“Panem et Circenses”

William-Trego.-La-corsa-delle-bighe-da-Ben-Hur

Voglio tornare a sognare, voglio tornare a illudermi. Dovrebbero farlo tutti, specialmente chi ha meno di quarant’anni. Non voglio cedere al vecchio luogo comune, per cui si stava meglio quando si stava peggio!

Re, imperatori e dittatori, hanno avuto la capacità, nonostante tutto, di vendere panacee alle masse, facendo leva sull’ingenuità dovuta alla povertà e all’ignoranza. Più tardi, le eredità lasciate dal Risorgimento, dalla Resistenza, piuttosto che del ’68, hanno dato forza agli animi della gente nei momenti più bui. Persino il rock ed i concerti ci hanno fatto credere in qualcosa. Insomma, ogni epoca ha avuto i propri miti e le proprie icone, consentendo alle varie generazioni di dare un senso all’esistenza: ma adesso, cosa sta prendendo il posto di tutto questo? Lo spazio che alimenta la speranza è stato occupato da disfattisti, nichilisti, violenti o integralisti, e questo, evidenzia una sostanziale differenza col passato: la mancanza di sogni ed illusioni. Sarà per questo che dilagano le droghe.

Le vittorie dei nostri atleti del passato ci forniscono una metafora – nemmeno tanto metafora – che parte dal riscatto, con Bartali e Coppi, di un paese in ginocchio dopo la guerra, e termina con i mondiali dell’82. In mezzo ci sono state le medaglie olimpiche dei Mennea, degli Abbagnale, dei Damilano e delle Simeoni. E a tutti noi pareva di poter salire sul tetto del mondo; poi arrivarono i Pantani, i Moggi e gli Schwazer a ricordarci che – come dice Briatore, col suo accento piemontese – “siamo fuori dal sogno“. Dunque, son queste le icone che offriamo alla generazione dei “nativi digitali?” Intanto, qui c’abbiamo i “nativi precari” e i “morenti precarizzati“, che uniscono trentenni e cinquantenni in una sola grande generazione, privata anche di quel “panem et circenses”, la cui onda lunga ha perso vigore fino a svanire. A parte alcuni recenti sussulti (Nibali, Cagnotto e scherma), le Olimpiadi e i Mondiali del 2006 – che hanno unito Torino e Berlino sotto lo stesso cielo – sono stati solo dei bei episodi: l’ultima volta che abbiamo visto un po’ di cielo azzurro sopra di noi.

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3 pensieri su ““Panem et Circenses”

  1. Anche le nuove generazioni sognano, solo che i sogni e i modelli da imitare sono forniti dalla televisione e non sono per niente edificanti… tipo sognare di diventare un “tronista” o qualcosa del genere.
    Sei diventato uno stakanovista del blog, visto che nemmeno in vacanza non perdi un colpo.

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  2. Purtroppo tutto è ciclico, come il momento del “toro” e dell'”orso” in borsa. E’ fisiologico: dopo un rialzo c’è per forza una ridiscesa. E ora siamo nella fase discendente.
    In questa fase io non mi curo del mondo (o dell’Italia) e delle sue possibilità di cavarsela, bensì guardo il mio orticello.
    Spero che le cose tirino avanti decentemente almeno fino al giorno in cui dovrò lasciare questo mondo.

    Speranza che ricominci presto la risalita? La vedo dura, molto dura. Secondo me la risalita sarà scritta sui libri di storia del prossimo secolo: dopo essere conquistati dai musulmani magari saremo liberati dai cinesi. Chissà…

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