Faccio l’opinionista

opinionista

Leggendo qua e là nei vari social, osservo, ascolto e cerco di immedesimarmi nell’animo di chi scrive. Non è facile, perché nella maggior parte dei casi si tratta di persone più giovani o molto più giovani di me.

Non vi dirò la cretinata che lo faccio per sentirmi sempre giovane, vi dirò, invece, che è un modo per cercare di capire come stiamo cambiando. Del resto, di cambiamento, anch’io ne sono stato artefice a suo tempo.

Insomma ad ogni “giro” si cambia qualcosa ma, come diceva Jovanotti: “i ragazzi non si fanno vedere, sono sfuggenti come le pantere e quando li cattura una definizione il mondo è pronto a una nuova generazione”.  Mai riflessione fu più azzeccata, perché ognuno appartiene al proprio tempo.

Il mio è un gioco, come osservare la gente che passa mentre stiamo seduti al tavolino di un bar. Non costa nulla, rilassa, diverte e lo si fa senza malizia. Tranquilli, finito il caffè mi alzerò e nemmeno mi ricorderò ciò che ho detto, tornando a farmi i cazzi miei.

Allora, partiamo da quelli che hanno dai venti ai trent’anni, pieni di energia e di convinzioni. Fanno tenerezza, ma ti danno una grande carica.

Il bello è, che non precedo mai la prima lettura andando a vedere il profilo della persona. Quindi, la prima impressione è assolutamente istintiva e dopo capita di scoprire che ha solo sedici anni, anche se ciò che scrive non lo lascia intendere immediatamente. Questi, forse, son gli stessi che leggo – con hanno qualche anno in più – immaginandoli over quaranta; salvo scoprire che sono intorno ai trenta.

Mi chiedo se nella vita riescono a godere della – per me rimpianta- spensieratezza di quel tempo. Mi preoccupa pensare che non siano cresciuti in modo graduale, ma d’un botto, rischiando di fare la fine di un palazzo costruito troppo in fretta. Speriamo di no.

Poi ci sono quelli dai trenta ai quarantacinque, i più facili da stanare, perché, abbandonate le certezze, naufragano nella masturbazione cerebrale più sfrenata. Roba che, valesse lo stesso concetto di quella corporea, sarebbero tutti/e a far gruppo con Ray Charles e Stevie Wonder.

E poi arriviamo ai miei coetanei: disincantati e un po’ disfattisti, pontificatori convinti di sapere tutto. Che dire, per loro lasciatemi fare il difensore d’ufficio: portano spesso gli occhiali ma al di là della spocchia, vedono realmente un po’ più lungo.

Il rovescio della medaglia è che il vedere troppo lungo può far diventare rinunciatari. Perciò fa bene leggere quelli più giovani, perché è grazie a loro che il mondo andrà avanti ed evolverà, magari con qualche scivolata, ma lo farà. Loro conoscono la vera direzione, solo che la percorrono per caso.

Ora i trenta-quarantenni si inalbereranno, perché per loro ho avuto solo critiche. Ragazzi, rideteci sopra. Che dovrei dire io, che dalla vostra fase manco ci sono passato, se non, meramente, dal punto di vista anagrafico?

Perché io i sedici anni li ho portati fino a trenta. Cioè, non è che giocavo con le formine di sabbia, ma insomma… ci siamo capiti. Poi, di quello che succedeva fra i trenta e i quarantacinque, non ho avuto il tempo di accorgermene, impegnato com’ero a giocare la partita, cercando l’occasione di fare gol, lottando su ogni pallone, sui duri campi della provincia.

Un po’ come quei calciatori che fanno una lunga trafila nelle serie minori e poi vincono il campionato. No, non ero un fuoriclasse e nemmeno un mediano come quello di Ligabue: piuttosto un attaccante umile, generoso e rognoso, che si sacrifica per la squadra e specializzato nei gol di rapina.

Insomma, sembra che tutta la mia vita sia stata concentrata lì. Parlo di lavoro, divertimento e donne. Oddio, nel lavoro me la sono cavata e per quanto riguarda il resto, come dicevo, la bacheca non è quella del Real Madrid, ma qualche trofeo dentro c’è l’ho messo…

Oggi, le mie scarpette chiodate – soprattutto per ciò che riguarda le donne – le ho mestamente appese al chiodo e forse è meglio così, perché non c’è niente di più triste delle partite del cuore. Le avete mai viste? Con quei vecchi campioni grassi, canuti, stempiati, al passo di bradipo… che squallore.

