“Converso pollice”

Jean-Leon-Gerome-Pollice-Verso-aka-Thumbs-Down-

Ci sono dei momenti in cui l’ufficio si trasforma in un arena romana e tutti, prima o poi, ci si ritrova nella parte del povero martire cristiano. Solo che, alcuni ci nascono con la vocazione dei martiri, sembra quasi che se ne nutrano. Lo Gnomo è uno di questi.

Ci fu un periodo, che tutti i santi lunedì mattina, quando entrava, gli si chiedeva come fosse andato il week-end. La risposta era sistematicamente la stessa: “Unweekkendimmerda…” tutt’attaccato con le doppie, senza punto esclamativo, con angoscianti puntini di sospensione…  pronunciato mentre appoggiava pesantemente la borsa sulla scrivania. Così un lunedì successivo, all’ennesima rappresentazione del suo arrivo, con una frazione di anticipo, mi è venuta in mente la stessa scena e la medesima battuta; appena il tempo che qualcuno lo interrogasse ed io, con tempismo perfetto, butto un occhiata alla platea, che in coro replica, con voce sconsolata: “Unweekkendimmerda…”

La ragione di questi week end particolari, sono la moglie e le due figlie adolescenti, che lo fanno letteralmente impazzire, perché risolvono qualsiasi tipo di problema scaricandolo sempre su di lui. Gli telefonano in qualsiasi momento della giornata, sia che si trovi in riunione o durante gli imbarchi aerei, anche durante le trasferte di lavoro in giro per il mondo; allo squillo, le reazioni di lui sono sempre inquietanti: “Pronto! Cosa c’è?”, “Cos’é successo?” “Perché l’hai fatto?”. Angoscia mista ad inquisizione. E loro che gli chiedono: “Cosa fai?” “Dove sei?” In ufficio, cazzo, dove vuoi che sia! Uno vorrebbe farseli gli affari suoi, ma le sonore e deliranti locuzioni dello Gnomo, offerte agli spectatores – per indurre la giusta commiserazione che si deve ad un martire – stimolano la voglia di sangue di tribuni, consoli e plebei, stipati sulle gradinate dell’Anphitheatrum; tant’è che mille volte gli ho detto di attivare il viva voce per sentire cosa dice l’altra, macché, niente.

Ricordo una volta, che lo contattarono i vigili di zona, per ricordargli che l’auto della moglie, precedentemente parcheggiata in discesa, era per la seconda volta finita nel bel mezzo della statale e lo pregarono di insegnare alla consorte ad inserire il freno a mano. Una altra volta, la figlia più piccola gli telefonò disperata chiedendo come avrebbe fatto ad andare a scuola, dato che aveva appena iniziato a piovere e lei, con la borsa e un ingombrante cartellina tra le mani, non sapeva come reggere l’ombrello. V’immaginate cosa potrebbe pariteticamente chiedergli al telefono, mentre si trova in intimità col tipo che le propone l’ammennicolo?

Un po’ di tempo fa, lo Gnomo riceve l’ennesima telefonata della stessa figlia, che questa volta è arrivata in ritardo a scuola, perché non la fanno più entrare e quindi avrebbe dovuto aspettare fuori la lezione successiva. Al telefono lei è in preda ad una crisi isterica, lui s’incazza come una iena e gliene dice di tutti i colori: “Vaffanculo, non andare più a scuola, cosa ci vai a fare?” Giusto per citare alcuni tra i tanti idiomi che ha snocciolato in cinque minuti di dialogo (chiamiamolo così). Poi, alla fine di sta sfuriata, sovvertendo il copione, conclude: “Va be’… telefono alla scuola e dico che è stata colpa mia, che ho avuto un contrattempo.”

A quel punto, mentre gli spectatores erano in piedi sugli spalti ad esibire il pollice verso all’imperatore, io non ci ho visto più e gli ho detto: “Ma allora sei un coglione! Sei tu che le hai educate così, che le hai insegnato la menzogna, a scappare di fronte alle responsabilità! Ti trattano male e ti mancano di rispetto – giustamente – perché a fronte della tua messa in scena della sfuriata, alla fine ti cali le braghe e le giustifichi. Sei proprio un pagliaccio.”

Un domani sarò magari io a trovarmi di fronte a queste situazioni e forse mi smentirò, ma in quel momento, ho fatto come l’imperatore e, guardando negl’occhi il gladiatore al centro dell’arena, non ho potuto fare a meno di mostrare – come dicevano i latini – il converso pollice.

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8 pensieri su ““Converso pollice”

  1. E’ triste vedere come l’essere umano vada sempre a trasformare la sua magnifica vita in una vita di merda. E quasi sempre si tratta di uomini, non tanto per questione della sottomissione, ma perchè la donna è più portata per la famiglia e i figli, mentre l’uomo spesso lo fa solo perchè…perchè si usa, perchè lo vuole la moglie, perchè tutti se lo aspettano da lui.
    E quindi vai col matrimonio, poi i figli e poi ti ritrovi a dover far da bàlia a una manica di teste di cazzo aggrappate ai coglioni.

    Per quanto riguarda il fare le sfuriate per poi adoperarsi a sistemare le cose, purtroppo mi tocca ammettere che è anche il mio grande difetto: abbaio abbaio ma poi non mordo.
    E sai qual è il problema? Che poi mi danno dello stronzo perchè ho abbaiato.
    Allora mi riprometto sempre di cambiare: essere davvero stronzo e menefreghista senza aprire bocca. Le persone così sono più rispettate. O almeno non si ritrovano ad essere cornute e pure mazziate.
    Ma purtroppo non ci riesco mai.
    Temo che ,se avessi avuto figli, io sarei esattamente come quel povero sfigato del tuo collega.

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    1. Io ne parlo per esorcizzare il tema, per sorridere. Io non sono proprio così, ma non posso nemmeno tirarmene fuori. Non possiamo giudicare in modo assoluto queste cose senza vivere quello che vive l’altro. Dall’esterno è sempre facile. Il racconto in realtà vuole sorridere non solo dei suoi difetti ma anche dei miei: io son famoso per queste uscite teatrali… certe volte non riesco a tenermi. Nei confronti del mio amico-collega, anche se forse non pare, dopo 30 anni c’è affetto e rabbia per quello che subisce.

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