Adulterio all’italiana (adulti)

adulterio

L’Ing. Pagano prendeva il treno tutte le mattine, per recarsi dalla Provincia Granda al capoluogo, dove lavorava in una grande azienda metalmeccanica. Nonostante in precedenza fosse stato un valido venditore della Folletto, aveva successivamente preferito un posto più sicuro e qualificato: un lavoro da tecnico di eccellenza, quello per cui aveva studiato.

Sposato con una bella e formosa giovane signora, figlio di un maresciallo degli alpini – cosa che su al nord ha ancora un significato – faceva parte di un coro e alle cene d’ufficio, dopo qualche bicchiere di vino, ci trascinava a cantare le canzoni di montagna.

Gli abitanti di un paesino come il suo, sono lo stereotipo della gente borghese e benpensante del “si fa ma non si dice”, dove bisogna mostrarsi bigotti e timorati, anche se poi, come dimostrano le cronache “così fan tutte”.

La mattina, al caffè, ci raccontava delle piccanti avventure con le casalinghe a cui aveva venduto gli aspirapolvere e delle ragazze abbordate sul treno la mattina. Oppure, di quando, dopo aver dormito a casa dei futuri suoceri, si alzò ancora assonnato, per dirigersi al bagno e, nella semioscurità della camera, intravide delle procaci terga femminili, chine nel frugare dentro il cassettone.

Senza esitazione ci appoggiò il palmo aperto della mano, insinuando il medio nel taglio delle natiche, alla ricerca delle calde e tenere carni della fidanzatina. Ma, al posto di un tenero mugolio, udì la matura, maliziosa e compiaciuta, voce della suocera: “Se cerchi la tua fidanzata, è in cucina a prepararti la colazione…”. Cose che capitano.

In realtà l’Ing. Pagano era un marito fedele, che si limitava alla fantasia, e lo riconosceva. Non era uno di quelli che si vantavano: anzi metteva in evidenza gli aspetti buffi delle sue vicende.  Del resto, si sfogava con la moglie: lì, non lesinava descrizioni di dettagli e acrobazie erotiche. Ma un brutto giorno, arrivò in ufficio col volto cupo e confessò: “Mia moglie non mi fa più i pompini!”. Il silenzio gelò il manipolo di colleghi: era davvero una brutta notizia…

Iniziarono le disamine, poi i giorni passarono, ma la signora si scaldava a tempi alterni e sempre più di rado: un po’ come le vetture a cui è impazzita la centralina elettronica. Fu così, che l’ingegnere, affetto dal vizietto di frequentare le chat, alla ricerca di evasioni virtuali, decise di coinvolgere la consorte nel gioco.

Una sera, quindi, si mise  al computer con lei e la fece affacciare a quel mondo. Gli uomini, ovviamente, furono attirati come api sul miele ed iniziarono così delle conversazioni piccanti, presto arricchite dall’uso di aggettivi forti e descrizioni di cosa la signora stesse facendo o introducendo nelle proprie intimità, mentre stava davanti al PC.

L’ingegnere assisteva, suggeriva e si eccitava per quanto la moglie si mostrasse – con rispetto parlando – “porca”. Lei, dal canto suo, pareva come certi mostri dei cartoni giapponesi, perché dalla innocua Bianchina di Fantozzi, si era trasformata nell’aggressiva Ferrari 430 di Miami Vice. Ma le vetture da corsa, si sa, bisogna saperle guidare, altrimenti ci si schianta.

Nel giorni seguenti, l’Ing. Pagano tornò l’uomo brillante di sempre e la signora Pagano, una star del sesso e delle riviste per scambisti: lui ci mostrò anche le foto pubblicate sulla rivista di settore, con tanto di strisciolina nera sugli occhi.

Un giorno, però, ritornò con lo sguardo sconvolto dei momenti più bui: “Mia moglie chatta di nascosto da me.” La morbosità dei colleghi fu sopraffatta dall’angoscia, che l’inquietante scoperta aveva scatenato, e la codardia si fece persona, perché si resero conto che quella tragedia avrebbe potuto colpire chiunque di loro.

