Copa do Mundo de Futebol

10 - Cristo è Azzurro

Recentemente ho sentito di una polemica, relativa ad una pubblicità mandata in onda dalla RAI, dove si vedeva il Cristo Redentore di Rio de Janeiro, con la maglia azzurra numero 10 dell’Italia. Immagine molto evocativa dal punto di vista sportivo e della goliardia dei tifosi.

Critiche sono arrivate anche dal Brasile, tant’è che la pubblicità è stata censurata.

Io ho un motivo in più per parlare di Brasile ed un legame particolare con esso,  che ne fa la mia seconda patria.

In Brasile dicono: “Deus è brasileiro”. Ora, posso io accettare lezioni di umiltà e opportunità da gente così presuntuosa? No.

Colgo quindi l’occasione per sfatare il mito dei brasiliani allegri, spensierati e disponibili allo scherzo.

L’allegria spesso nasconde una tristezza e un inquietudine di fondo che non ha pari. Basti pensare ai testi delle canzoni, anche d’autore o alla letteratura del Brasile (per quel poco che conosco, ovviamente). Dietro la spensieratezza c’è, a volte – purtroppo – la fuga da una realtà, che non offre alternative.

La disponibilità allo scherzo, invece va in una sola direzione, infatti si sono subito offesi per il video in questione.

Sono sempre pronti a “prenderti letteralmente per il culo”, salvo offendersi non appena tu accenni una battuta verso di loro. Atteggiamento tipico di tutti i grandi paesi, dall’orgoglio nazionale smodato: una sorta di grandeur, perché “no Brasil qualquer coisa é – per loro – o melhor do mundo“.

Guardate, ad esempio, la pubblicità della birra Skoll come tratta Baggio: quello sì, uno dei migliori giocatori del mondo! Ma noi sappiamo sorridere (infatti a me fa schiantare).

Del resto, non dimentichiamolo, il Brasile è stato un impero (oltre che una dittatura, in un più recente passato) e mi risulta essere anche l’unica colonia ad aver superato la madre patria (Portogallo) in economia e prestigio.

Per tornare al Cristo, almeno lui, non si sarà di certo offeso per così poco. Anzi, avrà sorriso anche lui.

Ironia della sorte, l’azienda per cui lavoro, ha una delle sue teste in Brasile e già sono cominciati gli scambi di e-mail e sfottò, dove loro, con la solita spocchia, parlano – dall’alto dei loro cinque titoli mondiali.

L’Italia non vincerà il mondiale, ma noi ci stiamo preparando, perché loro – come al solito – pensano di avere già vinto.

Per questo (se Blatter consentirà lo svolgimento regolare), noi pensiamo che non sia scontata la loro vittoria, così, il mio collega Alex, detto il “Moggi” del calcetto del Mercoledì, ha già pronta nelle bozze di Outlook, la risposta da inviare, in caso di loro sconfitta: “Avete fatto la figura dei pagliacci, peccato che non sia carnevale!”

E se vincono? Cadrà il server e noi saremo off-line. E se invece vincessimo noi? Mi toccherebbe passar la notte fuori casa, non per i festeggiamenti, ma per evitar le botte!

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