la nostra inadeguatezza ad una situazione; ma non dire una parola, a volte può far più male e addirittura diventare omertà.

I giri di parole, tipici degli imbonitori di ogni genere, vogliono portarci dove vogliono loro e a volte nascondono intimidazione e coercizione: allora si può perdere la calma e finire a male parole.

Le parole d’amore illudono e mi fanno pensare allo spreco – tra amanti in crisi – di parole dette al vento, che come tali, nemmeno andrebbero dette. Ma è più forte di noi, le diciamo lo stesso: “Sono solo parole” risponderà, allora, chi non ha più stima dell’altro, e saranno parole amare.

La parola d’ordine: l’antesignana della password, no? Le parolacce, non solo quelle volgari, ma più spesso quelle normali, nascoste dietro la facciata del linguaggio di certa borghesia cafona. E le parole sporche, tanto care alla moglie dell’Ing. Pagano e al Sig. Ugo e alla Sig.ra Ada, durante i loro incontri più trasgressivi. Meno male che ci soccorrono le “sante parole” per purificarci: ovvie, indolori e confortanti.

Ed infine, ricordiamoci che le parole sono fatte di intonazione, come il canto per la musica e ci qualificano, al di là del significato scritto sul dizionario, dicendoci tante cose: perché sono vive e, in parole povere, ci parlano.

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19 pensieri su “La Torre di Babele

  1. La parola a volte serve a mascherare i pensieri (afferma un “mio” personaggio).
    Grazie per questa carrellata Papillon; eseguita, come sempre, con garbo e acuta osservazione.
    La terrò presente, e rispetterò la fonte. Naturalmente.
    Renato

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  2. L’importante è non abusarne.
    Una delle tipologie di persone che proprio non sopporto è quella dei prolissi.
    Intendiamoci: spesso non sono affatto persone cattive! Però quel parlare in continuazione rovina la comunicazione, rovina la serata, rovina il piacere della compagnìa. E poi ,quelli che parlano molto, raramente hanno da dire cose serie e/o importanti e/o profonde: quantità a scapito della qualità, purtroppo.

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  3. pare che federico II comandò l’esperimento di allevare alcuni neonati senza mai rivolgere loro la parola, allo scopo di capire, ai primi vocalizzi di queste creature, quale fosse la lingua originaria, pura, dell’uomo

    i bimbi, privati delle parole (e dei segni affettivi in esse racchiusi) si lasciarono morire, così almeno racconta recalcati nel suo ultimo libro

    dunque le parole sono indispensabili perchè scolpiscono e creano la mente umana, non sono attrezzi, ma elementi costituitvi, «siamo» parole

    ho scritto troppo, pazienza

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  4. “Words are very unnecessary, they can only do harm”
    Da “Enjoy The Silence”, Depeche Mode.
    A voltre i silenzi dicono più di mille parole, sebbene sia chiaro che è proprio la parola “orale e poi scritta” che ha permesso l’evoluzione umana (oltre al pollice opponibile e lo sviluppo della corteccia cerebrale).
    Ciao

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  5. Moretti nel vecchio “Palombella rossa” diceva che “le parole sono importanti”, ripetendolo più volte ed accalorandosi.
    Ed è vero, io ne ho scritto nel mio vecchio (e defunto) blog di Splinder, e forse l’ho anche ri-scritto (l’alzheimer incombe); sono importanti perché definiscono il pensiero ed il sentire di una persona, e soprattutto perché non possono essere mai ritirate (o, come si dice, rimangiate). Restano lì pesanti come macigni a volte, ed altre rotolano gioiose sulla lingua per carezzare tra i capelli chi le oda; ma sempre e comunque sono importanti ed hanno un peso.
    Purtroppo per molti la parola è il mero suono della propria voce, ed il suo significato dura giusto il tempo necessario ad essere pronunciata.

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