Scoprirsi di Torino

superga

Torino è storicamente un laboratorio che lavora, per vocazione, sotto voce.

Magari si fa soffiare le cose: moda, cinema, TV, Telecom e, a momenti, l’auto. Poi, l’operosità culturale, umanistica e tecnica e il carattere tenace della gente – tipico dei luoghi freddi – la fanno ripartire, per produrre nuove sfide e opportunità. Uno spirito, che viene da lontano, fin dai tempi degli antichi romani, quando qualche legionario si guadagnava le terre e si stabiliva qui. Questo ha alimentato la città e la sua regione, di nuove idee e di nuovi abitanti.

Favorita dalla posizione geografica, Torino, si trova in un crocevia di cultura e commercio, tra il resto della penisola e una parte dell’Europa, con la Liguria che fa da porta verso il mare. In futuro, quanto più queste distanze si “accorceranno” tanto più potremo avere opportunità di lavoro, come avviene già verso Milano e, domani, avverrà con la Francia.

Qualche anno fa, lo slogan “Torino on the move” – che mai fu più azzeccato – traeva parte del proprio senso, anche da tutti coloro che vennero a Torino per lavorare (ad esempio i miei nonni), fossero essi operai o persone più qualificate. Ciò accade ancora oggi, nonostante la situazione occupazionale nazionale sia drammatica; speriamo che questo sia il presagio di una nuova ripresa.

Sfatiamo il pregiudizio che Torino sia fredda e grigia: bisogna saperla guardare. Torino è amore per il territorio e per i suoi frutti, che ci deliziano in cucina e a tavola. Cito, per golosità, fra i tanti, i formaggi e il vino, ma sappiamo fare egregiamente anche la birra. Per provare, fatevi invitare a tavola… ah, ah, ah, sempre che siate bravi a raggirare la nostra tirchieria, che non è mancanza di generosità. Oppure, che siate capaci di vincere la diffidenza, semplicemente senza imbarazzare la nostra riservatezza, che non è presunzione, ma carattere e affidabilità.

Nesuno è perfetto. La definizione “falsi e cortesi”, un fondamento reale ce l’ha, ma ha anche un pregio, che vi piaccia o no. Quello di garantire la coesistenza sociale, senza la necessità di usare la prevaricazione e l’aggressività verbale.

Torino è passione: basti pensare alle olimpiadi, alla storia delle sue squadre di calcio e alle tante altre manifestazioni popolari, come i concerti, che la caratterizzano. Torino è cultura come gusto del piacere. Ammettiamolo, assomiglia più alla odiata Francia, che al resto d’Italia, ma in fondo, che c’è di male? Sì, è colpa dei Savoia e delle loro ambizioni, però ci è andata bene così,  ed è grazie a questo, che Torino ha una forte vocazione “europea”.

Ci sono persone che non conoscono – e non riconoscono – il contributo storico fondamentale del Piemonte e della sua gente, dato alla costituzione dello stato Italiano, in termini di ideali, di idee, di sangue e di lavoro, fin da quando era ancora un regno; ma non importa, noi lo sappiamo e tiriamo avanti, guardando a noi stessi. Perché noi siamo Piemontesi. Io penso, che sei Piemontese se sai usare il silenzio in modo costruttivo e sei Torinese, se sai essere cittadino del mondo, rimanendo con i piedi a terra. Io, mi sento così.

Ognuno di noi potrebbe continuare con le citazioni a suo piacimento. Io però, aggiungo ancora due cose: l’educazione e il rispetto, anche se farò sorridere qualcuno ironicamente. Sinceramente, mi dolgo di fronte al disfattismo strumentale e all’invidia: ci perdiamo tutti. Ci perde l’Italia. Perché, dopo avere viaggiato, in diversi luoghi del mondo e in diversi anni – nonostante il degrado che c’è stato anche da noi – considero Torino una città dove è bello vivere e una città civile, che mi fa essere orgoglioso di essere torinese.

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