L’anti-juventino

Cattura

Il calcio è un gioco; una forma d’espressione del talento umano, che, come tale, provoca ammirazione ed entusiasmo, generando quel fenomeno che si chiama tifo. Per questo motivo il calcio dà profitto. A molti il tifo pare una cosa stupida, perché ne vedono solo l’errata interpretazione da parte di alcuni e danno la colpa al calcio stesso, se altri lo usano come strumento per speculare e delinquere. Tutto questo ferisce la passione sincera dei tifosi intelligenti di qualsiasi squadra, ma nonostante ciò, il tifo resiste, perché è un sentimento consolatorio e rassicurante, nelle cui emozioni si cela qualcosa di ancestrale: perché il tifo riporta l’individuo alle radici della vita tribale, della propria terra o di una comunità di appartenenza. Io, ad esempio, l’amore per la Juventus l’ho ereditato dai miei zii e da mio padre, perché con lui ho condiviso tante partite e tante emozioni sportive, nonché la passione per il calcio giocato. Così, quando guardo una partita di calcio, ad ogni gol condivido ancora la stessa gioia che provavo da ragazzino con lui. Del resto, le gesta dei campioni e degli eroi hanno sempre aggregato gli esseri umani e costituito esempio di virtù: basti pensare ai greci e ai romani. Infatti, il vero tifoso, proprio perché non ha interessi ed è mosso solo dalla passione e da un sentimento puro, può essere un esempio di lealtà e rispetto. In fondo, il tifo è una forma di amore, perché non ha una logica ed è irrazionale.

Esiste però una categoria di tifoso (chiamiamolo così) differente, che non è una persona normale. Una persona con dei disturbi della personalità, espressione della parte malata della società italiana: disfattista, frustrato ed invidioso. Una figura che, quando coincide con il tifoso sfegatato granata, raggiunge il peggio ed assume anche i connotati dello sfigato. In generale, questo individuo è una creatura meschina, che incarna la malignità, e si chiama, anti-juventino. L’anti-juventino è spesso un codardo, nascosto sotto dei panni borghesi ed è lui – sono convinto – a costituire buona parte di quella società del nostro paese il cui specchio è la peggiore classe politica e la peggiore dirigenza calcistica. Infatti, come per mani pulite, anche nel calcio è andato in scena l’ennesimo dramma alla Gattopardo: “cambiare tutto per non cambiare niente“, lasciatoci in eredità dalla cultura borbonica. Chi tra i tifosi della Juventus si comporta nello stesso modo, nei confronti delle altre squadre, crede di essere tifoso della Juve, ma non lo è. Anche lui fa parte di questa gente, animata dalla faziosità, dalla cultura del sospetto e del delegittimare i valori dell’avversario; costui, è corresponsabile, assieme ad un certo giornalismo, delle degenerazioni del tifo violento, per il quale nemmeno le società sono esenti da colpe, tanto che dovrebbero essere loro a sostenere i costi di ordine pubblico delle partite.

Il risultato – dieci anni dopo calciopoli – è che loro (gli anti-juventini), e i loro club, hanno regolato i conti con Moggi (non più protetto dagli Agnelli), facendogli pagare – giustamente – il proprio delirio di onnipotenza. Alla luce di questo, mi chiedo se gli anti-juventini siano mai stati realmente convinti che così si ripuliva il calcio; mentre invece era chiaro che si trattasse di un sistema dove uno si era allargato troppo e gli altri gliel’avevano fatta pagare. Il resto è vergogna: l’Inter che vince gli scudetti di cartone, il Milan che non viene retrocesso, fino ai Lotito e i Tavecchio al vertice del calcio nazionale. Senza parlare delle violenze tra presunti tifosi romanisti e napoletani, a completare il quadro di un decennio, che avrebbe dovuto portarci al calcio degli onesti e delle famiglie negli stadi. E i granata? Poverini, vanno una volta all’anno a piedi fino a Superga per ricordarsi di esistere.

Dello juventino (o gobbo) si dice che sia antipatico e arrogante. Vero, queste sono caratteristiche della società sin dalla fondazione, ad opera degli studenti aristocratici del liceo D’Azeglio, successivamente perpetrata dalla proprietà Agnelli e – soprattutto – dalle tante vittorie. Un gioco delle parti, nonostante il quale, lo juventino vero, non trascende i limiti della sana goliardia e del buon gusto e non ci mette mai nulla di personale. Questione di intelligenza: quella che manca all’anti-juventino. Chiamatelo, se volete, stile.

anti

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8 pensieri su “L’anti-juventino

  1. La prima parte del post mi piace tantissimo, rappresenta quello che io cerco di far passare nel mio blog e mi ci rivedo tantissimo!
    Nella seconda un po’ meno 😉 Ad esempio i 10 comandamenti, è inutile negarlo, alcuni sono veri: il 6 e l’8 ad esempio… ahahah 🙂 La Juve o la tifi o la odio, ne ho avuto al conferma anche sul mio blog per la finale di Champions: ci fosse stato qualcuno che mi avesse scritto: “Sono della tal squadra, ma in finale tifo Juve!” Oh, nessuno…

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  2. E noi lo sappiamo. E’ il pepe del tifo. Quello che non va bene è la mediocrità di chi ci mette la frustrazione personale al posto dello sfottò e sono tanti e sono lo specchio di una società malata, al pari dei violenti. Comunque noi non abbiamo mai rubato… semmai, comprato onestamente, hi, hi, hi…

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      1. Garcia è perfetto per loro. Non capisco mai se li vanno a prendere già così o si diventano così dopo che sono andati da loro…Invece se parliamo di ex in comune come non pensare a Zoff? Un mito inarrivabile! Infine Lotito…penso sia antipatico anche a sua madre!

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