Mi resta solo l’esperienza, che serve per fare come certi personaggi della TV: sparare cazzate e definirsi opinionista.

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26 pensieri su “Faccio l’opinionista

  1. “Poi ci sono quelli dai trenta ai quarantacinque, i più facili da stanare, perché, abbandonate le certezze, naufragano nella masturbazione cerebrale più sfrenata. Roba che, valesse lo stesso concetto di quella corporea, sarebbero tutti/e a far gruppo con Ray Charles e Stevie Wonder.”
    Bom … ridiamo per non piangere 😉

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  2. Buongiorno caro Papillon, caro quasi mio coetaneo (6/6/1964), siamo nati in un’altra direi epoca, siamo di un’altra generazione, nella quale ci si divertiva con le barbie ed il bigliardino. Siamo noi quelli che una domenica sì e una no epr via dell’austerity giocavamo a palla in strada ed eravamo ben felici di farlo! Noi siamo quelli che hanno potuto vivere giocando con il monopoli, i trenini elettrici, la bambola Furla ed il dolce forno. E non continuo l’elenco perchè ne vorrei fare un post tutto mio, prendendo spunto dal tuo di stamattina per me molto bello ed interessante. Noi cinquantenni un pò tronfi di eseprienze, un pò senza reali e maestose esperienze, siamo però quelli che potrebbero spiegare ai giovani d’oggi, cioè ai nostri figli (io ne ho uno maschio di venti e la femminuccia di nove..)come ha girato il nostro mondo. Come gira oggi invece ce lo stanno dimostrando loro e ci stanno facendo vedere quanto si annoiano. E se annoiano sono guasi seri, potrebbero infilare una pompa d’aria nell’intestino di qualche ragazzino un poco in carne. Mi auguro non siano la maggior parte, ci sono anche quelli seri, a posto, che ancora ascoltano i genitori e cercano la loro strada in modo pulito e meritocratico. Aiutiamoli, stiamo loro vicini, diamo loro supporto e consigli, pochi e mirati. A sbagliare siamo bravi tutti, a fare bene ci vuole molta forza di volontà ed equilibrio. Certo che se proseguiremo su questa strada irta di vetri, lasceremo a loro un’eredità troppo pesante da supportare e loro, a mio avviso, fragili, emotivi, deboli, cresciuti con gli omogeneizzati e con la Nintendo, non sono strutturati per combattere su questo ring pieno di trabocchetti. Questo è il mio pensiero, simpatico ultra cinquantenne. Ricordati che persone come me e come te, hanno fatto un bel pezzo di storia, di questo possiamo anche vantarcene. Anzi sai cosa ti dico? Potremmo anche ballare un lento insieme, come un tempo, in discoteca al pomeriggio…Ti va? Fabiana.

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    1. Condivido la tua analisi e i dubbi che sollevi. In realtà entri nel campo dell’educazione. Io non sono genitore, ma ho la sensazione che la mia generazione abbia sbagliato qualche cosa, nel tentativo di proteggere eccessivamente ed edulcorare. Soprattutto nel cercare sempre di giustificarli ed esentandoli dalle responsabilità dei propri errori, fin dalle piccole cose della scuola. Mi fermo qui: questo è un territorio che non conosco. E’ sempre un piacere.

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    1. Beh, ti dirò! Se sei un uomo devi aspettare il tuo turno, poi ballerò anche con te molto volentieri un lento. Se sei una donna il lento non lo ballo e lo chiedi a Papillo. I balli di gruppo fin che vuoi. anzi! Vi aspetto tutti quanti e numerosi nel mio salotto: ho già acceso la musica e preparato i tramezzini ed il Martini bianco con l’olivetta. Che ne dite? Cinquantenni sì, ma di grido perbacco!!