L’ingegnere, tolta la tuta da metalmeccanico, aveva indossato quella da pilota e portato la vettura da corsa al limite delle prestazioni, ma adesso non riusciva più a tenerla in strada. Il team tecnico, che lo aveva acclamato ed esaltato fino a quel momento, stava di fronte a lui avvolto da un silenzio marmoreo, senza sapere che fare per rimettere in assetto la vettura.

Ora era la moglie a comandare il gioco, a imporgli le regole e lui aveva paura: paura di perderla. “Mia moglie è diventata una troia ninfomane” ci disse una mattina. Così ci raccontò che la sera appresso l’aveva scopata a stantuffo, mentre l’amico di chat ascoltava dall’altra parte della cornetta telefonica i vocalizzi lascivi della fedigrafa.

Cercò di parlarne con lei, ma ella pareva Mrs. Hide in gonnella, pardon, in guepierre e reggicalze. Non voleva saperne di smettere, anzi, gli confessò che continuava a sentire l’altro. “Ma allora, sei diventata una puttana!” “Sei stato tu a spingermi ed ora ho scoperto che mi piace. Anzi, sai che faccio, vado da lui, vado a Milano e mi faccio scopare mentre tu ascolti al telefono.” “Tanto non avrai mai il coraggio di farlo. Se proprio vuoi, ti ci porto io alla stazione!” Concluse lui lanciando il guanto di sfida.

Va detto, che proprio in quei giorni, si svolgeva a Milano il raduno degli alpini e, come di consuetudine i compaesani del “vecio” Maresciallo Pagano – papà del nostro – si recarono là per bere, cantare e festeggiare, ma con la promessa di raccontargli tutto quanto al ritorno.

Fatto sta, l’indomani mattina, l’ingegnere accompagnò la moglie alla stazione, mettendola sul treno per Milano; così, il lunedì mattina successivo, nei bar del paesino della Provincia Granda, fu celebrata la partecipazione della giovane nuora del Maresciallo al raduno degli alpini, perché fu vista mentre veniva accolta alla stazione – non dalla banda – ma da un aitante alpino, dalla “lunga” penna nera.

Questa storia è capitata davvero ad un mio amico “barotto”, che a Torino significa ragazzo di campagna. Ma noi non sentiamoci sollevati, se abitiamo in una moderna metropoli, perché in fondo, viviamo tutti – chi più, chi meno – in una “provincia” benpensante, sia essa il condominio, il quartiere, la parrocchia, la palestra o l’ambiente di lavoro.

Oggi il mio amico l’ho perso di vista; chissà se alle cene e dopo qualche bicchiere di vino, canta ancora le canzoni degli alpini:

“Sul cappello che noi portiamo
c’è una lunga penna nera…

Su pei monti che noi saliremo
coglieremo stelle alpine
per portarle alle bambine
farle piangere e sospirar…”

Come volevasi dimostrare.

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6 pensieri su “Adulterio all’italiana (adulti)

  1. Da una parte puzza di storiella tipicamente raccontata dagli anziani tra la Messa mattutina e quella pomeridiana, con lo scopo di spaventare le coppie giovani e focose, frenando così sul nascere gli eventuali desideri strani (e quindi inaccettabili).
    Dall’altra ho sentito anch’io di coppie che si sono rovinate con il gioco dello scambismo &simili. Altre invece lo vivono benissimo.
    Mah…
    Secondo me (non ho esperienza di scambismo, ma di vita di coppia in generale sì) ha sbagliato lei a chattare di nascosto (se la complicità viene a mancare, è un tradimento come tutti gli altri) e lui in seguito a sfidarla.
    Nella coppia occorrono sempre dialogo, complicità e rispetto.

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    1. Io mi sono confrontato con certe tentazioni e poi mi sono posto un limite, rinunciando ad esplorarle senza rimpianto alcuno – sia chiaro – e scegliendo i sentimenti veri e l’esclusività. E ho avuto ragione. Queste persone confondono fantasia e gioco con la realtà.

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