La ghigliottina

italia sgretolata

Domanda

Indipendentismo, Genny ‘a carogna, la Festa della Repubblica,  l’Adunata dei coscritti di naia.

Cosa sta farneticando, direte voi. Un momento: avete presente il gioco della ghigliottina di RAI 1? Ecco, bisogna indovinare, che cosa lega tra di loro, questi quattro argomenti, così distanti.

Prima di rispondere, però, devo spiegare cosa frulla nella mia testa da parecchio tempo e a cosa mi riferisco, per ognuno di essi.

◊ ◊ ◊ ◊

Indipendentismo

Quel fenomeno, prevalentemente settentrionale, che prende varie forme politiche, basato sul concetto della difesa del proprio privilegio economico. Quando, magari, la propria fortuna si è costituita proprio sfruttando coloro, che vogliamo scaricare: gli immigrati dal sud ieri, gli extracomunitari oggi.

Genny

Il simbolo dell’impunità, della delinquenza e del malcostume: da non strumentalizzare, certo, me nemmeno da usare come movente del vittimismo.

In particolare, quest’ultimo atteggiamento, sembra giustificare il comportamento del personaggio e ne fa il simbolo di un oppressione: perché la colpa è sempre e solo degli altri e a noi non tocca alcuna responsabilità. Allora, tutti in curva a gridare con Genny, prestandosi così all’equazione – infondata – “Genny uguale meridionali“.

Festa della Repubblica

Trascorsa da pochi giorni, non tutti la rispettano, perché non riconoscono il valore dello stato.

Non per una ideologia, ma semplicemente perché lo stato è assente, lo stato non ci aiuta, lo stato ci opprime o lo stato è mafioso; questi non sanno, che lo stato siamo noi (e sono loro), che ovunque una società si organizzi, esiste uno stato, con lo scopo di garantire il necessario ordine sociale, perché nemmeno in famiglia, si può convivere senza regole. Semmai sono gli uomini (che magari abbiamo eletto) ad ingannare lo stato, cioè noi.

Adunata

Rivedere i miei coscritti di naia, è stato uno dei più bei momenti degli ultimi anni.

C’è chi dice: “la naia è un anno perso”: può darsi, ma se trenta “ragazzi” (si fa per dire), le cui vite sono distanti fra loro, sentono di rivedersi – dopo trent’anni – lasciando per un giorno le proprie famiglie, evidentemente non è solo nostalgia.

In questo c’è qualcosa di profondo, che si chiama senso di appartenenza, cresciuto perfino nei cuori di un gruppo di militari amministrativi, scaglioni dall’ottavo/’80 al terzo/’81. Figuriamoci cosa può essere per corpi cazzuti come gli Alpini o i Bersaglieri e per tutti coloro, che vivono esperienze forti, in qualsiasi settore, magari di volontariato e aiuti vari.

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Lo status quo

Antonio Gramsci diceva: “L’unità d’Italia non è avvenuta su basi di uguaglianza, ma come egemonia del Nord sul Mezzogiorno, nel rapporto territoriale città-campagna. Cioè, il Nord concretamente era una “piovra” che si è arricchita a spese del Sud e il suo incremento economico-industriale è stato in rapporto diretto con l’impoverimento dell’economia e dell’agricoltura meridionale. L’Italia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole, riducendole a colonie di sfruttamento”.

Ciò che afferma Gramsci è, secondo me, il movente che anima il disagio, percepito dai cittadini relativamente ai primi tre argomenti, che ho descritto sopra. Si tratta, sempre secondo me, di un errore di fondo, che ha impedito la crescita culturale del nostro paese.

La storia dell’umanità è sempre stata mossa da interessi, che si fanno scudo di ideali (e di coloro che ci credono), per raggiungere i propri obiettivi.

Non è buono, non è giusto, ma è così: il contrasto culturale ed economico del nostro paese, semmai, è stata una conseguenza dell’inadeguatezza del governo piemontese di allora, messo di fronte ad un fatto storico nuovo, direi, moderno.