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  3. Hai perfettamente ragione! fare il genitore è difficilissimo, si ha spesso paura di sbagliare le mosse,è molto più facile dire dei sì che dei no, ma ogni volta che diciamo sì dobbiamo pensare alle conseguenze future.Non bisogna perdonare i guai che combinano,non tutti comunque,iniziando dalla scuola materna con i dovuti metodi in base all’età che hanno naturalmente. Non condivido le punizioni corporali come usavano un tempo, ma altri tipi di segnali: proprio in questi giorni in classe dalla mia bimba piccola (anni 9) un suo compagno le ha deliberatamente tagliato le bretelle o cinghie, dello zaino nuovo appena acquistato! L’altro zaino,aveva fatto due anni e mezzo di peso si libri, ed era morto di morte naturale, morale: i genitori nemmeno una telefonata a noi, la maestra ha parlato con loro dell’accaduto, poi se n’è risentita lei stessa perchè ora il bambino le porta il muso! Ma se iniziamo a nove anni a fare questi gesti di maleducazione, a farci intimidire perchè sei andato a fondo ad un episodio di classe, ed era tuo dovere farlo, non hai le palle per fare l’insegnante? Quando sarà alle superiore dove andremo a finire? Atti di bullismo, maleducazione cioè cattiva educazione da parte di noi genitori, ovunque accompagnano i nostri percorsi scolastici, soprusi anche e soprattutto tra le femmine, molto più malefiche e “furbette”! Non è una cosa da galera, per carità, però i segnali da parte dei genitori occorrono! Ti posso invitare, oltre che a fare un lento e non mi hai risposto se la cosa ti aggrada oppure no… a leggere ciò che pubblicherò tra pochissimi minuTI? Saluti e complimenti per il seme gettato che darà la possibilitò di discorrere a 360 gradi di questi argomenti importanti ed interessanti. Fabiana Schianchi. E intanto in italiano ed in matematica, siamo indietro “come la coda del maiale”…..

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  4. Ops, ma davvero siamo così facili da stanare???????? 🙂 Io appartengo come avrai capito alla categoria trenta/quarantacinque ed è vero siamo quelli che ci facciamo troppe seghe mentali! La tua analisi è giusta, simpatica, ironica ma anche malinconica. Buona giornata! Luna

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  5. Tatatatata … tana! 😦
    Porcapaletta Papillon invece di aspettare l’onda giusta per fare il tuffo verso la libertà ti sei messo a far le pulci!
    Eccheca…spita! 😉
    Però … hai scritto un bel post, un post soprattutto “vero”. Te lo devo.
    Giusto così, alla tua età si è saggi opinionisti e nulla s’impara, tra le righe s’insegna, si corregge, si sostiene. Si sorride sotto i baffi anche se non ci sono, si tirano su gli occhiali che scivolano sempre sul naso e si parla dei giovani. Con la tua esperienza vedi realmente un pò più lungo e tifi per loro anche se sbagliano a calciare un rigore. Sei esperto della materia, in fondo.
    Con questo articolo hai tirato un pò le somme, mi sono commossa a leggere quanta strada è stata fatta, quanto cammino riesci a raccontare con splendida ironia. 😆
    un abbraccio
    Affy

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  6. non so tu ma io di anni ne ho 57,
    la tua analisi la sottoscrivo ma forse, dico forse, ne manca un pezzo, noi a 30anni eravamo costretti ad essere uomini, oggi a 40anni si è ancora ragazzi, in tutto, nella testa, nel look, nel modus vivendi e nel carico delle responsabilità, ovviamente con le dovute eccezioni. Il processo di maturazione è stato, per una infinità di motivi, procrastinato di un ventennio. Non credo che gli over50 tendano a pontificare, oddio, se hai passato mezza vita girando il mondo e fai da decenni un mestiere che ti porta a dover osservare le evoluzioni sociali e a sguazzare nella comunicazione, magari qualcosa da dire in più ce l’hai. La nostra, la mia, è l’età della riflessione, quel riflettere che dovrebbe veramente consentire di vedere lungo. Lasciami aggiungere una categoria senza età, la più numerosa, in tutti questi lunghi anni di blog ho rilevato una diffusa tendenza, molti, moltissimi, hanno l’abitudine di prendere se stessi come riferimento sociale, questo è molto limitativo, rende, appunto, miopi e sfalsa le unità di misura.

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    1. Ne ho 53. Ho usato il termine pontificare, riferito alla nostra categoria, perché mi pareva brutto fare ironia solo sul gli altri. io stesso a volte mi chiedo come faccio a sentirmi così presuntuosamente sicuro di certe cose… quindi ci stava. Per il resto concordo pienamente con te.

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  7. 😀 Io sono nella fascia 30-45, ma di seghe mentali me ne faccio meno di quando ero adolescente.
    Anzi, sparite le illusioni della gioventù (e le tristezze di quando si scopriva che erano solo illusioni), ora sono nella fase in cui mi cullo tra le onde della vita, pacioso, gaudente e consapevole che la vita è imprevedibile e sconosciuta come l’oceano.

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