Seeh… e poi sono io, il misogino

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Vogliamo parlarne? No, dico, vogliamo parlarne oppure no. Va bene, va bene… prima mettiamo a posto la questione dei femminicidi, della discriminazione della donna nella società: facciamo in fretta ‘ste benedette (e sacrosante) leggi e insegnamolo anche nelle scuole, come ci si comporta.

Poi, però, parliamone: io mi sono rotto i coglioni di vedere uomini psicologicamente distrutti e messi sul lastrico per pagare alimenti a donne che hanno pilotato la separazione ed il divorzio a solo scopo di lucro. Sì, perché, a tale scopo, certe donne ti sposano con premeditazione.

Dove sta scritto che la fine di un amore merita un risarcimento economico? In base a quale criterio dovrebbe averlo? Ma fammi capire, certo tipo di donna, ti sei sposata per amore o solo perché andavi a stare meglio di come saresti stata da sola?

Perché di questo sto parlando. Se tu, quello stronzo (o come diavolo lo chiami), non l’avessi mai incontrato nella tua vita e fossi rimasta zitella, avresti vissuto del tuo lavoro e ti saresti sbattuta per trovarlo, come fanno tutti. Quindi se ci lasci o se ti lasciamo, torni semplicemente al tuo status originale, come tutti. Quindi non ci frantumare i coglioni come la macchina spacca sassi che scava il tunnel della TAV.

Sono incazzato per quelli come il mio amico, che devono fare i conti per venire a mangiare una pizza, perché alla crisi si è aggiunta quella gran zoccola della ex moglie (appunto un certo tipo di donna), di famiglia ricca, con un buon lavoro ed un nuovo compagno ancora più ricco.

Io vorrei che si cominciasse a parlare della cattiveria, del rancore, della vendetta e del cinismo con i quali certe donne si accaniscono contro l’uomo. Non un certo tipo di uomo, ma qualsiasi uomo, perché loro sono come l’ebola, non guardano in faccia nessuno.

Vorrei che si parlasse di certe donne alle quali trasmissioni tipo Forum hanno farcito la testa di cazzate e che, in virtù di una presunta sacra investitura, pensano di essere depositarie di verità e giustizia, quando invece nella vita domestica vessano l’uomo con atteggiamenti psicologici di prevaricazione, provocazione e umiliazione. Tutto questo senza che l’uomo si possa difendere, perché se lei è violenta o gli tira i piatti e lui la denuncia, i carabinieri gli rideranno in faccia!

L’unico (si fa per dire) rischio che corrono, è quello di trovare un certo tipo di uomo (delinquente, psicolabile, assassino, coglione, fate voi). Ma se sono state abbastanza scaltre,  e hanno scampato il pericolo, si son create la situazione ideale per andare da un avvocato, allo scopo di riscuotere gli interessi. Mi seguite?

Bene, mie care misandriche, adesso sparate pure sul pianista.

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14 pensieri su “Seeh… e poi sono io, il misogino

  1. Facciamo così, io non sparo ma non condivido il modo perché hai sverniciato con troppa superficialità argomenti troppo seri dove la statistica parla chiarissimo. Vedi la violenza sulle donne. Non voglio ora entrarci perché usciremmo dal seminato. Soldi. Di questo si parla. Sverniciamo, anche se qui saremmo teoricamente in topic anche la grandissima percentuale di padri che si separano (per scelta presa o subita) e si dimenticano di aver dei figli, a volte economicamente, a volte purtroppo anche umanamente è veniamo al tuo punto. Io sono d’accordo con te. Francamente troverei più corretto che gli alimenti agli adulti fossero dati solo in poche occasioni e ben studiate e per tutte le altre, gli adulti, dovrebbero rimboccarsi le maniche e lavorare. Ci sono però una marea di situazioni particolari che andrebbero a creare un’eccezione al mio assunto. Su tutte il tenore di vita, i figli non dovrebbero risentirne (questo lo stabilisce la legge), ma anche il compagno/a laddove senza figli. Le situazioni limite sono tante, i padri separati è vero che sono spesso una categoria che si impoverisce, credimi però che è stracolmo il mondo di donne che si crescono la prole da sole e contemporaneamente fanno più lavori per arrivare a fine mese. Il qualunquismo e i luoghi comuni sono il marcio di questa vicenda ( come di svariate altre), vero è che la donna è sulla carta più tutelata nella separazione, soprattutto nel suo ruolo di genitore e questa a parer mio è un’aberrazione. È complesso sviscerare un argomento in una commento ad un post, però sono aperta al dialogo laddove tu volessi puntualizzare. Buona giornata.

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    1. Io ho buttato giù uno sfogo, limitandomi solo ad un aspetto, che non è una regola. Le tue considerazioni sono pertinenti, concordo. Questo post non sviscera e non vuole sviscerare (sarebbe stupido).
      Una cosa forse la dice: che ogni situazione ha una sua storia e che da ambo le parti non dobbiamo farne una questione di genere e che si può soffrire da ambo le parti. Non finirò mai di ripeterlo.

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      1. Assolutamente sì. Si può fare una questione di genere per altri argomenti dove la disparità è provabile, anche se poi, come facevi notare tu prima, il rischio è sempre la discriminazione e un giudizio falsato. Nella separazione le situazioni vanno valutate caso per caso.