Io ritengo, che la ricerca della contrapposizione di campanile per ragioni economiche, di classe tra ricchi e poveri, di cultura tra settentrionali e meridionali, non funziona e non porta soluzioni, se non attraverso la prevaricazione o l’imposizione di una fazione sull’altra.

Così scopriamo, che gli Italiani sono un popolo ammalato, lungo tutto lo stivale, della stessa malattia, costituita dalle due faccie della stessa medaglia: l’egoismo e il vittimismo.

Nel tempo, gli uomini politici sono stati settentrionali – al servizio dei poteri economici – e meridionali – al servizio delle speculazioni e del malaffare – che, insieme, hanno relegato il sud  (povero e arretrato – non mi si tiri fuori la favola dei Borboni monarchi illuminati) all’arretratezza cronica. Cambiare tutto, per non cambiare niente: il resto è il perpetrarsi di uno status quo.

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Il futuro

Il servizio militare, sin dai tempi del Regno e della giovane Repubblica spediva i ragazzi a fare il soldato in regioni lontane per favorire l’integrazione, e la conoscenza. In fondo, in questo, qualcuno dimostrava di essersi posto il problema di formare uno stato e di guardare lontano.

Oggi, che il servizio militare non c’è più, mentre i problemi sociali stanno tornando, stiamo alimentando dei sentimenti di contrapposizione e intolleranza, molto pericolosi per le future generazioni.

Per coltivare e rinvigorire quel sentimento di solidarietà, che è caratteristica di eccellenza del nostro popolo, credo che i ragazzi dovrebbero tornare a fare un esperienza simile.

Non il militare, ma un servizio civile, in regioni lontane, per conoscere ragazzi di altre regioni e imparare l’educazione civica, il volontariato, la protezione civile, la conservazione ambientale. Magari anche all’estero, a livello europeo, dato che i confini del mondo moderno si sono allargati.

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Risposta

Forse così, fra altri trent’anni potremo vedere ancora un vigevanese e un napoletano che si riabbracciano, davanti ad una caserma abbandonata e fatiscente, come abbiamo fatto noi qualche settimana fa.

Un luogo dove hanno condiviso un anno della loro vita, quando avevano meno di vent’anni, imparando a stare con chi ha una cultura diversa dalla propria e ad avere -comunque – un senso di appartenenza comune al proprio paese.

In sostanza, tornare ad insegnare l’educazione a 360°, dovrebbe essere, secondo me, la risposta (magari ingenua) alla ghigliottina che sta spaccando il paese: invece, non ci conosciamo più – come ai tempi del Regno –  così, le piazze e gli stadi si popolano di violenza.

La storia passa, ma non va dimenticata, perché serve a costruire il futuro. Forse, dobbiamo darci una rinfrescata alla memoria e capire che non è tutto da buttare.

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4 pensieri su “La ghigliottina

  1. ‘Così scopriamo, che gli Italiani sono un popolo ammalato, lungo tutto lo stivale, della stessa malattia, costituita dalle due facce della stessa medaglia: l’egoismo e il vittimismo’.
    Quanta verità, quanta!

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  2. Condivido parecchi tuoi concetti espressi relativamente all’anno del militare e a quello che significa prima e soprattutto dopo. Parto dalla premessa che nella vita niente è inutile ed anche le cose che si fanno controvoglia o le esperienze negative servono sempre a qualcosa. Anzi sono proprio le situazioni che comportano sacrifici e rinunce quelle che più ti servono per formati caratterialmente ed umanamente. Ritrovare i vecchi “ragazzi” di trentatrè anni prima è stata un’esperienza “unica”, gratificante e piena di emozioni. Cercare di spiegarle è anche possibile ma viverle è senz’altro più esaudiente.
    Per la cronaca io sono il vigevanese…..

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