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  2. Nel mio caso, potrei raccontarti di un uomo che mi ha chiesto di rinunciare a tutto il poco che avevo, alla possibilità di avere vicino una persona che mi aiutasse con la bambina, promettendo che si sarebbe sempre occupato di noi e che non sarebbe mancato nulla, salvo poi fare di tutto per convincermi che non avrei mai trovato lavoro e lasciarmi un anno dopo. E siccome la mia situazione economica era molto meno buona della sua e non volevo rischiare di perdere la bambina, quando finalmente ho potuto pagarmi un affitto (e me ne sono andata io) ha preteso che la bambina stesse con lui tre giorni a settimana e così non mi ha mai dato un soldo, se non parte delle spese della bambina (vestiti e giochi esclusi ovviamente, paga solo per baby sitter e mensa scolastica). E quello che lei racconta di come il padre la tratta, più da oggetto da esibire che da persona, non è il massimo…

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      1. No aspetta, io su quelle promesse di amore eterno ci ho creduto ma ho i piedi piantati per terra e concordo con Ed qui sotto. Io ho preso decisioni immense su promesse pratiche del post separazione, dal ci sarò sempre per te a ti darò questa cifra ogni mese SE. Ora la mia esistenza è un gran casino e io non ho armi, quindi sì, bisognerebbe fare attenzione a promettere. E sai cosa, quando ho chiesto conto lui mi ha detto bello come il sole: ah ma io avrei anche voluto farlo, ma non riesco …

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  3. Per restare (forse) totalmente dentro i confini del post – e, ok, anche per svaccarla un pochino – si può notare come il problema non sia assolutamente la differenza di genere, né le caratteristiche peculiari di determinate persone, bensì il matrimonio stesso.
    Tolto quello, considerando i “separanti” come persone intelligenti – probabilmente sarebbe meglio dire “sensibili” -, ci sarebbero molti meno problemi. Quantomeno legali.
    Piuttosto che istituire il divorzio, ho iniziato a pensare che sarebbe stato meglio abolire il matrimonio.
    Sennò è un controsenso: tutti felici il giorno delle nozze per un’eterna unione, con postilla della possibilità di separarsi a parte. Non so. E preciso dicendo che non sono contro il divorzio, ma che è proprio questa specie di farsa del “per sempre insieme” che non dovrebbe esserci.
    Siamo esseri finiti (mortali) che si riempiono di balle riguardo l’immortalità di alcune cose. Il matrimonio penso sia una di queste. E poi si finisce a odiarsi, a usare i bambini come pedine di scambio, a chiedere alimenti che non stanno né in cielo e né in terra, a farsi i dispetti boicottando il compleanno dei figli, negando la possibilità ai genitori del marito/madre di turno di vederli.
    Penso che sia tutto frutto d’una decisione presa per abitudine sociale, perché a una certa età, si dice, “se non ti sposi, che fai?”. Solo che le cose fatte perché è costume diffuso non finiscono mai troppo bene.
    Sì, mi sono un po’ lasciato prendere, sono un po’ fuori tema.
    Chiedo venia!

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  4. Anch’io in parte la penso come te: se non ci sono figli, ognuno deve andarsene per la sua strada e tanti saluti. Non vedo perchè si debba mantenere a vita l’ex che non lavora (cioè: che lavora in nero!).
    Se ci sono figli è giusto tutelarli (solo i figli! E si contribuisce entrambi!) e penso che sia giusto che stiano con la madre, ma purtroppo molte donne se ne approfittano.
    Se ti raccontassi la situazione di mio fratello…..! 😥 Roba da film. Roba da pazzi. Richieste illegali, ma comunque soddisfatte grazie a minacce di denunce truffaldine: ha simultato anche di essere stata picchiata e poi ha detto “se non mi dai i soldi vado a denunciarti”; secondo te a chi avrebbero creduto?

    Altre volte le donne sbagliano in buona fede: nell’istinto femminile c’è molta tendenza a dare per scontato che l’uomo debba supportarle, che ogni colpa (per qualunque cosa) debba addossarsi all’uomo, ecc. Anche quando una storia finisce e inevitabilmente entrambi hanno la sensazione di aver buttato via anni di vita che non tornano più, l’uomo dice “mea culpa, ma ormai è andata così” mentre la donna tende a sentirsi il diritto di avere una sorta di risarcimento per questi anni buttati.
    Questo succede a tutte, anche alle donne più oneste, anche a quelle che al momento del matrimonio mai e poi mai avrebbero pensato che avrebbero agito così.
    Belle, irresistibili, dolci e calde… come le sirene!

    Poi ci si mettono pure i giudici: a nessun giudice importa del padre. Vada pure a dormire in stazione, mangi pure alla mensa della caritas. Chi se ne fotte? Questa cosa mi ricorda molto certi tipi di insetti: tra le mantidi religiose il maschio serve solo per il seme, poi viene mangiato; nelle api (questa me l’ha detto uno che le allevava) il maschio che riesce a raggiungere la regina e la feconda poi ci lascia le penne.
    E’ così: siamo anche noi animali e l’uomo serve per il seme, per la protezione della tana e per l’approvvigionamento del cibo. In poche parole è di servizio alla donna, mentre per secoli s’è pensato il contrario.
    Considerando la tendenza di questa società a privilegiare i deboli fino a ottenere un ribaltamento della discriminazione (tutto gratis a extracomunitari, posto di lavoro statale ai carcerati, ecc) chissà dove finiremo!!!!

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  5. Il problema non è la differenza tra forme che istituzionalizzano o meno una unione. Il problema sta in come tali forme vengono declinate da ciascuno. Mai come in questo caso l’espressione “misurar del proprio il cuore altrui” è calzante. Ho esempi tutti diversi per fortuna… solo qualche caso infelice… il problema è il peso che si da alla questione del convivere… e in questo ho cognizioni di causa… non esiste differenza di genere nella superficialità!

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